L’ACR Messina perde ancora e vede complicarsi maledettamente il proprio cammino nel Girone I di Serie D. Dopo il pesante ko contro l’Enna, arriva la seconda sconfitta consecutiva, questa volta davanti al pubblico amico del “Franco Scoglio”, dove passa un Sambiase cinico, ordinato e spietato nel colpire al momento giusto. Per l’ACR Messina era un’occasione importante per accorciare sulla Vibonese, ma il campo ha raccontato un’altra storia: una squadra volenterosa ma fragile, generosa ma imprecisa, viva ma poco concreta.
La classifica ora inizia a fare paura. La zona play out si avvicina e la corsa salvezza si fa sempre più tortuosa. L’ACR Messina deve ritrovare in fretta lucidità e personalità, perché il tempo stringe e le giornate a disposizione diminuiscono.
Messina volenteroso ma sterile nel primo tempo
La prima frazione è equilibrata, combattuta soprattutto a centrocampo, ma povera di vere occasioni. L’ACR Messina prova a prendere in mano il pallino del gioco, ma negli ultimi metri manca sempre qualcosa: precisione, cattiveria, lucidità.
Zerbo e Maisano hanno tra i piedi le opportunità migliori per sbloccare il risultato, ma non riescono a concretizzare. Sono segnali che raccontano bene il momento dell’ACR Messina: la manovra arriva fino alla trequarti, poi si spegne sul più bello.
Il Sambiase non incanta, ma resta compatto e attento. Difende con ordine, chiude gli spazi e aspetta l’episodio giusto. E l’episodio arriva nel momento più delicato, allo scadere del primo tempo.
La beffa per il Messina allo scadere
Al 45’ un calcio d’angolo battuto da Neves cambia il volto della gara. Colombatti svetta di testa e sorprende la difesa biancoscudata, firmando l’1-0. È una beffa pesante per l’ACR Messina, colpito proprio quando sembrava aver trovato un minimo di equilibrio.
Subire gol a ridosso dell’intervallo è sempre difficile da digerire, soprattutto quando la partita è rimasta bloccata e avara di emozioni. Per l’ACR Messina è un colpo psicologico che pesa, perché costringe a rincorrere contro una squadra organizzata e pronta a chiudersi con intelligenza.
ACR Messina, forcing confuso nella ripresa
Nel secondo tempo l’ACR Messina prova a cambiare volto alla partita. Vengono modificati assetto e uomini, con l’obiettivo di aumentare la pressione e alzare il ritmo. La volontà non manca, ma il risultato resta lo stesso: un forcing spesso confuso, più di nervi che di qualità.
Si susseguono mischie in area, qualche conclusione dalla distanza e un colpo di testa di Tedesco che però non trova lo specchio della porta. Giuliani non è costretto a interventi straordinari, segno che l’ACR Messina fatica a creare vere occasioni limpide.
Il Sambiase gestisce il vantaggio con maturità. Senza affanni e senza eccessivi rischi, controlla il ritmo e spegne sul nascere le iniziative dei peloritani. È una prova di concretezza che fa la differenza, soprattutto in una fase del campionato dove ogni punto pesa come un macigno.
ACR Messina, ora la salvezza è un’urgenza
Il triplice fischio sancisce uno stop che complica ulteriormente la situazione. L’ACR Messina non solo perde terreno dalla Vibonese, ma deve anche guardarsi alle spalle. La zona play out non è più un’ipotesi lontana, ma una minaccia concreta.
In questo momento servono maggiore concretezza sotto porta, più intensità nelle due fasi e una personalità capace di emergere nei momenti decisivi. L’ACR Messina non può permettersi cali di concentrazione come quello che ha portato al gol di Colombatti. Non può accontentarsi di un possesso sterile o di conclusioni sporadiche dalla distanza.
Il pubblico del “Franco Scoglio” chiede risposte, chiede carattere, chiede una squadra che lotti su ogni pallone con la consapevolezza di giocarsi una stagione. L’ACR Messina ha ancora il tempo per invertire la rotta, ma serve una svolta immediata.
Le prossime partite saranno decisive. La classifica è corta, ma anche spietata. L’ACR Messina deve ritrovare fiducia nei propri mezzi e trasformare la pressione in energia positiva. Perché la salvezza passa dalla capacità di reagire adesso, senza ulteriori passi falsi.



