Il Legnago inaugura il 2026 nel modo più amaro possibile, confermando una sensazione che ormai accompagna l’intera stagione: il Sandrini non è più un fortino, ma un luogo carico di inquietudine. Anche il Bassano passa a Legnago, imponendosi per 2-1 al termine di una gara che riassume in modo impietoso i limiti strutturali dei biancazzurri nel Girone C di Serie D. Il copione è tristemente noto, quasi crudele nella sua ripetitività: dominio territoriale, possesso palla prolungato, iniziativa costante, ma scarsa incisività offensiva e una fragilità difensiva che punisce ogni minima distrazione.
Il risultato finale racconta una verità che il campo ha ribadito con spietata lucidità: nel Girone C non basta giocare bene, serve concretezza. E il Legnago, ancora una volta, ne esce sconfitto.
Legnago, una partita controllata, ma non capitalizzata
Gli uomini di mister D’Amore approcciano la gara con l’atteggiamento giusto. Il possesso palla è prevalentemente biancazzurro, la costruzione dal basso è ordinata, le catene laterali funzionano e la squadra occupa con continuità la metà campo avversaria. Il Bassano, consapevole della forza tecnica del Legnago, sceglie una strategia opposta: blocco basso, densità centrale e massima attenzione sulle palle inattive.
È proprio qui che si annida la chiave della partita. Il Legnago gioca, manovra, muove il pallone con pazienza, ma non riesce a trasformare la supremazia nel dato che più conta: i gol. Il Bassano, invece, vive sull’errore altrui, accetta di soffrire e colpisce con chirurgica precisione.
Legnago, due corner, due ferite aperte
La sintesi della gara è brutale nella sua semplicità: due calci d’angolo, due gol subiti. Al 12’ del primo tempo, Gattoni svetta sugli sviluppi di un corner e porta avanti il Bassano. La difesa del Legnago, schierata a zona, legge male la traiettoria e concede lo spazio decisivo. È una dinamica che si ripeterà quasi identica nella ripresa.
Il gol pesa, ma non spegne la reazione dei padroni di casa. Il Legnago continua a macinare gioco, ma senza riuscire a trovare varchi puliti nella retroguardia ospite. Il primo tempo si chiude con la sensazione di una partita ancora aperta, ma anche con il sospetto che il copione possa diventare beffardo.
Ripresa shock e raddoppio Bassano
Il secondo tempo inizia nel peggior modo possibile per il Legnago. Al 5’, ancora da corner, arriva il raddoppio del Bassano firmato da De Carli. La scena è una fotocopia del primo gol: parabola sul primo palo, lettura difensiva sbagliata, colpo vincente. Due episodi identici che evidenziano un problema strutturale, non episodico.
Sul 2-0 la partita sembra mettersi in salita definitiva. Il Bassano, forte del doppio vantaggio, si chiude ulteriormente, difende con ordine e riduce al minimo i rischi. Il Legnago, invece, è costretto ad alzare ancora di più il baricentro, esponendosi a potenziali ripartenze.
Il lampo di Brandi riaccende il Sandrini
Il gol che riapre la partita arriva al 16’ della ripresa ed è uno dei pochi momenti di autentica brillantezza offensiva. L’azione nasce da un’intuizione di Faye, prosegue con il movimento intelligente di Menghi, che anticipa il portiere, e si chiude con il guizzo vincente di Brandi. È l’1-2 che accende il pubblico e restituisce speranza.
Da quel momento in poi il Legnago si riversa nella metà campo del Bassano con generosità e orgoglio. Il forcing finale è commovente, per intensità e partecipazione emotiva, ma ancora una volta improduttivo. Le occasioni non si trasformano in reali pericoli, la lucidità viene meno negli ultimi metri e il tempo scorre inesorabile.
Forcing finale e solita amarezza
Negli ultimi minuti il Sandrini spinge, incita, prova a trascinare la squadra oltre i propri limiti. Il Legnago aumenta il numero di uomini offensivi, ma la manovra diventa prevedibile, spesso forzata. Il Bassano resiste, spezza il ritmo, gestisce ogni secondo con esperienza.
Al triplice fischio l’amarezza è totale. Il risultato finale premia una squadra che ha saputo interpretare la partita nel modo più efficace possibile e condanna un Legnago che continua a pagare a caro prezzo la distanza tra qualità del gioco e concretezza offensiva.
Una sconfitta che pesa più dei tre punti
La sconfitta contro il Bassano non è solo una questione di classifica. È un colpo alla fiducia, alla percezione di solidità casalinga, a quell’idea di crescita che il Legnago sta cercando di costruire nel Girone C. Il Sandrini, da sempre punto di forza storico, sta diventando un campo dove i fantasmi del passato tornano a farsi sentire.
Il tema è chiaro e ormai ricorrente: il Legnago gioca, ma non incide. In un girone dove il pragmatismo è spesso la chiave del successo, la ricerca estetica senza fatturato rischia di diventare un limite strutturale.
Il Girone C e la dura legge della Serie D
Il Girone C di Serie D, come confermato anche dai dati ufficiali della Lega Nazionale Dilettanti, è uno dei più duri e competitivi del panorama dilettantistico nazionale. Qui non c’è spazio per il bel gioco fine a sé stesso. Conta la capacità di leggere i momenti, sfruttare gli episodi, capitalizzare le palle inattive.
Il Bassano ha offerto una lezione di realismo. Il Legnago, invece, dovrà interrogarsi sulla propria identità e sulla necessità di trasformare il possesso in occasioni vere, concrete, misurabili.
Le scelte di D’Amore e le risposte del campo
Dal punto di vista tattico, le scelte di D’Amore hanno garantito controllo e organizzazione, ma il campo ha evidenziato criticità evidenti nella fase difensiva su palla inattiva e nella capacità di finalizzazione. La rosa ha qualità, ma manca ancora quella cattiveria agonistica che spesso fa la differenza in partite bloccate.
Il rientro del pubblico nel nuovo anno non ha cambiato il destino della gara. Anzi, la delusione è forse ancora più forte perché accompagnata dal sostegno costante degli spalti.
Uno sguardo al futuro immediato
Il calendario non concede pause e il Legnago dovrà reagire in fretta. La stagione è ancora lunga, ma il margine di errore si assottiglia. Ritrovare solidità difensiva e maggiore cinismo sotto porta diventa una priorità assoluta per invertire la rotta.
Il Girone C non aspetta nessuno e ogni giornata rischia di diventare uno spartiacque. Il Legnago dovrà decidere che squadra vuole essere: dominante nel gioco o vincente nei risultati. La sfida più grande non è contro l’avversario di turno, ma contro i propri limiti.
Il Sandrini tra passato e presente
Il Sandrini resta uno stadio carico di storia e significato. Ma il calcio non vive di memoria. Vive di presente, di risposte immediate, di capacità di reagire agli schiaffi presi. Il nuovo anno si è aperto come il vecchio, con lo stesso incubo, ma anche con la consapevolezza che il tempo per cambiare rotta esiste ancora.
A patto che il Legnago sappia imparare da sconfitte come questa.



