Nel calcio femminile, ci sono partite che non si giocano solo sul rettangolo verde. Si disputano nelle scelte quotidiane, negli incastri tra allenamenti e studio, tra trasferte e lavoro, tra ambizioni e responsabilità familiari. È proprio da qui che nasce il senso profondo di donne nello sport e dual career, un tema diventato protagonista anche nelle sedi istituzionali: alla Camera dei Deputati, nella Sala della Lupa di Montecitorio, si è tenuta la tavola rotonda “Donne, Sport e Dual Career”, con la presidente della Divisione Serie B Femminile Laura Tinari tra le relatrici.
Non un convegno “di facciata”, ma un momento di confronto con esperienze e case histories concrete: donne che hanno attraversato professione, management e vita familiare, portando sul tavolo la verità spesso taciuta dello sport femminile.
Perché “donne nello sport e dual career” è una parola chiave del futuro
Parlare di donne nello sport e dual career significa guardare in faccia la realtà: una carriera sportiva, per quanto intensa e totalizzante, non dura per sempre. E quando finisce, non dovrebbe lasciare macerie, vuoti o la sensazione di essere “arrivate al capolinea”. Il punto non è solo preparare un “piano B”, ma costruire un percorso integrato, dignitoso e sostenibile, in cui lo sport sia un acceleratore di competenze e non un binario morto.
È qui che la dual career diventa un investimento culturale: tutela le persone e, allo stesso tempo, rende più forte l’intero movimento. Perché un sistema cresce davvero quando riesce a trattenere energie, esperienze e leadership anche dopo l’ultima partita.
Tinari alla Camera: restare nel movimento per farlo crescere
Durante l’evento, Laura Tinari ha messo a fuoco un concetto decisivo: “Per avere una visione lungimirante che punti alla crescita e alla durabilità del movimento, ritengo sia importante garantire la permanenza nel movimento a chi oggi lo costituisce: un processo per il quale credo serva la partecipazione e il lavoro di tutte le componenti”.
Non è una frase di rito: è una strategia. Tinari richiama la responsabilità collettiva e la necessità di un lavoro condiviso tra componenti diverse: la Serie B che rappresenta, l’AIC, la Federazione, i club. Il messaggio è chiaro: donne nello sport e dual career non si realizza con un singolo progetto isolato, ma con una filiera che accompagni le calciatrici dentro e oltre la carriera agonistica.
Formazione con AIC: competenze che restano oltre il fischio finale
Durante il tavolo rotondo tenutosi in parlamento, per parlare delle donne nello sport e dual career, c’è un passaggio che merita attenzione perché parla di azioni, non di intenzioni: Tinari ha spiegato che, proprio in questi giorni, con l’AIC è iniziato un percorso di formazione fatto di diversi incontri, con protagoniste le calciatrici. L’obiettivo è dare strumenti per allenare le skills utili una volta conclusa — o anche durante — la carriera.
Qui la dual career smette di essere uno slogan e diventa una cassetta degli attrezzi: comunicazione, organizzazione, leadership, gestione del tempo, capacità relazionali. Competenze che il calcio spesso sviluppa già “di suo”, ma che hanno bisogno di essere riconosciute, consolidate e tradotte in opportunità professionali reali.
Serie B Femminile: dilettanti per status, non per valore
Uno dei nodi più interessanti toccati da Tinari riguarda la natura della Serie B: pur essendo il vertice della piramide del dilettantismo, l’organizzazione delle società, gli impegni delle calciatrici e il valore economico e sociale del campionato fanno sì che molte squadre siano dilettanti solo per status.
È un punto che ribalta la prospettiva. Perché se la struttura è “quasi professionale” nei fatti, allora anche il supporto deve essere adeguato: per Tinari, formazione e comunicazione sono al centro del contributo della Serie B nel mantenere alti — o innalzare — gli standard medi della categoria. E questa è un’altra faccia del tema centrale delle donne nello sport e dual career: migliorare la qualità del contesto significa aumentare le possibilità future delle atlete.
Dal campo agli staff: le nuove strade per restare nel calcio
Quando le società diventano più strutturate, aumentano anche le posizioni lavorative. Tinari lo dice senza giri di parole: se le calciatrici vorranno restare nel mondo del calcio, potranno entrare negli staff tecnici, lavorare nella comunicazione o diventare team manager. E ci sono già esempi di ex sportive che dal campo sono passate ad altre occupazioni in ambito sportivo.
Questa visione è fondamentale perché sposta l’asticella: non si tratta solo di “trovare un lavoro”, ma di costruire continuità e competenza interna. Chi ha vissuto lo spogliatoio conosce dinamiche, pressioni, linguaggi e bisogni. Trattenere queste risorse nel sistema significa far crescere il calcio femminile anche a livello di governance, organizzazione e cultura. Ed è attorno a questa visione che trova le sue fondamenta l’incontro “donne nello sport e dual career”.
Panico e Pasqui: voci che danno peso al cambiamento
Tra gli interventi legati al calcio, oltre a quello di Tinari, sono stati citati anche quelli di Patrizia Panico (allenatrice UEFA Pro e record di presenze e gol in Nazionale) e di Ilaria Pasqui, componente indipendente del Consiglio Direttivo della Divisione Serie A Femminile.
La presenza di profili così diversi — campo, panchina, governance — racconta come il tema del tavolo rotondo, donne nello sport e dual career, non è un tema “di nicchia”, ma una questione strutturale: riguarda l’intero ecosistema del calcio femminile, dalla formazione alla rappresentanza, fino alle opportunità post-carriera.
Donne nello sport e dual career: la lezione che resta
Se c’è un’immagine che resta dell’incontro “Donne nello sport e dual career” alla Camera, è quella di un movimento che vuole smettere di improvvisare. La dual career non dovrebbe dipendere dalla fortuna, dalla famiglia alle spalle o dalla singola società virtuosa. Dovrebbe essere una cultura condivisa e, per quanto possibile, un’infrastruttura: percorsi di formazione, orientamento, riconoscimento delle competenze, accesso a ruoli nel sistema sportivo.
In altre parole: la dual career è anche un tema di equità. Perché consente alle atlete di vivere la carriera con più serenità e prospettiva, senza l’ansia di un “dopo” oscuro. E aiuta il calcio femminile a costruire continuità: non solo nuove calciatrici, ma nuove allenatrici, dirigenti, comunicatrici, manager.



