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giovedì 26 Febbraio 2026
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Savoia – La vita è un Carnejal… e la Madonna della Neve

l mio ventisettesimo weekend consecutivo in giro per gli stadi, mi porta in una città che con il Dilettantismo c’entra poco e nulla. Torre Annunziata, provincia di Napoli, circa 40.000 abitanti e una storia ricca di orgoglio, tradizione, identità e appartenenza: il Savoia rappresenta tutto il popolo biancoscudato nonostante la categoria, dopo aver conosciuto per anni anche il professionismo.

Ma Torre Annunziata non è soltanto calcio. È una città che vive di simboli forti, radicati nel cuore della sua gente. Su tutti, la Madonna della Neve, patrona e riferimento spirituale di intere generazioni di torresi. Un legame viscerale, tramandato di padre in figlio, che ogni anno si rinnova tra celebrazioni, processioni e un senso di appartenenza che va oltre la semplice devozione. Qui fede e identità si intrecciano, proprio come accade con il Savoia: due tradizioni differenti, ma ugualmente profonde, che rappresentano l’anima autentica della città.

E per questo, dopo Reggio Calabria, ho scelto Torre Annunziata per la nuova tappa della rubrica “La vita è un Carnejal” con il mio sponsor Golix che mi spinge e mi supporta ovunque. E anche stavolta, devo dire, ci siamo divertiti parecchio.

Tradizione di una società che arriva dalla nobiltà

Il Savoia. Un nome e una storia che si fondono con l’identità di una città, Torre Annunziata, ma delle cui origini ci sono due ipotesi differenti. La prima è che deriva dall’incitamento dei soldati sabaudi “Avanti Savoia”, di cui i soci fondatori avevano fatto parte e combattuto per la Casa Reale; piuttosto che un omaggio alla casata regnante. L’altra vuole che il nome fosse quello del locale dove è avvenuta la fondazione, ossia il cine-teatro “Savoia di Torre Annunziata”.

Quello che è certo è che parliamo di una squadra storica già solo per la sua fondazione: nata nel 1908 rappresenta una delle squadre più antiche dell’Italia Meridionale, capace addirittura di giocarsi uno Scudetto nella stagione 1923/24.

Si lauerò Campione d’Italia centromeridionale e una volta arrivato alla finalissima si arrese al Genoa: fu il punto più alto della sua storia, prima che si arrivasse alla formula del campionato a girone unico. Da quel momento, il Savoia partecipò a diversi campionati di Serie C (compresa la Serie C2), raggiungendo il picco disputando la Serie B nella stagione 1999/2000, anche se per un solo anno, ma giocandosi la salvezza con orgoglio e personalità.

Perchè Torre Annunziata? Perchè il Savoia?

Il mio focus è quello di raccontare storie, realtà, ambienti che seppur in categorie come quelle dilettantistiche, abbiano diritto di essere conosciute nel modo giusto. Torre Annunziata è una piazza che merita questo ed anche di più, perchè nonostante il professionismo manchi dalla stagione 2014/15 in Lega Pro, la città non ha mai smesso di stare vicino alla maglia della squadra, ai suoi colori e alla sua identità.

Non importa la vicinanza ad una città come Napoli, non importano le cosiddette “grandi” del calcio. A Torre Annunziata si tifa Savoia. Punto. Ma allo stesso modo, a Torre Annunziata si prega e si onora la Madonna della Neve con la stessa intensità, con lo stesso senso di comunità. Cambia il contesto — lo stadio o la chiesa, la curva o la processione — ma resta identico il sentimento: appartenenza totale.

E questa è una cosa che mi affascina tantissimo, soprattutto se messo in proporzione al fatto che qui la Serie A (a girone unico) non si è mai vista, e di Serie B c’è stata una sola stagione. Eppure l’orgoglio non è mai venuto meno, proprio come non viene mai meno la devozione verso la propria patrona: due pilastri che tengono in piedi l’identità torrese.

Passare per fallimenti, cambi di denominazioni, cadute societarie, incertezze del futuro senza sapere nelle mani di chi si è, non è qualcosa di facile e che viene accompagnata con ottimismo e positività: ecco perchè l’ambiente che ho trovato (superando le mie iniziali aspettative, se fosse possibile) mi ha regalato una domenica indimenticabile.

Savoia-Nissa allo Stadio “Afredo Giraud” di Torre Annunziata

Un’altra cosa molto romantica che queste categorie mi regalano: la domenica pomeriggio, ore 15:00, partita, Stadio, calcio. Come quando si era piccoli. Ormai siamo abituati a vedere partite ogni giorno e a qualsiasi ora, ma nei Dilettanti c’è ancora quella vena romantica che manca quasi a tutti: io e il mio sponsor Golix, invece, la seguiamo e percorriamo con passione, lasciandoci travolgere da un’atmosfera pura e magica che ormai in troppi posti si è quasi dimenticata.

La mia domenica inizia intorno alle 11, arrivo molto presto in zona Stadio sia per provare a catturare più dettagli possibili, sia per avere il tempo materiale di fare i miei contenuti con estrema calma, avendo anche il tempo di montare e pubblicare i primi estratti.

Posso iniziare a lavorare solo dopo un buon caffè, che riesco a gustare a pochi metri dalla casa dei “biancoscudati”, per caricarmi e stemperare un po’ di tensione che mi accompagna come ogni domenica.

Nonostante l’orario prematuro rispetto al fischio d’inizio, trovo diversi tifosi già pronti con sciarpe e maglie del Savoia per sostenere la squadra in una partita fondamentale per la stagione: oggi la squadra di Torre Annunziata gioca in Serie D, nel Girone I, e in una classifica cortissima sfida la Nissa in uno scontro diretto che può valere addirittura il primo posto. In un periodo come fine febbraio, molto delicato, può essere un crocevia per il campionato.

Torre Annunziata è il Savoia: il Savoia “siete voi”

Essendo appassionato di calcio sin da piccolo, sapevo che questa era una piazza potenzialmente bella da seguire e da vivere, ma come ho già scritto, ha addirittura superato le mie aspettative.

Avevo sentito parlare, tramite voci, di una possibile coreografia all’ingresso in campo, ma non sapevo nell’effettivo di cosa si trattasse: quando l’ho vista, sono rimasto a bocca aperta.

Sia in Curva che in Tribuna i tifosi hanno dato spettacolo, sventolando bandiere e alzando cartoncini di colore bianco e nero (i colori sociali del Savoia) incitando i ragazzi in un appuntamento tanto importante quanto delicato. In quei momenti ho rivisto lo stesso trasporto che si percepisce durante le celebrazioni della Madonna della Neve: la stessa partecipazione corale, la stessa emozione condivisa, la stessa sensazione di essere parte di qualcosa che va oltre il singolo individuo.

Per quanto sia bella e passionale tutta questa carica, certamente lascia altresì tanta responsabilità: portare sulle spalle un’intera città non è mai facile (per quanto possa inorgoglire).

Dopo un primo tempo combattuto, come era prevedibile, il Savoia passa in svantaggio: una buona azione degli ospiti, che si sono comportati da ottima squadra ordinata e cinica, finisce per mandare KO l’estremo difensore dei biancoscudati, che abbandonano il terreno di gioco sotto di un gol dopo i primi 45 minuti.

Essendo il primo tifoso della squadra che mi ospita, ero abbastanza provato da questo momento, perciò vivo la ripresa con un po’ di apprensione e sperando nel meglio, soprattutto per tutta quella gente che meritava un epilogo diverso.

Il Savoia, come immaginavo, non molla e ce la mette tutta: gli ultimi 20 minuti sono la chiave del match. Prima un rigore clamorosamente sbagliato (parato) che nega la gioia del pareggio; poi il gol che fa esplodere di gioia il Giraud -e il sottoscritto- a poco più di 10 minuti dalla fine dopo una mischia in area derivante da una punizione.

Un mix di emozioni che lasciavano spazio al migliore dei sogni, che però è rimasto solo tale: un 1-1 che probabilmente accontenta più gli ospiti, usciti imbattuti da un campo difficilissimo e infuocato, ma che lascia l’amaro in bocca al Savoia per qualche occasione di troppo sfuggita, rigore compreso.

Certo è, che per come si era messa la partita, sicuramente un punto che fa classifica e soprattutto morale: lo hanno capito anche i tifosi, che al triplice fischio hanno aspettato i giocatori per applaudirli e caricarli in vista del giro di boa che li aspetta, perchè adesso si entra nella fase fondamentale dove si fa sul serio.

Un’esperienza, sotto ogni punto di vista, che non dimenticherò: Torre Annunziata vive di calcio e di fede, due anime che non si contrappongono ma si completano. Il Savoia e la Madonna della Neve rappresentano le coordinate emotive di una comunità che sa soffrire, esultare, pregare e sperare con la stessa intensità. E forse è proprio questo il segreto di una città che, nonostante tutto, non smette mai di credere — in campo e nella vita.

Non posso che ringraziare la città e i tifosi per la calorosa accoglienza e i tanti messaggi ricevuti: per me è stato un onore poter vivere una domenica insieme e raccontarli. Vi auguro il meglio, in bocca al lupo!

Gaetano Carnevale

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