Il calcio sa essere un giudice severo. Non guarda la carta d’identità, non concede sconti e spesso mette alla prova le persone proprio quando sembrano meno preparate ad affrontare il peso della responsabilità. Eppure, ogni tanto, sa trasformarsi nel palcoscenico perfetto per una storia sorprendente. Quella di Carlo Alberto Bertone, protagonista del nuovo appuntamento con Golix Insider, appartiene senza dubbio a questa categoria.
A soli 32 anni, quando molti calciatori sono ancora nel pieno della carriera agonistica, Bertone si è ritrovato alla guida del Sasso Marconi nel momento più delicato della stagione. Non una panchina qualsiasi e nemmeno un incarico costruito con calma durante l’estate. La sua era una missione immediata: prendere una squadra in difficoltà, restituirle fiducia e condurla alla salvezza nel competitivo Girone D della Serie D.
Un compito complesso, quasi proibitivo. Ma anche l’occasione che Carlo Alberto Bertone aspettava da una vita.
Carlo Alberto Bertone e una chiamata impossibile da rifiutare
La svolta arriva all’inizio di marzo 2026. Il Sasso Marconi decide di cambiare guida tecnica dopo la sconfitta interna contro la Correggese e affida la prima squadra al giovane allenatore torinese, già vice di Ivan Pedrelli nella precedente esperienza in gialloblù.
Al momento della nomina, il Sasso Marconi occupa il quintultimo posto e si trova a cinque punti dalla zona salvezza. Mancano soltanto otto giornate alla conclusione della stagione regolare. Otto partite che, nelle parole dello stesso tecnico, assumono immediatamente il valore di altrettante finali.
La scelta suscita curiosità, ma anche una comprensibile dose di scetticismo. Carlo Alberto Bertone è giovane, è alla prima esperienza da allenatore principale e deve gestire una squadra chiamata a giocarsi un’intera stagione nel giro di poche settimane.
Dietro quella carta d’identità, però, non c’è un debuttante sprovveduto. C’è un professionista che ha costruito il proprio percorso attraverso la gavetta, l’analisi video, il lavoro da collaboratore tecnico e diverse esperienze da vice allenatore. Prima del Sasso Marconi ha lavorato con Progresso, Canicattì e Vastogirardi, accumulando conoscenze preziose lontano dai grandi riflettori.
Dall’Uzbekistan a Cannavaro: la crescita di Bertone
Una parte fondamentale della formazione di Carlo Alberto Bertone passa dall’Uzbekistan. Il tecnico italiano entra nello staff del Bunyodkor con il doppio ruolo di collaboratore tecnico e match analyst, confrontandosi con un ambiente calcistico profondamente diverso da quello italiano.
Quell’esperienza gli permette di lavorare in strutture di alto livello, conoscere una nuova cultura sportiva e misurarsi con giocatori destinati anche alla ribalta internazionale. Bertone viene inoltre coinvolto come match analyst della nazionale uzbeka durante un torneo di preparazione, lavorando nello staff guidato da Fabio Cannavaro.
Non si tratta di una lunga collaborazione, ma di un passaggio professionale molto significativo. Lo stesso allenatore ha spiegato come l’esperienza in Uzbekistan gli abbia cambiato la vita sotto il profilo umano, tecnico e professionale, rendendolo più maturo e pronto ad assumersi la responsabilità di una prima squadra.
È anche da quel viaggio lontano dall’Italia che nasce la sua idea di leadership. Per Carlo Alberto Bertone, guidare non significa imporre concetti dall’alto, ma capire le persone, ascoltare il contesto e conquistare credibilità attraverso il lavoro quotidiano.
L’esordio e la partita che cambia la stagione
La prima panchina ufficiale di Carlo Alberto Bertone arriva il 15 marzo 2026 contro il Tropical Coriano. È l’inizio di un percorso breve ma intensissimo, nel quale ogni punto può spostare il destino del Sasso Marconi.
La squadra assimila progressivamente i principi del nuovo allenatore. Il momento della vera trasformazione psicologica arriva però nella sfida contro il Lentigione, formazione che in quel momento occupa il primo posto in classifica.
Il Sasso Marconi gioca con coraggio, mette in difficoltà la capolista per circa ottanta minuti e dimostra di poter competere contro una delle squadre più forti del girone. Nel finale, tuttavia, il Lentigione segna due volte e ribalta il risultato.
Una sconfitta del genere avrebbe potuto spezzare definitivamente il morale del gruppo. Accade l’opposto. I calciatori comprendono che le idee del nuovo tecnico stanno funzionando. La squadra perde la partita, ma trova una consapevolezza nuova. Bertone indicherà proprio quella gara come uno dei momenti decisivi della stagione.
La vittoria contro il Rovato riaccende il Sasso Marconi
La conferma della crescita arriva nella sfida contro il Rovato. Il Sasso Marconi conquista una vittoria al cardiopalma, trovando il gol decisivo al novantesimo minuto.
Non sono soltanto tre punti. È una scarica emotiva che attraversa lo spogliatoio, la società e tutto l’ambiente gialloblù. La squadra smette di sentirsi condannata e comincia a credere concretamente nella possibilità di completare la rimonta.
Il gruppo allenato da Carlo Alberto Bertone trova compattezza, disponibilità al sacrificio e fiducia nei propri mezzi. Il rapporto tra allenatore e calciatori diventa uno dei fattori determinanti della risalita. Nessuno si tira indietro, nessuno considera la salvezza irraggiungibile.
Il traguardo deve però passare dal momento più difficile: il playout contro l’Imolese.
Carlo Alberto Bertone e i 120 minuti del miracolo
Il 10 maggio 2026, allo stadio Romeo Galli, Imolese e Sasso Marconi si affrontano nello spareggio che vale la permanenza in Serie D. I padroni di casa hanno chiuso la stagione davanti ai gialloblù e possono contare sul fattore campo. Per il Sasso Marconi esiste un solo risultato utile: vincere.
La partita è tesa, nervosa e combattuta. L’Imolese rimane in dieci uomini al 34’ del primo tempo per l’espulsione del portiere Ferretti, ma riesce a resistere fino alla fine dei tempi regolamentari.
Servono i supplementari. Servono pazienza, lucidità e nervi saldi.
Il Sasso Marconi non perde la testa. Continua a cercare il varco giusto e viene premiato nel primo tempo supplementare. Leonardi sblocca il risultato al 13’, poi Marra firma il definitivo 2-0 appena due minuti più tardi. Al triplice fischio esplode la festa gialloblù: la squadra di Carlo Alberto Bertone è salva.
Per il club è un risultato storico. Il Sasso Marconi conquista infatti il diritto di disputare la Serie D per la terza stagione consecutiva, un traguardo mai raggiunto prima dalla società. Bertone, arrivato tra dubbi e interrogativi, completa così un’impresa che poche settimane prima sembrava difficilissima.
Una salvezza che vale molto più della classifica
Il successo ottenuto da Carlo Alberto Bertone racconta qualcosa che va oltre il semplice risultato sportivo. Dimostra che la competenza non ha età e che, anche nel calcio italiano, affidarsi a un giovane allenatore può rappresentare una scelta coraggiosa e vincente.
Bertone ha portato idee moderne, capacità di analisi e sensibilità nella gestione del gruppo. Ma soprattutto ha convinto i suoi giocatori a credere nuovamente in loro stessi. Ha preso una squadra demoralizzata e l’ha trasformata in un gruppo capace di affrontare senza paura 120 minuti decisivi in trasferta.
La società ha poi scelto di premiare il suo lavoro confermandolo sulla panchina del Sasso Marconi per la stagione 2026-2027. Una decisione che testimonia la fiducia conquistata sul campo e apre una nuova fase del progetto gialloblù.
Il futuro dirà fin dove potrà arrivare Carlo Alberto Bertone. La sensazione è che la salvezza conquistata con il Sasso Marconi non rappresenti un punto d’arrivo, ma il primo capitolo di un percorso destinato a richiamare ancora l’attenzione.
Nel frattempo resta una storia da ricordare: quella di un allenatore di 32 anni, di una squadra che sembrava in difficoltà e di un’impresa costruita attraverso lavoro, coraggio e fiducia. Un “mezzo miracolo”, forse. Ma anche la naturale conseguenza di idee chiare e di una passione vissuta senza risparmio.
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