In Serie D, certe domeniche non si chiudono con il triplice fischio. Restano nell’aria, si trascinano negli spogliatoi e poi esplodono, puntuali, nei comunicati ufficiali. È ciò che accade oggi parlando della gara tra Acireale e Nuova Igea Virtus: una vicenda che ha il peso delle parole più dure e delle decisioni più severe, perché non riguarda un fallo di gioco o una protesta plateale, ma un dopo gara degenerato.
La sensazione è quella di una frattura netta: da una parte il calcio che conosciamo, dall’altra un confine superato, quando la tensione diventa assalto e la partita si trasforma in un caso disciplinare destinato a far discutere.
Serie D, per l’Acireale due gare a porte chiuse e multa da 4.000 euro
Il verdetto è pesante e parla chiarissimo: due gare di squalifica del campo da disputare su campo neutro e a porte chiuse, più un’ammenda di 4.000 euro. In Serie D, una sanzione del genere non è solo una punizione: è un colpo sportivo, economico e identitario.
Giocare senza la propria gente significa perdere un pezzo di spinta emotiva, quella che spesso fa la differenza nelle partite bloccate. E farlo in campo neutro è come essere costretti a lasciare casa nel momento in cui servirebbe stringersi intorno alla squadra.
Invasione, minacce e contatto fisico: cosa ha pesato nel referto
Per capire la durezza della decisione bisogna guardare al quadro ricostruito dal referto: ingresso indebito di più persone a fine gara, tensione crescente, offese e minacce nei confronti della terna e la sensazione di una situazione non più controllabile.
Quando si arriva al tentativo di raggiungere gli ufficiali di gara e al contatto fisico, la disciplina non ha alternative: scatta una tutela massima, perché la sicurezza dell’arbitro e degli assistenti è un principio non negoziabile. È qui che la storia cambia passo e diventa un caso nazionale, non solo di piazza.
Maiorano inibito fino al 20 marzo 2026
Tra i provvedimenti che colpiscono l’ambiente granata spicca quello a carico di Stefano Maiorano, dirigente dell’Acireale, inibito fino al 20 marzo 2026 “per aver rivolto espressione offensiva all’indirizzo del Direttore di gara”. Una decisione che pesa sulla gestione quotidiana e sul modo in cui il club dovrà affrontare le prossime settimane, con un riferimento diretto a un episodio di tensione verbale verso l’arbitro.
Demoleon e Puglisi, squalifiche pesanti e motivazioni chiare
Il pacchetto più ingombrante, però, riguarda i calciatori. Perché qui non si parla di un turno “di routine”, ma di stop lunghi, motivati, che raccontano un clima.
Il provvedimento più pesante, sul piano delle giornate, è per Luis Sebastien Demoleon: cinque gare di squalifica “per avere rivolto espressioni offensive e irriguardose all’indirizzo del Direttore di gara. Alla notifica del provvedimento disciplinare permaneva sul terreno di gioco per circa un minuto reiterando la condotta”. In altre parole: non solo l’offesa, ma anche la permanenza in campo dopo la comunicazione della sanzione, con la reiterazione del comportamento.
Subito dietro arriva Samuele Puglisi, fermato per quattro giornate “per avere, calciatore in panchina, rivolto espressioni offensive all’indirizzo della Terna Arbitrale”. Anche qui, è la specificità della motivazione a chiarire la linea: non conta dove sei, in campo o in panchina, quando l’obiettivo diventa la terna.
Serie D: il caso Iuliano, squalifica fino al 20 gennaio 2027
Il provvedimento che più impressiona, però, non è solo “sportivo”: è simbolico. Perché riguarda un episodio che travalica la normale conflittualità da partita.
Il brasiliano Ongilio Alvaro Iuliano è stato squalificato fino al 20 gennaio 2027 “per avere, al termine della gara, inseguito l’Arbitro fino all’ingresso degli spogliatoi tentando di colpirlo reiteratamente con pugni e gomitate, alcune delle quali sfioravano l’Ufficiale di gara, e non riuscendo nell’intento solo grazie alla presenza dalle Forze dell’Ordine”. È la fotografia di un post-gara fuori controllo, con una conseguenza durissima e immediata: un’assenza lunghissima e un segnale forte, che in Serie D arriva raramente con questa intensità.
Perché questa storia pesa sulla Serie D: il danno oltre la sanzione
Il punto è che non si tratta solo di Acireale. Perché ogni episodio di questo tipo ricade sull’immagine di tutto il movimento. La Serie D vive di passione, rivalità, identità locali: è il campionato dove il calcio è più vicino alla gente, dove si sente tutto, dove le emozioni scorrono a pochi metri dal campo.
Ma proprio questa vicinanza può diventare fragilità se mancano barriere, controllo, prevenzione. E quando il racconto passa dal pallone all’ordine pubblico, la Serie D perde spazio, credibilità e serenità.
Come si riparte: responsabilità, gestione e ritorno al calcio giocato
Ora la priorità è una sola: ricostruire. Dal punto di vista sportivo, perché due gare a porte chiuse e in campo neutro complicano qualsiasi percorso. Dal punto di vista ambientale, perché serve rialzare il livello di controllo e responsabilità, proteggendo squadra, arbitri e pubblico.
La vera sfida, per l’Acireale e per chiunque in Serie D, è riportare il racconto dove deve stare: sul campo. Perché il calcio di provincia merita passione, sì, ma una passione che spinge e non travolge.



