Il Milan Futuro chiude un capitolo importante della sua giovane storia con l’addio di Massimo Oddo. Dopo una stagione vissuta nel girone B di Serie D, l’ex tecnico rossonero ha ripercorso la propria esperienza in una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, affrontando diversi temi: dalla crescita dei giovani alle difficoltà della categoria, passando per il ruolo di Zlatan Ibrahimovic, la gestione delle seconde squadre e il desiderio di tornare presto ad allenare tra Serie A e Serie B.
Le dichiarazioni di Oddo offrono uno spaccato interessante sul progetto Milan Futuro, spesso giudicato esclusivamente dai risultati sportivi. L’ex campione del mondo ha invece ribadito come la missione principale della seconda squadra rossonera fosse la valorizzazione dei talenti, più che l’immediato ritorno tra i professionisti.
Milan Futuro, la crescita dei giovani prima dei risultati
Massimo Oddo ha voluto chiarire fin da subito quale fosse il vero obiettivo del Milan Futuro durante la stagione appena conclusa. Non la vittoria del campionato di Serie D, come molti osservatori avevano ipotizzato, bensì la crescita dei ragazzi destinati a rappresentare il futuro del club.
“Sono contento di quello che ho fatto. Contento di aver migliorato i ragazzi, ho visto un percorso positivo. Diversi di loro partiranno con la prima squadra quest’anno. Dall’esterno si percepiva che dovessimo vincere il campionato di D, ma non era assolutamente così. Non mi è mai stato chiesto questo e comunque era un obiettivo quasi inarrivabile.”
Oddo ha ricordato come il Milan Futuro abbia affrontato il campionato con una delle rose più giovani dell’intera categoria, caratterizzata da un’età media compresa tra i diciotto e i diciannove anni.
“Abbiamo giocato con un’età media di 18-19 anni, parliamo di una categoria complessa. E poi c’erano giocatori che andavano e venivano tra prima squadra e Primavera. Il nostro unico obiettivo era migliorare i giovani.”
Una filosofia che inevitabilmente ha reso più complicata la gestione del gruppo, costretto a continui cambiamenti nel corso della stagione.
La retrocessione dalla Serie C e la scelta di restare
L’ex allenatore del Milan Futuro ha ripercorso anche il momento del suo arrivo sulla panchina rossonera, quando la squadra era ancora impegnata nel campionato di Serie C.
“Quando sono arrivato, l’unico obiettivo era salvare la squadra. Probabilmente sono stato chiamato un po’ troppo tardi: in proiezione, da quando sono subentrato io, in termini di media punti eravamo in piena zona playoff.”
Dopo la retrocessione, Oddo avrebbe preferito non affrontare il campionato di Serie D, ma è stato il club a convincerlo a proseguire il proprio lavoro con i giovani.
“Non avrei voluto fare la Serie D, è stato il Milan a convincermi perché ritenevano che fossi la persona adatta a guidare questi ragazzi. Sono rimasto volentieri, con l’intento di farli crescere e portarli in C.”
Alla fine, però, il progetto non ha raggiunto l’obiettivo della promozione e l’allenatore ha deciso di interrompere il rapporto con largo anticipo rispetto alla naturale scadenza del contratto.
“Questo non si è verificato e io non mi sentivo di fare un altro anno di D, che non fa per me. Ho lasciato un anno di contratto, senza chiedere un euro, perché per me la cosa più importante è essere motivati sul lavoro.”
Milan Futuro, il ruolo di Ibrahimovic e Kirovski
Nel corso dell’intervista, Oddo ha chiarito anche il ruolo ricoperto da Zlatan Ibrahimovic all’interno del progetto Milan Futuro, distinguendolo da quello di Jovan Kirovski.
“Ibra? L’ho visto pochissimo al campo, ma lui non ha un ruolo nel Milan. È parte della proprietà, no? So che è molto interessato alla seconda squadra, si guardava tutte le partite, anche se non dal vivo.”
Secondo Oddo, Ibrahimovic seguiva costantemente il percorso della squadra, limitandosi però a fornire indicazioni di carattere generale.
“Dava dei principi, magari su alcuni aspetti tattici, ma concretamente non metteva becco in nulla. Il responsabile vero è Kirovski.”
Parole che definiscono con maggiore precisione l’organizzazione interna del Milan Futuro, dove la gestione quotidiana della seconda squadra è stata affidata principalmente al dirigente americano.
La Serie D secondo Oddo: una categoria che insegna
Uno dei passaggi più interessanti riguarda il giudizio espresso sulla Serie D. Per Oddo si tratta di un campionato altamente formativo, ma caratterizzato anche da alcune criticità.
“La D è una categoria molto formativa. Il limite grande semmai sono i campi. La maggior parte delle partite giocate su campi buoni, le abbiamo vinte. E viceversa.”
L’allenatore ha spiegato come le condizioni dei terreni di gioco abbiano spesso inciso sulle prestazioni del Milan Futuro.
“Il motivo è chiaro: sui campi belli, dove potevi giocare a due tocchi, veniva fuori la nostra superiorità. Su campi brutti, al quarto tocco ti saltavano addosso e pagavi pesantemente in termini fisici.”
Un’analisi che si è poi allargata al tema delle seconde squadre italiane, messe a confronto con i modelli adottati da club come Barcellona e Bayern Monaco.
“Anche Barcellona e Bayern hanno la seconda squadra in quarta serie, ma con una differenza sostanziale: la loro filosofia parte da quando hanno 8 anni e prosegue con un’idea tattica unica.”
Secondo Oddo, in Italia il percorso di crescita dei giovani continua a essere troppo lento.
“Da noi si festeggia se un 18enne debutta in D. È tardi. La follia è che si possa stare in Primavera fino a 20 anni.”
Il consiglio a Camarda
Tra gli argomenti affrontati anche quello relativo a Francesco Camarda, uno dei talenti più promettenti del calcio italiano.
Oddo ha raccontato di aver parlato personalmente con il giovane attaccante, consigliandogli un percorso diverso rispetto a quello inizialmente scelto.
“Francesco dovrebbe fare quel che doveva già fare un anno fa: in A ci arriverà di certo ma ora gli occorre continuità, per esempio andando in una squadra di B di alto livello, che gioca per vincere.”
L’ex tecnico del Milan Futuro ha poi aggiunto un retroscena significativo.
“L’anno scorso mi chiamò per chiedermi cosa pensassi del Lecce, gli risposi che aveva fatto una cavolata. Gli chiesi come mai aveva tutta questa fretta, alla sua età, di arrivare subito in A.”
Per Oddo il segreto della crescita resta uno solo: aumentare gradualmente il livello delle difficoltà senza bruciare le tappe.
Il futuro di Oddo è tra Serie A e Serie B
L’ultima parte dell’intervista è dedicata alle ambizioni personali dell’allenatore, che non nasconde la volontà di tornare presto ad allenare nei campionati professionistici.
“Mi sento assolutamente allenatore, quindi voglio tornare ad allenare ad alti livelli, facendolo con continuità.”
Oddo ha spiegato come negli ultimi anni abbia spesso accettato incarichi a stagione in corso, trovandosi a gestire situazioni complicate.
“Vorrei sposare un progetto che mi permetta di lavorare dall’inizio perché negli ultimi anni sono sempre subentrato, ed erano situazioni quasi disastrose.”
L’obiettivo è quello di ripartire con una squadra costruita secondo le proprie idee, senza dover rincorrere esclusivamente il risultato immediato.
Il capitolo Milan Futuro si chiude quindi con la consapevolezza di aver contribuito alla crescita di numerosi giovani, anche se il traguardo della promozione non è stato raggiunto. Per Massimo Oddo resta un’esperienza importante dal punto di vista umano e professionale, utile a confermare le sue convinzioni sulla formazione dei talenti e sul valore della Serie D. Adesso il suo sguardo è rivolto al futuro, con l’ambizione di tornare presto protagonista tra Serie A e Serie B, mentre il Milan Futuro continuerà il proprio percorso puntando ancora sulla valorizzazione dei giovani destinati a vestire la maglia della prima squadra.



