Nel girone C c’è un’energia particolare, quasi un rumore di fondo che accompagna ogni domenica. È il rumore del calcio del Nord-Est che non si ferma, che vive di organizzazione, di identità territoriali fortissime e di un ritmo competitivo che non concede tregua. Qui la Serie D non è mai un semplice campionato: è un laboratorio di ambizioni, una frontiera dove la qualità del lavoro settimanale conta quanto la qualità dei singoli. E proprio per questo, quando una società decide di cambiare allenatore, la notizia pesa in modo diverso. Non è solo un volto nuovo a bordo campo. È un cambio di linguaggio, di metodo, di gerarchie, di pressione. È una scelta che racconta urgenza, ma anche visione.
La stagione 2025/26, nel girone C, sta disegnando una geografia emotiva fatta di ribaltoni, traghetti improvvisi tra un’idea e l’altra, e persino di passaggi rapidi attraverso la figura dell’interim, come se alcune società avessero sentito il bisogno di un respiro breve prima di prendere la decisione definitiva. Luparense e Calvi Noale sono esempi lampanti di questa dinamica, con sequenze serrate che raccontano quanto sia difficile trovare una traiettoria stabile quando il campionato ti chiede risultati immediati.
In un contesto così competitivo, la Serie D mostra il suo volto più vero: quello in cui l’allenatore è il custode della continuità, ma anche il primo a pagare quando la continuità si spezza. E il girone C, in questa stagione, è un romanzo di panchine che cambiano, di tentativi di rimettere insieme i pezzi, di scelte che puntano a trasformare un momento fragile in un punto di svolta.
Luparense, tre scosse e una ricerca che non ammette pause
Quando una squadra cambia due volte in pochi giorni, non è mai una semplice coincidenza. È un segnale. La Luparense, nel girone C, ha vissuto una delle traiettorie più intense sul piano della guida tecnica. Il 25 settembre 2025 Massimo Agovino viene sostituito da Maurizio Morra in qualità di interim, e appena cinque giorni più tardi, il 30 settembre 2025, è Loris Beoni a prendere in mano la squadra sostituendo lo stesso Morra.
In Serie D, una scelta così rapida racconta spesso un doppio bisogno. Da un lato la necessità di fermare immediatamente un’emorragia di risultati o di certezze. Dall’altro l’esigenza di non sbagliare la scelta “lunga” e quindi di prendersi un tempo tecnico, anche brevissimo, per completare la transizione. L’interim, in questi casi, è una figura che fa da argine: tiene il gruppo insieme, evita che lo spogliatoio si disperda, mantiene un minimo di continuità mentre la società decide il futuro.
Ma la storia della Luparense non finisce con l’arrivo di Beoni. Perché il 27 dicembre 2025 si registra un ulteriore cambio: Beoni viene sostituito da Nicola Zanini. Il periodo natalizio, in Serie D, è spesso un momento crudele. È la fase in cui la classifica inizia a “parlare” con più durezza, perché si entra nella parte di stagione in cui non basta più dire “c’è tempo”. E allora alcune società scelgono la svolta proprio lì, con la convinzione che un cambio a cavallo tra fine anno e inizio anno possa ridisegnare il girone di ritorno.
Zanini eredita una responsabilità pesante: trasformare una sequenza di scosse in stabilità. Perché le scosse, se continuano, rischiano di diventare identità negativa. La sfida, in questi casi, è doppia: sistemare la squadra sul piano tattico e ricostruire un patto emotivo, quella fiducia che in Serie D è spesso più fragile di quanto si creda. Il girone C, con il suo ritmo, ti punisce se sei indeciso. E la Luparense ha scelto di essere decisa, anche a costo di cambiare più volte.
Calvi Noale, il passaggio lampo dall’interim alla scelta definitiva
Se la Luparense racconta la complessità di una stagione che chiede risposte continue, il Calvi Noale racconta la stessa urgenza con una rapidità quasi chirurgica. Il 4 ottobre 2025 Angelo Vernucci viene sostituito da Daniele Battaggia come interim. Appena due giorni dopo, il 6 ottobre 2025, Battaggia lascia il posto a Massimiliano De Mozzi.
In un campionato come la Serie D, un cambio così ravvicinato è la fotografia di un momento in cui la società percepisce che ogni settimana persa può costare carissimo. Il passaggio attraverso un interim, qui, sembra quasi una formalità necessaria a gestire la transizione, a tenere la squadra in carreggiata mentre si finalizza l’accordo o si completa la scelta strategica.
De Mozzi arriva come figura chiamata a dare direzione. E direzione, nel girone C, significa anche capacità di adattamento. Perché questo girone è pieno di squadre organizzate, spesso aggressive, capaci di colpirti sui dettagli: una palla inattiva, una seconda palla, una transizione mal gestita. Un allenatore che subentra deve trovare immediatamente un equilibrio tra idee e pragmatismo. Deve capire cosa cambiare e cosa salvare. E soprattutto deve farlo senza rompere il gruppo, che nel dilettantismo è un organismo delicato: lavora, si allena, ma vive anche di legami personali forti, di abitudini che possono diventare ancore o zavorre.
Il caso Calvi Noale è un esempio perfetto di quanto la Serie D sia diventata un campionato in cui le società non aspettano che la crisi diventi irreversibile. Tentano di anticiparla. E anticipare, a volte, significa intervenire in modo netto e immediato.
Portogruaro, dal cambio d’autunno alla svolta di fine anno
Il Portogruaro è un altro capitolo interessante di questa stagione, perché mostra come il girone C viva anche di scelte diluite nel tempo. Il 10 ottobre 2025 René Lobello viene sostituito da Massimiliano Moras. Ottobre, in Serie D, è un mese che spesso definisce lo spartiacque tra la fiducia e il dubbio. Un cambio in quel periodo significa che la società ha percepito un rischio concreto: quello di una stagione che si avvita troppo presto.
Poi, il 30 dicembre 2025, arriva un altro passaggio: Moras viene sostituito da Gianluca Rorato. È un cambio che, collocato a fine anno, parla la stessa lingua delle scelte natalizie: la necessità di aprire il 2026 con un progetto più convincente, con una scossa che possa dare un altro volto al girone di ritorno.
Il Portogruaro, con questa doppia svolta, racconta un problema tipico della Serie D: la difficoltà di trovare continuità in un campionato dove la continuità è spesso l’unico vero vantaggio competitivo. Se una squadra riesce a non cambiare e a crescere, si porta avanti. Se è costretta a cambiare, deve compensare con una capacità di reazione rapidissima. Rorato, in questa prospettiva, non arriva soltanto per portare idee. Arriva per portare certezze.
Clodiense, la scelta di novembre per non lasciare scappare il campionato
Il 3 novembre 2025 la Clodiense cambia: Bruno Tedino viene sostituito da Roberto Vecchiato. Novembre è un mese ingannevole in Serie D. Non sei ancora a metà stagione, eppure inizi a sentire che le strade stanno prendendo forma. Se sei in difficoltà, novembre può diventare il mese in cui capisci che serve un taglio, perché altrimenti l’inverno ti travolge. Se invece sei in alto, novembre è il mese in cui capisci che non puoi concederti cali.
Qui l’impressione è che la Clodiense abbia scelto di non aspettare. Vecchiato entra in un campionato che richiede immediata capacità di lettura: capire la squadra, capire il girone, capire cosa serve per trasformare un gruppo in un meccanismo più efficace. Nel girone C, dove la preparazione tattica è spesso alta e le partite sono condizionate dal ritmo, l’allenatore deve lavorare sul dettaglio e sulla testa.
Un cambio a novembre, se accompagnato da una risposta immediata, può diventare un acceleratore incredibile. Ma se la risposta tarda, il rischio è quello di entrare in una spirale. La Serie D è spietata perché non ti concede di “perdere tempo”. Il tempo, in questo campionato, è sempre il bene più scarso.
Conegliano, il bisogno di un nuovo corso nel cuore dell’autunno
Il 10 novembre 2025 anche il Conegliano cambia guida: Nico Pulzetti viene sostituito da Alessandro Pontarollo. Questo passaggio racconta un aspetto fondamentale della Serie D: la necessità di riallineare identità e risultati. Perché spesso il problema non è soltanto il punteggio. È la percezione che il progetto stia andando in una direzione diversa da quella immaginata.
Pontarollo entra con un compito che, in questa categoria, è sempre delicato: ricostruire. Ricostruire una settimana tipo, ricostruire le gerarchie, ricostruire la fiducia. E farlo in un girone dove ogni domenica incontri squadre strutturate, dove ogni punto perso pesa perché la concorrenza non ti aspetta.
In un campionato così, cambiare allenatore può anche essere un modo per “riaccendere” il gruppo. Perché l’effetto novità, in Serie D, spesso produce una scintilla: più intensità, più attenzione, più competitività interna. Ma la scintilla deve diventare fuoco controllato, non incendio. E qui la differenza la fa l’allenatore: la sua capacità di incanalare l’energia verso un sistema.
Adriese, dicembre e la necessità di una svolta organizzativa
Il 2 dicembre 2025 arriva un altro cambio significativo: l’Adriese sostituisce Massimo Pedriali con Emanuele Busetto. Dicembre, nel girone C, ha sempre un sapore particolare. È il mese in cui le squadre iniziano a guardarsi allo specchio e a chiedersi: siamo davvero ciò che pensavamo di essere. Se la risposta è no, le società spesso intervengono.
Busetto entra in una fase in cui l’allenatore deve essere anche un gestore di energie. Perché l’inverno, tra campi pesanti, partite ravvicinate e tensione crescente, consuma. E una squadra non va solo allenata. Va protetta. Va mantenuta lucida. Va resa capace di attraversare la fatica senza perdere identità.
La Serie D, in questo senso, è un campionato di resistenza. E l’Adriese ha scelto di cambiare per migliorare la propria capacità di resistere.
Campodarsego, gennaio e la figura dell’interim come ponte
Se dicembre è il mese delle verità, gennaio è il mese delle urgenze. Il Campodarsego registra un cambio il 5 gennaio 2026: Maurizio Bedin viene sostituito da Franco Gabrieli come interim. La tabella dei cambi riporta poi anche una successiva voce che conferma la presenza dell’interim in data 12 gennaio 2026, segnale che la gestione transitoria si è protratta in quei giorni.
Nel calcio dilettantistico, la scelta dell’interim a gennaio è spesso legata a due esigenze: guadagnare tempo senza lasciare il gruppo scoperto e mantenere una continuità minima mentre la società decide la soluzione definitiva. Ma è anche un segnale di attenzione al clima interno. Perché a gennaio, quando le energie sono già state consumate e il girone di ritorno chiede un salto mentale, il rischio più grande è la dispersione.
Gabrieli, in questa fase, diventa il custode dell’equilibrio. Deve tenere insieme lo spogliatoio, gestire le pressioni, evitare che la transizione si trasformi in incertezza. E nel girone C, dove molte squadre hanno un’identità forte, l’incertezza è una condanna.
Cosa racconta il girone C: una Serie D dove la continuità è un privilegio
Guardando l’insieme di questi cambi, il girone C racconta una verità che vale per tutta la Serie D, ma qui si vede ancora di più: la continuità è un privilegio. Non tutte le squadre riescono a permettersela, perché non tutte trovano subito un equilibrio tra ambizioni, risultati e identità. E quando quell’equilibrio manca, la panchina diventa il primo luogo in cui la società interviene.
La Luparense e il Calvi Noale mostrano come la Serie D possa anche vivere di scelte rapidissime, quasi a catena, con passaggi attraverso interim che funzionano da ponte. Il Portogruaro racconta invece una storia di doppia correzione nel tempo, con una svolta autunnale e una di fine anno. Clodiense e Conegliano rappresentano il momento di novembre, quel mese in cui la società decide se aspettare o intervenire per non farsi travolgere. L’Adriese sceglie di cambiare a dicembre, proprio nel punto in cui la stagione chiede decisioni nette. Il Campodarsego, infine, entra in una fase di transizione a gennaio, con l’interim come elemento di stabilità temporanea.
Tutte queste storie, insieme, sono la fotografia di un campionato che non concede lentezze. E che, proprio per questo, è così affascinante.
Il girone di ritorno: quando l’effetto cambio svanisce e resta il lavoro
C’è un momento, in ogni stagione di Serie D, in cui l’effetto novità smette di essere sufficiente. Dopo le prime due o tre settimane dal cambio, quando la squadra ha avuto la scossa emotiva, torna a contare la sostanza. E la sostanza è lavoro: allenamenti, organizzazione, letture tattiche, gestione delle energie, capacità di restare uniti nelle partite sporche.
Nel girone C questo sarà il vero banco di prova. Perché chi ha cambiato lo ha fatto con una promessa implicita: la squadra sarà diversa. Ma essere diversi non basta, se non diventi anche più continuo. E la continuità, in Serie D, è spesso l’unica strada per raggiungere un obiettivo: che sia un vertice, una zona playoff, o una salvezza tranquilla.
Gli allenatori subentrati dovranno quindi trasformare il “nuovo” in “stabile”. Dovranno trovare un equilibrio tra coraggio e prudenza, tra aggressività e gestione, tra pressione e serenità. Dovranno soprattutto costruire una squadra capace di non tremare quando il campionato entra nella sua fase più dura: quella in cui ogni punto pesa doppio e ogni errore si paga senza appello.
Conclusione: il girone C come specchio della Serie D moderna
Il girone C, in questa stagione, è uno specchio perfetto della Serie D moderna. Un campionato in cui le società sono sempre più reattive, in cui la programmazione deve confrontarsi con l’urgenza del risultato, in cui l’allenatore è figura centrale non solo sul piano tecnico ma anche su quello psicologico. I cambi in panchina raccontano ambizioni, paure, necessità. Raccontano anche una cosa semplice: qui nessuno vuole rassegnarsi.
E forse è proprio questo il fascino più grande. La Serie D, nel girone C, è un campionato dove tutto sembra sempre sul punto di cambiare. Dove una scelta può rimettere in moto una stagione. Dove una panchina nuova può trasformare la settimana e, con la settimana, la domenica. E dove il girone di ritorno sarà la vera sentenza: perché a quel punto non conterà più la novità, ma soltanto la capacità di costruire risultati dentro la fatica.



