C’è una parola che, in Serie D, pesa quanto un gol al 90’: programmazione. Perché il massimo campionato dilettantistico italiano non è solo un luogo di passione, trasferte e campanili, ma anche un laboratorio in cui si costruisce il futuro. Ed è proprio dentro questa dimensione che nasce e si consolida un progetto che, anno dopo anno, sta cambiando mentalità e scelte dei club: Giovani D Valore.
Quando si parla di Giovani D Valore, molti pensano subito ai premi economici, e non potrebbe essere altrimenti: fino a 25.000 euro per la prima classificata in ogni girone, con riconoscimenti anche per le posizioni successive. Ma la verità è che questo meccanismo ha un significato che va molto oltre la cifra scritta in un comunicato ufficiale. È un invito, quasi una sfida, a credere davvero nei ragazzi, a costruire un percorso, a dare responsabilità in campo e a trasformare la valorizzazione in un’identità.
Giovani D Valore non è una “scorciatoia” e non è nemmeno una formula semplice. È un sistema articolato, con criteri precisi e bonus che premiano non solo chi schiera più giovani, ma chi li coltiva, chi lavora sul settore giovanile, chi investe nella continuità. È un progetto che, se letto con attenzione, dice chiaramente una cosa: in Serie D i giovani non devono solo “giocare”, devono diventare protagonisti.
E allora, per comprenderlo davvero, bisogna entrare nel suo funzionamento, viverlo quasi come si vive un campionato: con attenzione ai dettagli, con la consapevolezza che ogni scelta incide, con l’idea che non basta una domenica buona per fare la differenza. Serve un’intera stagione.
Giovani D Valore: perché è una sfida che racconta la Serie D
La Serie D è una terra di confine affascinante. C’è chi scende dal professionismo e vuole risalire, chi costruisce un progetto ambizioso dal basso, chi difende la categoria con orgoglio. In mezzo, ci sono tanti ragazzi che cercano un’occasione: un minuto, una partita, una fiducia vera. Giovani D Valore nasce esattamente qui, nel punto in cui la necessità delle società incontra il bisogno di crescita dei calciatori.
Il cuore del meccanismo è semplice nell’idea, ma preciso nelle regole: si premia l’impiego dal primo minuto di gioco di calciatori delle classi 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010, purché rispettino i requisiti previsti e restino in campo per tutta la durata del primo tempo. Non è un dettaglio secondario. Significa che non basta “mettere un giovane e cambiarlo al 10’”. Serve una scelta vera, una responsabilità concreta, un impiego che abbia un senso tecnico e non solo burocratico.
Ma soprattutto, il sistema distingue tra chi utilizza giovani “qualsiasi” e chi utilizza giovani provenienti dal proprio settore giovanile. E qui si entra nella parte più interessante: Giovani D Valore non premia solo l’atto di schierare un ragazzo, premia il percorso che ha portato quel ragazzo a essere pronto per la prima squadra.
Come si calcola la graduatoria: quando contano andata e ritorno
Uno degli aspetti più importanti, e spesso sottovalutati, è che Giovani D Valore prevede due momenti di valutazione, collegati al rendimento della società nel progetto di valorizzazione. Le prime cinque società di ogni girone ricevono il premio in base alla classifica finale al termine del girone d’andata e del girone di ritorno, ma con un’attenzione fondamentale: nel girone di ritorno, dal calcolo vengono escluse le ultime quattro giornate.
Questa scelta non è casuale. È un modo per evitare che, nel finale, alcune società alterino il sistema con scelte improvvise e “opportunistiche”, magari schierando tanti giovani soltanto per fare punti in graduatoria quando la classifica sportiva è già definita. Escludere le ultime quattro giornate rende il progetto più coerente, più legato a un’idea di stagione e non a una corsa last minute.
In questo modo, Giovani D Valore diventa davvero un percorso di medio periodo. E costringe i club a un ragionamento continuo: come gestire la rosa, come integrare i ragazzi, come farli crescere senza bruciarli, come mantenere equilibrio tra risultato e sviluppo.
I punteggi per età: perché ogni classe ha un peso diverso
Il sistema di attribuzione punti è costruito per dare maggiore valore alle classi più giovani, riconoscendo che far giocare un 2008, un 2009 o un 2010 in Serie D è un atto tecnico e gestionale molto più complesso rispetto all’impiego di un 2006, che spesso ha già esperienza.
Ecco perché il punteggio cresce con l’età più bassa, e cresce ulteriormente se quel giovane proviene dal settore giovanile della stessa società, con requisiti temporali di tesseramento che devono essere rispettati.
Per i calciatori classe 2006, si assegnano 2 punti ogni gara, ma si arriva a 4 punti se il tesserato proviene dal settore giovanile, con vincolo annuale e/o pluriennale almeno dal 30.09.2020.
Per i calciatori classe 2007, si assegnano 5 punti ogni gara, ma diventano 10 punti se il tesserato proviene dal settore giovanile, con vincolo almeno dal 30.09.2021.
Per i calciatori classe 2008, il salto è netto: 30 punti ogni gara, 60 punti se il tesserato proviene dal settore giovanile, con vincolo almeno dal 30.09.2022.
E per i classe 2009 e 2010 si arriva a 40 punti ogni gara, 90 punti se il tesserato proviene dal settore giovanile, con vincolo almeno dal 30.09.2023.
Questi numeri spiegano bene la filosofia. Più il ragazzo è giovane, più il sistema riconosce che metterlo in campo significa avere coraggio e avere un progetto. E se quel ragazzo è anche cresciuto internamente, allora il premio raddoppia: perché significa che non hai solo trovato un talento, lo hai costruito.
C’è poi un’altra clausola importante, che va letta con attenzione: sono esclusi dal calcolo i calciatori “tesserati a titolo temporaneo dai club professionistici”. Questo serve a evitare un paradosso: un club potrebbe “prendere in prestito” giovani da una società pro e accumulare punti senza aver fatto lavoro reale. Giovani D Valore, invece, vuole che la Serie D sia un ambiente che produce crescita, non un semplice parcheggio di prestiti.
Bonus per la classifica: quando la quantità diventa identità
Oltre ai punteggi base, Giovani D Valore introduce bonus che possono fare una differenza enorme nella graduatoria. Il primo riguarda il numero di giovani impiegati contemporaneamente, sempre dal primo minuto e almeno per tutto il primo tempo.
Il meccanismo è chiaro: se una società utilizza quattro giovani delle classi indicate per tutto il primo tempo, ottiene un bonus di 10 punti a gara. Con cinque giovani, il bonus sale a 20 punti a gara. Con sei giovani, diventa 30 punti a gara.
Questo bonus, più di ogni altro, racconta la mentalità che il progetto vuole generare: non si tratta solo di “mettere il giovane giusto”, ma di costruire una squadra che conviva con la gioventù, che abbia equilibrio e coraggio, che sappia reggere l’urto del campionato senza snaturarsi.
Perché schierare quattro, cinque o sei giovani in Serie D non è un gesto simbolico. È una scelta di allenatore e di società, significa cambiare la struttura della squadra, significa accettare rischi, significa anche lavorare molto di più durante la settimana.
E qui si vede subito la differenza tra chi lo fa per scelta e chi lo fa per necessità. La Serie D è piena di storie in cui un giovane debutta per emergenza e poi resta perché convince. Giovani D Valore trasforma queste storie individuali in un percorso collettivo.
Il bonus Juniores Under 19: la continuità che premia davvero
Uno degli aspetti più intelligenti del regolamento è il bonus legato al campionato Juniores Under 19. Non è un accessorio: è una leva strategica.
Alla società vincente la finale del campionato Juniores Under 19 viene riconosciuto un bonus pari al 10% in più dei punti totalizzati. Alla società perdente viene riconosciuto un 5% in più.
Questo significa che un club che lavora bene con la Juniores non ottiene solo un titolo o una soddisfazione di prestigio: ottiene un vantaggio concreto nella graduatoria Giovani D Valore.
È un incentivo a dare senso alla filiera, a non considerare la Juniores come una squadra di “contorno”, ma come un ponte, come un laboratorio di prima squadra. In una Serie D dove il tempo per allenare e formare spesso è limitato, questo bonus spinge a costruire metodologie, staff, e una cultura interna.
Il bonus per l’attività di settore giovanile: la società come progetto educativo
C’è poi un altro bonus che vale moltissimo, e che spesso è quello più “identitario”. Alle società che svolgono l’intera attività di settore giovanile (allievi, giovanissimi, esordienti, pulcini, indipendentemente se trattasi di Campionati Regionali o Provinciali) viene riconosciuto un bonus pari al 10% in più dei punti totalizzati.
Ma la parte più importante è la definizione: per attività di settore giovanile si intende quella svolta con tesserati con la medesima matricola FIGC della prima squadra della società. Non valgono accordi con società “gemellate” o altre tipologie di collaborazione sportiva.
In altre parole, si premia chi costruisce davvero la casa, non chi la “affitta”. È un passaggio culturale potente, perché la Serie D, soprattutto in alcune aree, vive spesso di accordi territoriali e sinergie. Qui, però, la logica è diversa: vuoi il bonus? Devi essere tu, come società, a sostenere la filiera.
Questo rende Giovani D Valore molto più di un premio. Lo rende un’indicazione di direzione: chi investe sui bambini e sui ragazzi, chi costruisce continuità, chi crea identità, ha un ritorno concreto.
I premi: perché non sono solo soldi, ma ossigeno per la stagione
Parliamo di cifre, perché le cifre contano e in Serie D spesso fanno la differenza. I premi previsti per ciascun girone, nelle due distinte graduatorie, sono: 25.000 euro alla prima classificata, 15.000 euro alla seconda, 10.000 euro alla terza, 5.000 euro alla quarta e 2.500 euro alla quinta.
In un contesto in cui i bilanci devono essere gestiti con attenzione, questi importi possono diventare ossigeno. Possono sostenere un settore giovanile, coprire spese di trasferta, investire in uno staff tecnico, migliorare strutture. Soprattutto, possono diventare un modo per rendere sostenibile una filosofia: puntare sui giovani significa spesso risparmiare su alcuni ingaggi, ma significa anche investire in scouting e formazione. Il premio può riequilibrare e rendere virtuosa la scelta.
C’è poi un elemento decisivo in caso di parità: se due o più squadre chiudono con lo stesso punteggio in graduatoria, acquisisce il diritto al premio quella meglio classificata nella Coppa Disciplina del girone di riferimento, secondo le classifiche pubblicate al termine della stagione sportiva.
Questo passaggio è fondamentale perché introduce un criterio “etico” e gestionale: a parità di valorizzazione, conta anche la correttezza sportiva, la disciplina, il comportamento. È un modo per dire che il progetto deve essere pulito, non esasperato, non ottenuto con stress eccessivo o con una gestione nervosa.
Esclusioni dalla graduatoria: le condizioni che non si possono ignorare
Giovani D Valore è un premio, ma è anche un percorso con responsabilità. Ed è qui che entrano in gioco le esclusioni, che possono cancellare tutto.
Sono escluse le società che non partecipano al campionato nazionale Juniores Under 19 2025/2026 (o a quello regionale per Sicilia e Sardegna), oppure si ritirano nel corso del campionato, oppure rinunciano a disputare gare ufficiali di Serie D, Coppa Italia e campionato nazionale Juniores Under 19.
Sono escluse anche le società che, al termine del campionato di Serie D 2025/2026, retrocedono al campionato di Eccellenza.
E sono escluse le società che, al termine del girone di andata, non hanno presentato tutte le liberatorie secondo le modalità previste dal comunicato indicato.
Queste esclusioni sono una parte dura del regolamento, ma hanno una logica. Il premio deve andare a chi mantiene la categoria e rispetta gli obblighi organizzativi. Non può essere una “paga” per chi non conclude la stagione, per chi non regge gli impegni o per chi si trova fuori dal perimetro della Serie D.
Questo porta a una riflessione concreta: puntare su Giovani D Valore significa anche garantire solidità societaria. Non è un progetto per chi vive alla giornata. È un progetto per chi vuole stare in Serie D con serietà.
Strategie e interpretazioni: come un club può costruire punti senza snaturarsi
La domanda che ogni dirigente si fa, prima o poi, è questa: come si può competere sul campo e allo stesso tempo competere in Giovani D Valore?
La risposta sta nell’equilibrio, e in un concetto chiave: integrazione. Le società che riescono meglio non sono quelle che cambiano squadra solo per fare punti in graduatoria. Sono quelle che costruiscono un impianto in cui i giovani hanno ruoli precisi. Non devono essere “maschere” dentro un sistema di gioco, devono essere parte del sistema.
È qui che conta la qualità del lavoro tecnico. Perché un giovane classe 2008 o 2009, se ben gestito, può diventare un vantaggio non solo in graduatoria ma anche in partita: può dare intensità, fame, aggressività, può portare nuove soluzioni. Però serve protezione: compagni esperti, un contesto stabile, un piano di crescita.
Le società che inseguono il bonus dei quattro, cinque o sei giovani spesso capiscono presto che non è solo un calcolo. È un cambio di mentalità: devi allenare diversamente, devi avere una rosa più ampia, devi gestire gli errori e non punire al primo sbaglio.
E poi c’è la gestione della filiera: chi lavora bene sulla Juniores e sul settore giovanile ha un doppio vantaggio. Da una parte, ottiene bonus percentuali importanti. Dall’altra, mette in prima squadra ragazzi che conoscono già il contesto, che non arrivano da fuori senza radici.
Giovani D Valore come racconto: la Serie D che costruisce futuro
Forse la cosa più bella di Giovani D Valore è che, dietro ai numeri, c’è un racconto. Ogni punto in graduatoria corrisponde a una scelta. Ogni bonus corrisponde a un progetto. Ogni percentuale in più corrisponde a un investimento.
È un meccanismo che, se preso sul serio, produce un effetto virtuoso: più società investono sui giovani, più il campionato diventa un luogo di crescita, più i talenti emergono, più la Serie D diventa credibile come ponte tra giovanili e professionismo.
Ed è anche un modo per restituire dignità al lavoro quotidiano dei tecnici del settore giovanile, degli educatori, dei dirigenti che non finiscono mai nelle prime pagine. Perché la valorizzazione non nasce la domenica: nasce il lunedì, il martedì, sotto la pioggia, nelle sedute in cui si ripete un gesto cento volte. Giovani D Valore, in fondo, riconosce questo.
Giovani D Valore è una classifica, ma soprattutto una scelta
Alla fine, Giovani D Valore è una graduatoria e un premio. Ma sarebbe un errore ridurlo solo a questo. È una scelta culturale. È la Serie D che decide di non essere solo un campionato di transizione, ma un luogo di formazione reale, in cui i giovani possono diventare protagonisti e le società possono costruire sostenibilità.
I punteggi per classe, i bonus per chi schiera tanti giovani, i premi percentuali legati alla Juniores e al settore giovanile, le esclusioni per chi non rispetta gli impegni: tutto converge verso un messaggio chiaro. Non basta usare i giovani. Bisogna credere nei giovani. Bisogna farli crescere. Bisogna costruire una struttura che li accompagni.
E quando una società riesce a farlo, il premio economico diventa quasi la conseguenza naturale di un lavoro fatto bene. Ma il vero premio è un altro: vedere un ragazzo di 17 anni giocare in Serie D con personalità, sbagliare e rialzarsi, imparare a stare in campo, e magari, un giorno, fare il salto.
In quel momento, Giovani D Valore non è più un regolamento. È calcio vero. Ed è il futuro che prende forma, domenica dopo domenica, dentro la passione più pura di tutte.



