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Euro 2026, l’Italfutsal è a Roma: il sogno è iniziato

Euro 2026, per l’Italfutsal, non è un orizzonte lontano: è un percorso che adesso ha un indirizzo preciso, una routine quotidiana e un luogo simbolico da cui ripartire. Roma, Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti”. Un posto che non concede distrazioni e che, proprio per questo, sembra fatto apposta per trasformare la pressione in ordine, l’emozione in lavoro, la speranza in abitudini solide. È qui che gli Azzurri hanno iniziato il raduno in vista della fase finale, un appuntamento che si carica di significati tecnici e umani perché entra nel momento più delicato: quello in cui devi scegliere, stringere, definire.

Il programma è già una linea retta: il raduno è iniziato domenica e proseguirà fino a lunedì 19 gennaio, data della partenza per la Slovenia. Nello stesso giorno verrà consegnata alla UEFA la lista ufficiale dei 14 giocatori per l’Europeo, mentre complessivamente saranno 17 gli Azzurri che voleranno a Lubiana, con tre calciatori che resteranno aggregati. È una dinamica tipica dei grandi tornei: la competizione interna non è un problema, è un acceleratore. Ogni allenamento conta doppio, perché non stai solo preparando una partita, stai già costruendo un’idea di squadra.

Euro 2026 e il Gruppo D: il debutto è un esame a sorpresa

Se c’è un modo per capire subito cosa significhi Euro 2026, è guardare il calendario del Gruppo D. L’Italia debutterà sabato 24 gennaio alle 14.30 contro il Portogallo, campione d’Europa in carica. Non è una semplice prima partita: è un impatto frontale con il livello massimo del torneo, con un avversario che costringe ogni squadra a giocare perfettamente, o quasi.

Poi arriverà la Polonia, martedì 27 gennaio alle 20.30, in quella che viene definita una sfida “delicata” proprio per le caratteristiche differenti rispetto ai lusitani. E infine l’Ungheria, giovedì 29 gennaio alle 20.30, con la particolarità logistica evidenziata nel programma: Italia-Ungheria si giocherà alla Tivoli Hall di Lubiana. Tre gare che chiedono tre letture diverse, tre livelli di adattamento, tre forme di maturità.

È qui che Euro 2026 diventa concreto: il torneo non ti concede tempo per “entrare in temperatura”. Ti chiede di esserci, subito.

Euro 2026 secondo Samperi: sognare sì, ma senza perdere il focus

Il Ct Salvo Samperi ha scelto parole che non sono decorative, perché nel futsal le parole diventano immediatamente pressione o serenità. “Andiamo in Slovenia per provare a sognare – commenta Samperi -. Sappiamo di essere in quello che anche all’estero la stampa ha definito ‘il girone della morte’ e per questo sarà importante pensare un passo alla volta per non perdere il focus e arrivare a Lubiana avendo lavorato bene in questa settimana a Roma, ma ne sono sicuro: i ragazzi sono concentrati e determinati”.

Dentro questa frase c’è tutta la filosofia di un grande torneo. Euro 2026 è un sogno, ma il sogno funziona solo se diventa metodo. Pensare un passo alla volta è la condizione necessaria per non farsi travolgere dall’idea del Portogallo, dal peso della prima partita, dalla tensione della classifica. Nel futsal, quando perdi il focus, perdi spesso anche la posizione, e un mezzo metro può costarti un gol.

Euro 2026 e la prima fase finale da Ct: la storia personale che diventa missione

Per Samperi sarà la prima fase finale da commissario tecnico. E quando un allenatore arriva a questo punto, porta con sé non solo un bagaglio tecnico, ma una memoria emotiva. Nel racconto del raduno viene ricordato che, con il pareggio per 1-1 contro la Finlandia a Genzano lo scorso dicembre, Samperi ha raggiunto 14 panchine in azzurro, le stesse di Alessio Musti e a una sola da Vasco Tavaglini.

Poi arriva la frase che illumina tutto: “Poter guidare la Nazionale è il sogno di ogni allenatore, a maggior ragione farlo durante un Europeo. Ricordo che nel 2014 ero davanti alla tv a vedere la finale vinta ad Anversa contro la Russia: mai avrei immaginato di poter essere qui in questo momento. Sono giorni sicuramente emozionanti e sono certo che in Slovenia lo sarà ancor di più”.

Euro 2026, da questo punto di vista, è anche un ponte tra generazioni: chi ha visto quella finale del 2014 oggi guida la squadra. E il messaggio implicito è potentissimo: nel futsal, i sogni non sono una retorica, sono un percorso.

Euro 2026 e la cultura del lavoro: il valore che deve reggere l’urto

C’è una frase che, più di tutte, racconta l’idea di Nazionale che Samperi sta cercando di costruire: “In questo anno e mezzo abbiamo provato a infondere a questo gruppo una cultura del lavoro che richiede tanti sforzi e sacrificio. La squadra ha sempre risposto presente e ciò ha posto le condizioni per poter competere nel miglior modo possibile. Tutto, però, passerà dai risultati, ma quello in Nazionale è un ambiente che respira positività”.

Euro 2026 sarà anche questo: la verifica della cultura del lavoro. Perché contro squadre strutturate e abituate a vincere, non basta avere momenti di brillantezza. Serve continuità di prestazione. Serve la capacità di restare dentro la partita anche quando l’avversario spinge. Serve, soprattutto, una base emotiva sana, perché la positività senza disciplina è fragile, mentre la positività costruita sul lavoro diventa resilienza.

Euro 2026 e le tre avversarie: perché questo girone è davvero speciale

Samperi, nel suo intervento, entra anche dentro il calcio giocato, e lo fa con un’analisi che aiuta a capire perché Euro 2026 per l’Italia inizi con un livello di difficoltà altissimo.

Sul Portogallo: “I lusitani sono dotati di un bellissimo ‘gioco di quattro’, con una grande aggressività difensiva – analizza il Ct – sono una squadra molto strutturata grazie al grande lavoro sviluppato negli anni. È quasi superfluo dire che sono i più forti”. Qui il rischio è farsi schiacciare dal ritmo e dalla qualità, ma anche dalla reputazione. Per questo la preparazione mentale vale quanto quella tattica.

Sulla Polonia: “La Polonia, dal canto suo, è una squadra che sta facendo benissimo, con una fisicità impressionante, grande compattezza difensiva e che subisce pochi gol. Sarà un’avversaria diversa rispetto al Portogallo, ugualmente difficile da affrontare e probabilmente più simile a ciò che abbiamo visto con la Finlandia a dicembre”. Qui cambia lo spartito: più duelli, più contatti, più pazienza. E spesso, nel futsal, la pazienza è la virtù più difficile.

Sull’Ungheria: “Sergio Mullor (Ct spagnolo, ndr) sta dando un’impronta moderna alla squadra che gioca spesso e volentieri con l’incorporazione del portiere in fase di possesso e adotta cambi di marcatura in difesa”. Qui serve lettura tattica: capire quando pressare, come scalare, come non farsi attirare fuori posizione.

Euro 2026, insomma, chiede all’Italia tre versioni diverse di sé stessa in una sola settimana. E questa è la sfida più affascinante.

Euro 2026 e il lavoro a Roma: la difesa come forza, ma con dettagli da sistemare

Nel raduno al Giulio Onesti, emerge un lavoro estremamente specifico anche dal punto di vista metodologico. Si parla di uno staff che “individualizza” il lavoro dei giocatori in base alle condizioni, separando aspetti fisici e lavoro di campo. È una scelta moderna e necessaria, soprattutto in vista di un torneo ravvicinato.

Ma il tema centrale è la fase difensiva. Samperi non lo nasconde: “Per giocare un Europeo positivo è fondamentale curare i dettagli, specialmente a livello difensivo: la difesa è la nostra forza, ma vanno aggiustate alcune cose che hanno funzionato meno nelle ultime uscite”.

Euro 2026, per l’Italia, si giocherà molto qui. Perché una difesa solida non significa soltanto non subire gol: significa potersi permettere di attaccare senza paura, significa poter gestire i momenti di sofferenza, significa arrivare agli ultimi minuti con ancora lucidità.

Euro 2026 e la lista dei convocati: la Nazionale come sintesi del movimento

Il raduno coinvolge 18 calciatori. Tra i portieri compaiono Jurij Bellobuono (Napoli), Carlos Dalcin (Eboli) e Gianluca Parisi (Cosenza). Tra i giocatori di movimento, la lista unisce club italiani e percorsi internazionali: Venancio Baldasso, Fabricio Calderolli (Eboli), Matheus Barichello e Julio De Oliveira (Genzano), Ivan Cutruneo e Antonino Isgrò (Roma), Giuliano Fortini e Francesco Liberti (L84 Torino), Carmelo Musumeci, Michele Podda, Giovanni Pulvirenti, Luis Turmena (Catania), Italo Rossetti (Sporting Sala Consilina), Alex Merlim (Sporting CP), Gabriel Motta (Cartagena).

Euro 2026 diventa così anche una vetrina della crescita del futsal italiano: club competitivi, giocatori abituati a contesti differenti, un gruppo che deve trasformare queste esperienze in un’unica lingua comune.

Euro 2026 a Lubiana: Stožice Arena, Tivoli Hall e la pressione del calendario

La sede del Gruppo D è la Stožice Arena di Lubiana. Il programma è definito con orari precisi e, come già detto, include anche la Tivoli Hall per Italia-Ungheria. Dettagli che contano perché, in un torneo breve, la gestione della routine è fondamentale: recupero, alimentazione, riscaldamento, tempi di attivazione. Ogni cosa pesa, soprattutto quando l’avversario è di altissimo livello.

La stessa pagina richiama anche la struttura delle fasi successive, mostrando quanto la posizione nel girone possa condizionare incroci e percorso. Euro 2026, in questo senso, premia chi non si limita a “passare”, ma cerca di farlo nel modo migliore possibile.

Euro 2026 è cominciato al Giulio Onesti, ma il conto alla rovescia è già in corso

Roma è il punto di partenza, non la destinazione. L’Italfutsal resterà al Giulio Onesti fino al 19 gennaio, poi volerà in Slovenia con 17 calciatori e consegnerà la lista UEFA dei 14 che comporranno il gruppo per l’Europeo. La fase finale inizierà con un debutto durissimo contro il Portogallo, proseguirà con la Polonia e si chiuderà con l’Ungheria, in un girone che non concede cali di tensione.

Euro 2026, però, non è soltanto calendario e avversari. È un test di maturità. È la prova della cultura del lavoro costruita in questi mesi. È la capacità di trasformare un ambiente “che respira positività” in una squadra che respira insieme, anche quando la partita soffoca.

E forse è proprio questo il senso più profondo delle parole di Samperi: “concentrati e determinati”. Perché in un Europeo non vince chi sogna di più. Vince chi riesce a far diventare il sogno una prestazione, e la prestazione un percorso. Euro 2026 è lì, davanti. L’Italia ha iniziato a camminare.

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