C’è un modo particolare con cui il girone E ti entra sotto pelle. Non è soltanto la geografia, che mescola Toscana, Umbria e traiettorie di provincia in cui ogni trasferta diventa un viaggio vero. È soprattutto il ritmo con cui le stagioni cambiano volto: una domenica ti senti in controllo, quella dopo scopri che la classifica è un organismo vivo e spietato. In questo girone, più che altrove, l’equilibrio è fragile perché le squadre sono spesso costruite per essere competitive, le piazze sono esigenti e la Serie D non concede periodi di “assestamento” lunghi come una volta.
Ecco perché, quando si parla di panchine, il girone E offre una lettura molto chiara del campionato 2025/26. I cambi tecnici non sono soltanto episodi isolati: sono segnali. Segnali di società che vogliono invertire l’inerzia, di gruppi che hanno bisogno di un nuovo linguaggio, di piazze che non accettano di galleggiare. In alcune realtà la svolta arriva in autunno, in altre esplode a dicembre, nel momento in cui l’inverno trasforma ogni errore in un problema strutturale. E in almeno un caso, l’inizio di gennaio porta un ulteriore scossone, come se la ripartenza del girone di ritorno pretendesse un’aria nuova prima ancora di riprendere fiato.
Nel girone E, i cambi in panchina registrati coinvolgono Poggibonsi, Follonica Gavorrano, Camaiore, Ghiviborgo, Cannara e Orvietana. È un elenco che, letto con attenzione, racconta molto più di una semplice alternanza di nomi. Racconta un campionato che vive di ambizione e di ansia da prestazione, ma anche di pragmatismo. Perché cambiare allenatore in Serie D significa assumersi una responsabilità enorme: economica, organizzativa, emotiva. E farlo in un girone così competitivo significa scegliere di non aspettare che il campo diventi giudice definitivo.
Poggibonsi, ottobre e la necessità di cambiare spartito
Il primo snodo significativo del girone E arriva in ottobre. Il 14 ottobre 2025 il Poggibonsi cambia guida: Federico Barontini viene sostituito da Gabrio Gamma. Ottobre, in Serie D, non è mai un mese neutro. È il punto in cui le società iniziano a capire se le intuizioni estive stanno funzionando oppure se la squadra sta perdendo qualcosa di essenziale: compattezza, aggressività, identità.
Il Poggibonsi, piazza che conosce bene il peso delle aspettative, si trova così davanti a una scelta che è tipica del dilettantismo di alto livello: intervenire presto per evitare che la stagione prenda una direzione difficile da correggere. Cambiare in ottobre significa voler anticipare i problemi, non limitarsi a inseguirli. E significa anche inviare un messaggio allo spogliatoio: il tempo dell’attesa è finito, adesso servono risposte.
Gamma, in un contesto del genere, non viene chiamato soltanto per “fare punti”. Viene chiamato per rimettere in ordine un percorso. In Serie D l’ordine non è un concetto estetico, ma un fattore competitivo: saper leggere i momenti, saper soffrire, saper cambiare pelle dentro una partita. E nel girone E, dove le gare spesso si decidono su episodi, l’allenatore deve costruire una squadra capace di stare lucida quando la partita si spezza.
Questo è il punto centrale: il cambio in panchina non è soltanto un gesto tecnico. È una revisione di mentalità. E quando arriva in ottobre, racconta una società che non vuole lasciarsi trascinare dagli eventi.
Follonica Gavorrano, novembre e la svolta che cerca solidità
Il 4 novembre 2025 il Follonica Gavorrano cambia: Francesco Baiano viene sostituito da Lucio Brando. Novembre è un mese sottile, perché non sei ancora nel cuore del campionato ma inizi a percepire che la classifica sta prendendo forma. È il mese in cui le squadre smettono di essere “progetti” e iniziano a essere “risultati”. Per una società ambiziosa, questo passaggio è decisivo.
Quando un club interviene in novembre, di solito lo fa per un motivo che non è solo legato al punteggio: lo fa perché teme che la squadra non stia crescendo nel modo giusto. Magari i risultati sono altalenanti, magari la prestazione non convince, magari il gruppo non sembra avere quella compattezza che serve per affrontare l’inverno. Nel girone E, l’inverno pesa: non tanto per il clima, quanto per il carico emotivo. Ogni partita diventa una prova di maturità e le difficoltà si moltiplicano.
Brando entra in questo quadro come figura chiamata a dare stabilità. La stabilità in Serie D si costruisce con due ingredienti: organizzazione e fiducia. L’organizzazione ti permette di non sbandare quando la partita diventa caotica. La fiducia ti permette di non crollare dopo un gol subito o una settimana storta. L’allenatore nuovo, quindi, deve fare un lavoro doppio: sistemare la squadra in campo e ricucire la percezione che la squadra ha di sé stessa.
Il Follonica Gavorrano, scegliendo questa svolta, dichiara una cosa semplice e severa: non possiamo permetterci di entrare nell’inverno senza un’identità forte.
Camaiore, fine novembre e la correzione prima della tempesta
Il 26 novembre 2025 anche il Camaiore cambia guida: Pietro Cristiani viene sostituito da Stefano Turi. È un cambio che arriva in una finestra molto particolare. Il campionato sta scivolando verso dicembre, e chi arriva in dicembre senza certezze spesso paga con settimane complicate. Cambiare a fine novembre significa voler anticipare la tempesta.
In Serie D l’effetto del cambio allenatore è spesso immediato: la squadra si scuote, i giocatori si risvegliano, la concorrenza interna aumenta. Ma quell’effetto non dura se non viene trasformato in una struttura. Qui entra in gioco la qualità dell’allenatore subentrante. Turi, in un contesto come quello del girone E, deve lavorare su un equilibrio delicato: non cambiare tutto e non perdere ciò che funzionava, ma intervenire sui punti deboli con chiarezza.
Il Camaiore, scegliendo un cambio in quella fase, mostra di voler proteggere la stagione. Anche perché, nel calcio dilettantistico, non c’è il lusso di “aspettare marzo per capire”. La Serie D è rapida: se sbagli due o tre settimane, rischi di trovarti in una zona di classifica che diventa una gabbia.
Ecco perché questo cambio va letto come una scelta di lucidità. Non è una reazione scomposta. È un tentativo di rimettere il progetto su binari più solidi prima che l’inverno lo faccia deragliare.
Ghiviborgo, dicembre e il bisogno di un nuovo equilibrio
Il 23 dicembre 2025 il Ghiviborgo cambia guida: Corrado Ingenito viene sostituito da Juriy Cannarsa. Cambiare a ridosso delle feste ha un significato emotivo fortissimo. In quel periodo le squadre vivono una sorta di resa dei conti: si tirano le somme, si guarda la classifica, si valuta se il gruppo ha davvero le risorse per reggere il girone di ritorno. Se la risposta è incerta, molte società decidono di intervenire prima della ripartenza.
Il Ghiviborgo, con questa scelta, racconta il lato più duro della Serie D: l’idea che non basti “restare in corsa”. Serve anche dare la sensazione di avere un percorso credibile. Un cambio a dicembre è una dichiarazione: vogliamo cambiare il 2026, non limitarci a subirlo.
Cannarsa entra con un compito che, nel dilettantismo, è spesso decisivo: ridare fiducia senza creare confusione. Perché l’allenatore nuovo porta una nuova routine, nuovi principi, nuove gerarchie. Se queste novità vengono assimilate con ordine, la squadra può rinascere. Se vengono vissute come caos, la squadra rischia di smarrirsi.
Nel girone E, dove molte partite sono tese e dove gli episodi contano tantissimo, la capacità di restare lucidi e compatti è un valore enorme. E il Ghiviborgo, con questo cambio, sembra voler puntare proprio su questa dimensione: una squadra più stabile mentalmente, prima ancora che tecnicamente.
Cannara, fine dicembre e la scelta di cambiare pelle
Il 28 dicembre 2025 è la volta del Cannara: Antonio Armillei viene sostituito da Simone Fuscagni. Anche qui siamo nel cuore del periodo più simbolico. A fine dicembre le società non vogliono entrare nel nuovo anno con dubbi. Vogliono entrare con una direzione. E nel calcio dilettantistico, la direzione è spesso ciò che fa la differenza tra una squadra che lotta e una squadra che si spegne.
Cambiare in quel momento significa anche riconoscere che la prima parte di stagione non ha prodotto ciò che si sperava. Non necessariamente per colpa dell’allenatore, perché in Serie D le difficoltà sono sempre multifattoriali: rosa, infortuni, episodi, calendario, adattamento. Ma la società, quando cambia, cerca un elemento immediato: la scossa.
Fuscagni viene chiamato per cambiare pelle alla squadra, per darle un nuovo modo di stare in campo e, soprattutto, un nuovo modo di affrontare le partite decisive. In questa categoria, spesso, non si tratta di fare calcio spettacolare. Si tratta di fare calcio efficace. E l’efficacia nasce dalla capacità di leggere i momenti: sapere quando alzare il baricentro, quando abbassarsi, quando rischiare e quando gestire.
Il Cannara, con questo cambio, entra nel 2026 con una speranza precisa: che la nuova guida possa trasformare l’urgenza in compattezza.
Orvietana, gennaio e la svolta che arriva con la ripartenza
Nel girone E c’è anche un segnale che arriva direttamente a gennaio. Il 12 gennaio 2026 viene indicata l’uscita di Antonio Rizzolo dalla panchina dell’Orvietana, con la tabella che registra la variazione senza riportare il successore. Questo dettaglio racconta bene una cosa: a volte, nel dilettantismo, i cambi avvengono in un tempo rapidissimo e la cronaca “tecnica” si aggiorna prima ancora che la narrazione venga completata in modo pubblico.
Ma il fatto che l’Orvietana intervenga proprio all’inizio del nuovo anno è significativo. È come se il club avesse percepito la necessità di ripartire con un’aria nuova nel momento in cui il campionato entra nella fase più pesante. Gennaio è il mese in cui il girone di ritorno inizia a mordere, e chi non è pronto rischia di essere trascinato in una lotta logorante.
Un cambio in quel periodo è una scelta che ha sempre un prezzo emotivo alto, perché la squadra è già “dentro” il campionato, già stanca, già segnata da ciò che è successo. L’allenatore subentrante, quindi, deve fare un lavoro complesso: ricostruire e allo stesso tempo correre. Non può permettersi settimane di rodaggio, perché ogni domenica è una scadenza.
L’Orvietana, con questa svolta di gennaio, entra nel capitolo più duro della stagione con un’idea: non vogliamo trascinarci, vogliamo reagire.
Che cosa raccontano le panchine del girone E: la Serie D come campionato della scelta
Se si osserva la cronologia di questi cambi, emerge un tema centrale. Nel girone E, la panchina diventa lo strumento con cui le società dichiarano la loro intenzione. Ottobre e novembre raccontano la volontà di intervenire presto, di non aspettare che i problemi si sedimentino. Dicembre racconta la paura di arrivare all’inverno senza identità. Gennaio racconta la necessità di dare una scossa immediata nella fase in cui il campionato non concede più alibi.
Il Poggibonsi cambia a metà ottobre, scegliendo una svolta che vuole essere preventiva. Il Follonica Gavorrano interviene a inizio novembre per cercare solidità e continuità prima che la stagione diventi una lotta di nervi. Il Camaiore corregge a fine novembre, quasi a voler entrare nell’inverno con una squadra più pronta. Il Ghiviborgo e il Cannara cambiano a dicembre, nel momento in cui molte società decidono se credere davvero nella possibilità di ribaltare la stagione. L’Orvietana interviene a gennaio, mostrando che il girone di ritorno è un tempo di decisioni rapide e spesso definitive.
Tutto questo è Serie D. Un campionato che non ti permette di essere tiepido. O scegli, o subisci. E il girone E, con queste panchine cambiate, mostra una Serie D in cui le società sono sempre più reattive e sempre meno disposte ad aspettare.
Il vero banco di prova: quando finisce l’effetto novità
C’è una verità che chi segue la Serie D conosce bene: il cambio allenatore produce quasi sempre una scossa, ma la scossa dura poco. Due, tre partite. Poi resta la sostanza. E la sostanza, nel calcio dilettantistico, è il lavoro settimanale: la qualità degli allenamenti, la cura dei dettagli, la gestione delle energie, la capacità di tenere alto il livello mentale anche quando i risultati non arrivano subito.
Il girone E entrerà adesso in quella fase in cui i nuovi allenatori dovranno dimostrare di essere più di un “effetto”. Dovranno trasformare la novità in continuità. E la continuità è ciò che decide le stagioni: non solo al vertice, ma anche nelle zone di classifica in cui la tensione è costante.
Per farlo, serviranno scelte chiare. Servirà una gestione intelligente degli uomini. Servirà soprattutto la capacità di creare un’identità semplice e funzionale, perché in Serie D le idee troppo complesse spesso si scontrano con la realtà del tempo e delle risorse. Il calcio di questa categoria premia chi è concreto e coerente.
Ecco perché, nel girone E, la partita più importante non è solo quella della domenica. È quella invisibile, settimanale, fatta di micro-decisioni: come si gestisce un errore, come si protegge un giovane, come si guida un leader, come si reagisce a un episodio contrario. È lì che un cambio in panchina diventa davvero un cambio di destino.
Il girone E e la stagione che si decide anche dalla panchina
Il girone E 2025/26 sta raccontando una Serie D che non fa sconti e che costringe le società a scegliere. I cambi di allenatore sono diventati un linguaggio con cui i club parlano al campionato e ai propri tifosi. Parlano di ambizioni, di paure, di urgenze. Parlano anche di coraggio, perché cambiare significa assumersi un rischio e dichiarare che la stagione vale abbastanza da essere difesa.
Da qui in avanti, la storia entrerà nella sua parte più vera. Perché la Serie D non giudica le intenzioni, giudica i risultati. E nel girone E, dove la competizione è feroce e i margini sono stretti, ogni scelta fatta in panchina verrà misurata in punti, in prestazioni e in capacità di reggere i momenti difficili.
Le scosse ci sono state. Adesso serve la ricostruzione. E nel calcio dilettantistico, la ricostruzione è sempre il lavoro più duro, ma anche quello che può rendere una stagione memorabile.



