L’Eccellenza marchigiana è un campionato che sembra cucito addosso alla sua terra. Ha l’orgoglio delle piazze, la rivalità delle province, la fatica delle trasferte e quel modo tutto marchigiano di vivere il calcio: senza fronzoli, ma con una partecipazione autentica. Qui la classifica non è mai un semplice elenco: è una mappa emotiva. Ti dice chi sta correndo, chi sta resistendo, chi sta trovando soluzioni e chi invece sta cercando disperatamente una svolta.
Dopo 17 giornate, l’Eccellenza marchigiana 2025/26 è entrata nella fase in cui i numeri iniziano a fare rumore. Non abbastanza per parlare di verdetti definitivi, ma abbastanza per capire che la stagione si sta orientando. In alto c’è una capolista che prova a dare un’accelerazione. Subito dietro, però, c’è un gruppo che non lascia spazio a gestione e calcoli. E sotto, la lotta per respirare è già concreta, con distanze minime che trasformano ogni scontro diretto in una piccola finale.
E non è solo un’impressione: anche i dati complessivi del campionato raccontano un torneo vivo, con 257 gol segnati e una media di 2,12 reti a partita, un equilibrio evidente tra il valore del fattore campo e la difficoltà delle trasferte. Le vittorie interne sono il 45%, quelle esterne il 21%, mentre i pareggi arrivano al 34%. In poche parole, Eccellenza marchigiana è un campionato in cui vincere fuori pesa tantissimo e pareggiare non è mai un risultato “neutro”: spesso è un punto guadagnato o due punti persi, a seconda della prospettiva.
La classifica dopo 17 giornate: Fermana davanti, ma nulla è deciso
La classifica dell’Eccellenza marchigiana dopo 17 partite giocate è una fotografia limpida: in testa c’è la Fermana con 33 punti, frutto di 10 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte, con 35 gol fatti e 22 subiti, differenza reti +13. È una capolista che sa segnare e che ha trovato un ritmo costante, ma che non può permettersi alcuna distrazione, perché dietro la pressione è reale.
Secondo posto per il Trodica a 29 punti (8 vittorie, 5 pareggi, 4 sconfitte), con un ottimo saldo +11. Terza la K Sport a 27, poi Osimana a 26 e Montefano a 25: cinque squadre raccolte in otto punti, con la sensazione che la corsa ai piani alti sia ancora apertissima. È qui che l’Eccellenza marchigiana mostra il suo tratto tipico: chi sta davanti non può gestire, chi insegue non può sbagliare.
Subito sotto troviamo un blocco che rende il campionato ancora più interessante: Urbania e Sangiustese VP a 24, Fermignanese 1923 a 23, Tolentino e MCC Montegranaro a 22. È un centroclassifica che vive sul filo: due vittorie ti spingono in zona alta, due risultati negativi ti trascinano verso la parte calda. E in un torneo dove il pareggio è frequente, la differenza spesso la fa la capacità di trasformare una partita bloccata in tre punti.
Poi c’è il gruppo che guarda sia avanti sia indietro: Jesi e Matelica a 21, Urbino a 20, Chiesanuova a 19. Infine la zona più delicata: Fabriano Cerreto a 16 e Civitanovese a 14. Qui il campionato diventa urgenza: non puoi più aspettare “il momento giusto”, perché ogni giornata senza punti complica la rincorsa.
L’ultima giornata: risultati che pesano più del punteggio
La 17ª giornata dell’Eccellenza marchigiana, giocata l’11 gennaio 2026, è stata una giornata da campionato vero: pareggi pesanti, vittorie che spostano inerzia, risultati che raccontano quanto sia dura ogni domenica.
Chiesanuova-K Sport 0-0 è il classico pareggio che non è mai davvero neutro. Da un lato ti tiene in equilibrio, dall’altro ti lascia la sensazione di aver perso un’occasione, soprattutto quando la classifica è così corta. Civitanovese-Fermana 1-2, invece, è un risultato che parla chiarissimo: la capolista fa punti anche fuori, e farli fuori in un campionato dove le vittorie esterne sono meno frequenti vale tantissimo. È una di quelle partite che, in Eccellenza marchigiana, costruiscono la credibilità di chi sta davanti.
Fabriano Cerreto-Sangiustese VP 0-0 è un altro pareggio che pesa. Per chi sta sotto è un punto che può valere ossigeno, per chi vuole salire è un inciampo che obbliga a recuperare subito. Urbino-MCC Montegranaro 0-1 è la conferma di un concetto chiave: vincere in trasferta è un’arma. E quando lo fai, non porti a casa solo tre punti, porti a casa un messaggio per tutto il campionato.
Trodica-Jesi 2-1 è un successo che mantiene il Trodica in altissima quota e rafforza la sua candidatura a protagonista stabile. Urbania-Tolentino 4-3 è la partita che riassume l’anima dell’Eccellenza marchigiana: ritmo, gol, momenti che cambiano, e un risultato che può segnare l’umore di due squadre per settimane. Osimana-Fermignanese 1923 1-1 è un altro pareggio “da classifica”, perché muove entrambe ma non risolve i dubbi. Montefano-Matelica 2-0, infine, è una vittoria netta che ridisegna la zona alta e avvicina ulteriormente le squadre che stanno inseguendo.
Sono risultati che, presi insieme, raccontano un campionato in cui la vetta resta stretta e dove chi vuole davvero stare davanti deve imparare a fare punti anche quando la partita non è comoda.
Eccellenza marchigiana, la lotta in alto: il tema è la continuità
Guardando la classifica, il tema dell’Eccellenza marchigiana in questo momento è chiarissimo: continuità contro pressione per il sogno Serie D. La Fermana è davanti e ha già dimostrato di saper vincere, ma dietro il Trodica resta a contatto e la K Sport è lì, pronta ad approfittare di qualsiasi passo falso. Osimana e Montefano completano un gruppo che non sembra disposto a recitare da comparsa.
Qui la differenza, da gennaio in poi, la fanno tre cose. La prima è la gestione degli scontri diretti: quando giochi contro una rivale, non è solo una partita, è una manovra di classifica. La seconda è la capacità di vincere le partite “sporche”, quelle in cui non sei brillante ma devi comunque portare a casa punti. La terza è la tenuta mentale: perché quando sei nelle prime posizioni, ogni squadra che incontri ti gioca addosso la partita dell’anno.
Il centroclassifica che può ribaltare il finale
C’è poi una zona che, nei dilettanti, è sempre decisiva: quella tra il sesto e il tredicesimo posto. Urbania, Sangiustese VP, Fermignanese 1923, Tolentino, MCC Montegranaro, Jesi, Matelica, Urbino e Chiesanuova sono racchiuse in un corridoio dove basta un filotto per cambiare stagione.
È la zona in cui spesso nascono le sorprese. Perché chi è lì può giocare senza la pressione assoluta della vetta e senza l’ansia pura della coda. Ma proprio questa “libertà relativa” può trasformarsi in slancio. E quando una squadra di centroclassifica trova ritmo, può diventare la variabile che cambia il campionato: togliendo punti alle big e facendo saltare le certezze.
La corsa salvezza e il peso dei dettagli
In fondo, la lotta è già concreta. Fabriano Cerreto è a 16, Civitanovese a 14. E anche chi sta poco sopra non può sentirsi al sicuro, perché le distanze sono ridotte e i pareggi frequenti tengono tutto aperto. In questo contesto, ogni gol pesa più del solito: perché spesso le partite si decidono per episodi, e l’episodio può arrivare da una palla inattiva, da un errore, da una giocata improvvisa.
È qui che l’Eccellenza marchigiana diventa un campionato di nervi. Chi riesce a restare compatto dopo una sconfitta, chi non trasforma un pareggio in frustrazione, chi sa vincere lo scontro diretto, spesso si salva. Chi invece si spezza mentalmente, anche avendo qualità, rischia di complicarsi la stagione.
I numeri generali spiegano perché è un campionato “tosto”
I dati complessivi aiutano a capire la natura del torneo. Con 2,12 gol di media a partita e una quota di pareggi al 34%, l’Eccellenza marchigiana non è un campionato in cui “si segna sempre” e quindi chi attacca basta. È un campionato che premia equilibrio e gestione. E soprattutto, con solo il 21% di vittorie esterne, ogni successo fuori casa ha un peso specifico enorme: è una specie di bonus che ti spinge avanti, perché sai che molte rivali inciampano proprio lontano dal proprio campo.
Questi numeri aiutano anche a leggere le classifiche: chi sta davanti spesso è chi ha saputo conquistare punti in trasferta e non perdere troppo quando la partita si fa sporca.
Eccellenza marchigiana, lo scenario da qui in avanti
Da gennaio in poi, l’Eccellenza marchigiana entra nella fase più vera. Le squadre di vertice dovranno reggere la pressione, quelle di mezzo dovranno scegliere se alzare l’asticella o accontentarsi, e chi sta sotto dovrà trasformare ogni domenica in una finale. E nel frattempo, ogni turno continuerà a raccontare una regola semplice: niente è scritto, ma tutto pesa.
Ecco perché l’Eccellenza marchigiana è un campionato che vale la pena seguire e raccontare: perché dentro quei numeri c’è una regione intera che si riconosce nel calcio, e perché ogni domenica, puntuale, si incarica di cambiare il destino di qualcuno.



