Un arbitro ferito da un sasso e una partita che non arriva al fischio finale. La serata di sabato 26 settembre 2026 ha lasciato una pagina amara al calcio dilettantistico dell’isola d’Ischia. Durante la sfida di Prima Categoria tra ASD Lacco Ameno 2013 e Real Sangiovanni Frattaminore, una pietra ha raggiunto alla testa il direttore di gara, provocando la sospensione dell’incontro.
Il risultato, davanti a un episodio del genere, smette di essere la prima domanda. Conta capire che cosa sia successo e come sia stato possibile colpire una persona chiamata a far rispettare le regole.
Dall’espulsione alla sassaiola: la prima ricostruzione
Secondo la ricostruzione dei carabinieri della stazione di Casamicciola e dell’aliquota radiomobile di Ischia, le proteste sarebbero cominciate dopo l’espulsione di un calciatore della squadra di casa. Un gruppo di tifosi avrebbe contestato la decisione; la polemica si sarebbe poi trasformata in una sassaiola diretta verso il giudice di gara.
È in questo contesto che si colloca il caso dell’arbitro ferito. Il sasso sarebbe stato lanciato da un tifoso, ma l’identità dell’autore e le singole responsabilità restano da accertare. La ricostruzione preliminare non va confusa con una conclusione delle indagini.
Arbitro ferito alla tempia: i soccorsi del 118
Il direttore di gara è un napoletano di 19 anni. La pietra lo ha colpito alla tempia destra e sul posto è intervenuto il personale del 118. Il giovane ha ricevuto assistenza, ma ha rifiutato il trasferimento in ospedale.
Il mancato trasporto non rende meno grave l’accaduto. Dietro la notizia dell’arbitro ferito c’è un ragazzo che stava svolgendo il proprio compito e che avrebbe dovuto poterlo fare in sicurezza. Non serve immaginare conseguenze diverse da quelle conosciute per comprendere quanto sia inaccettabile un lancio di pietre verso il campo.
Lacco Ameno-Real Sangiovanni Frattaminore: partita sospesa
La gara si disputava allo stadio Patalano ed era valida per la prima giornata del campionato di Prima Categoria. Al momento dell’interruzione, il Real Sangiovanni Frattaminore conduceva per 1-0. L’incontro è stato fermato dopo il colpo subito dal direttore di gara.
L’episodio è avvenuto nei minuti finali della sfida, come riportato anche dalla TGR Campania. Mancava poco alla conclusione, ma il calcio giocato ha dovuto lasciare spazio a una vicenda ben più seria.
Con un arbitro ferito, discutere subito di punti e classifica significherebbe perdere di vista la priorità. Prima viene la persona, poi la ricostruzione dei fatti. Le valutazioni sul risultato non possono cancellare ciò che ha interrotto la partita.
La condanna del Lacco Ameno e la solidarietà all’arbitro
Il Lacco Ameno 2013 ha preso posizione, definendo il lancio «un atto inqualificabile e criminale» e annunciando piena collaborazione con le forze dell’ordine. La società ha inoltre espresso solidarietà al direttore di gara e gli ha rivolto gli auguri di pronta guarigione.
Una presa di distanza importante, che deve accompagnarsi alla disponibilità a fare chiarezza. Difendere la propria squadra non significa minimizzare quanto accaduto, né cercare attenuanti in una decisione arbitrale contestata. Il sostegno all’arbitro ferito deve venire prima di qualsiasi appartenenza: è il punto sul quale il calcio non dovrebbe dividersi.
Arbitro ferito, indagini dei carabinieri sui responsabili
I carabinieri stanno indagando per identificare i responsabili. Gli accertamenti riguardano il lancio dei sassi e la dinamica dell’accaduto: occorre chiarire chi abbia agito e individuare chi abbia materialmente scagliato la pietra che ha raggiunto il diciannovenne.
La necessità di accertare le responsabilità individuali deve restare centrale. Condannare il gesto è doveroso; attribuirlo indistintamente a un’intera tifoseria sarebbe invece scorretto. La serietà della risposta si misura anche nella capacità di tenere insieme fermezza contro la violenza e precisione nel racconto dei fatti.
La sicurezza degli arbitri viene prima del risultato
La vicenda dell’arbitro ferito richiama una responsabilità che riguarda tutto l’ambiente calcistico. Una protesta può essere accesa senza diventare una minaccia. Un’espulsione può essere discussa senza trasformare chi l’ha decisa in un bersaglio. Questo confine non dovrebbe avere bisogno di essere ricordato dopo un’aggressione.
Il calcio dilettantistico merita passione, partecipazione e rivalità autentiche, non giustificazioni per chi mette in pericolo gli altri. Per proteggerlo occorre partire da qui: dal rispetto concreto verso chi scende in campo, qualunque ruolo ricopra. La solidarietà all’arbitro ferito deve essere un impegno, non soltanto una frase di circostanza. Nessuna partita vale l’incolumità di una persona.



