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Serie D, Girone B: shock e rinascite in panchina

Il girone B ha un tratto caratteristico che lo rende affascinante e durissimo: l’apparente calma. Guardi la cartina, leggi i nomi delle piazze, immagini un campionato di sostanza e misura. E lo è, spesso. Ma proprio per questo, quando arriva un cambio tecnico, l’effetto è ancora più netto: come un tuono in un cielo che sembrava stabile. In questa stagione, la Serie D nel girone B sta vivendo una sequenza di scelte forti che raccontano quanto sia diventato fragile il confine tra pazienza e necessità.

Qui il cambio in panchina non è quasi mai folklore. È un gesto che arriva dopo riflessioni lunghe, dopo tentativi di tenere il gruppo unito, dopo settimane in cui la società valuta se la squadra stia perdendo il filo. Eppure, i fatti dicono che diverse realtà hanno deciso di intervenire: Leon, Pavia, Nuova Sondrio, Vogherese, Chievo. In alcuni casi, addirittura, la storia parte da prima dell’inizio del campionato, segno che certe stagioni nascono già con una tensione particolare.

Chievo, una panchina che cambia volto più di una volta

Il Chievo, nome che inevitabilmente porta con sé memorie di altri palcoscenici, vive la Serie D con un’attenzione enorme. E proprio questa attenzione rende ogni scelta più pesante. La stagione registra un primo cambio già prima della 1ª giornata: Riccardo Allegretti viene sostituito da Fabrizio Cacciatore il 1° agosto 2025. È una data che dice tutto: non si aspetta il campo, si interviene prima, come se la società avesse avvertito la necessità di ripartire immediatamente con un’altra guida.

Ma il campionato, poi, porta un ulteriore scossone. Il 15 dicembre 2025 Fabrizio Cacciatore viene sostituito da Marco Didu. Un doppio snodo che, nel giro di pochi mesi, cambia due volte la direzione. Questo tipo di percorso racconta una difficoltà tipica della Serie D: trovare un equilibrio tra identità e risultato. Perché la categoria non perdona esperimenti lunghi. Se la squadra non risponde, la pressione sale. E quando sale, le società spesso scelgono il taglio netto.

Didu arriva con l’obiettivo di dare una nuova compattezza e, soprattutto, un nuovo ritmo mentale. Perché in un girone come il B, dove molte partite sono tese e tattiche, la lucidità diventa un’arma. E l’allenatore, più che cambiare tutto, deve cambiare l’aria.

Pavia, la scossa di metà ottobre e la ricerca di stabilità

Il 13 ottobre 2025 il Pavia sostituisce Stefano Bellinzaghi con Antonio Filippini. In Serie D, ottobre è il mese in cui le società capiscono se la squadra sta crescendo o se sta accumulando problemi. Quando arriva il cambio in quel periodo, significa che la società ha percepito un rischio: quello di restare impantanati in un campionato dove uscire dalla palude è difficilissimo.

Filippini porta con sé l’idea di un calcio più pragmatico, più orientato alla gestione dei momenti. E nel girone B, questa è spesso la chiave: non sempre vince chi gioca più bello, ma chi sa attraversare le giornate storte senza crollare. Il Pavia, scegliendo di cambiare, ha dichiarato che la stagione non poteva essere lasciata alle sensazioni: serviva un reset.

Leon, il cambio che arriva presto e il segnale al campionato

Il 6 ottobre 2025 la Leon sostituisce Matteo Vullo con Ledian Memushaj. Qui il tempismo è ancora più immediato. Cambiare così presto è una scelta che parla di urgenza: forse i risultati non arrivano, forse lo spogliatoio non risponde, forse la società vede un rischio strutturale.

Memushaj, in questo contesto, è chiamato a fare una cosa semplice e complicata insieme: dare identità in fretta. Perché in Serie D, quando cambi presto, non puoi permetterti settimane di adattamento. Ogni domenica è una scadenza. E il girone B è pieno di squadre capaci di punirti se concedi anche solo un piccolo vuoto.

Nuova Sondrio, quando la montagna diventa ripida anche mentalmente

Il 10 novembre 2025 la Nuova Sondrio sostituisce Marco Amelia con Stefano Brognoli. Un cambio che fa rumore per un motivo evidente: Amelia non è un nome qualsiasi. E quando un nome importante viene sostituito, significa che la società sta cercando una svolta più profonda del semplice “aggiustamento”.

Qui il tema diventa la gestione della pressione e delle aspettative. Un ex professionista in panchina attira attenzione, alza le aspettative, porta un’idea di percorso ambizioso. Ma la Serie D è una categoria che richiede un linguaggio specifico, fatto di quotidianità, di micro-dettagli, di letture settimanali. Se quel linguaggio non si incastra con la realtà del gruppo, il campo presenta il conto.

Brognoli è chiamato a ricostruire equilibrio e fiducia. E nel girone B, dove tante partite si giocano sul filo, fiducia significa punti.

Vogherese, dicembre e la scelta di cambiare per non spegnersi

L’8 dicembre 2025 la Vogherese sostituisce Andrea Cavaliere con Andrea Macchetti. Dicembre è sempre il mese in cui le squadre capiscono se stanno arrivando vive al giro di boa. E quando il cambio arriva lì, significa che la società vuole evitare un inverno “passivo”, quei mesi in cui ti ritrovi a rincorrere senza fiato.

Macchetti entra con l’obiettivo di dare una scossa, di cambiare il modo in cui la squadra vive la partita e, spesso, il modo in cui la squadra vive la settimana. In Serie D, la differenza la fa anche la qualità delle sedute, l’intensità degli allenamenti, l’attenzione ai dettagli. E un allenatore nuovo porta sempre una cultura nuova, anche solo cambiando priorità.

Oltrepò, un cambio prima ancora dell’avvio della Serie D

C’è un caso che racconta bene quanto certe stagioni nascano già in tensione. L’Oltrepò sostituisce Maurizio Parolini con Pablo Granoche il 25 agosto 2025, dunque prima dell’avvio pieno del campionato.

Questo tipo di cambio è una dichiarazione: la società non ha voluto aspettare il campo per capire che serviva una strada diversa. E quando succede, significa che la programmazione è stata rivista in corsa, che la fiducia si è consumata troppo presto, o che si è intravista un’occasione per alzare livello e attenzione.

Granoche, per definizione, porta una presenza mediatica e una personalità che cambiano subito la percezione. Ma la Serie D non si lascia impressionare dai nomi: pretende sostanza. E quindi, anche qui, il cambio diventa una scommessa sulla capacità di trasformare prestigio in continuità.

Cosa dicono questi cambi: la Serie D come campionato di nervi

Mettendo insieme tutti questi passaggi, il girone B mostra una caratteristica precisa: è un campionato in cui la tensione non è sempre visibile, ma è sempre presente. E quando esplode, lo fa con decisioni nette.

Il Chievo ha vissuto un doppio snodo che racconta la difficoltà di trovare la formula giusta tra identità e risultato. Il Pavia ha scelto la svolta a metà ottobre per non restare impantanato. La Leon ha cambiato presto, segno di urgenza e volontà di invertire subito. La Nuova Sondrio ha fatto una scelta pesante sostituendo un nome forte, cercando pragmatismo e compattezza. La Vogherese ha cambiato a dicembre per non spegnersi nella fase più dura. L’Oltrepò, infine, ha riscritto la panchina prima ancora di cominciare.

Tutto questo è Serie D: un campionato che non perdona esitazioni. E un girone, quello B, in cui la solidità è spesso l’unico lusso.

Il verdetto vero: quando l’effetto cambio finisce e resta la sostanza

La grande domanda, adesso, è la stessa per tutti: quanto durerà l’effetto del cambio. In Serie D c’è spesso una “scossa” iniziale: più aggressività, più attenzione, più fame. Ma la scossa, se non diventa sistema, si spegne. E allora resta la sostanza: la qualità del lavoro, la capacità di gestire i momenti difficili, la lucidità nelle partite che valgono doppio.

Il girone B si prepara quindi a un ritorno in cui le panchine saranno un tema centrale. Perché ogni società che ha cambiato ha fatto una promessa: cambierà anche il destino. E in un campionato così, il destino lo decide sempre il campo, ma il campo lo prepari in settimana. E la settimana, in Serie D, la guida l’allenatore.

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