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mercoledì 4 Febbraio 2026
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Serie D, 22ª giornata: le decisioni del giudice sportivo

Quando il campionato entra nella fase calda, non basta più giocare bene: serve lucidità. Dopo la 22ª giornata di Serie D, il bollettino del giudice sportivo arriva come una sentenza che pesa sulle settimane successive, perché tra squalifiche e ammende ci sono decisioni capaci di cambiare la stagione di un gruppo.

In queste categorie la domenica non finisce al triplice fischio. Finisce quando si chiude il referto. E in questo turno il referto racconta episodi che vanno oltre il pallone: tensioni sugli spalti, proteste troppo accese e gesti che nessuno vorrebbe vedere su un campo.

Serie D, il verdetto che cambia la settimana

Ogni provvedimento disciplinare ha un effetto immediato: toglie uomini, altera gerarchie, costringe a rivedere piani gara e soluzioni tattiche. E quando le squalifiche sono pesanti, l’impatto non è solo tecnico: è mentale, emotivo, persino ambientale.

È in questi momenti che si capisce quanto sia fragile l’equilibrio. Perché una squadra può preparare una partita in sette giorni, ma può perderla in un attimo: una frase, un gesto, una reazione istintiva possono compromettere tutto, specialmente in Serie D.

Spalti bollenti: fumogeni e oggetti lanciati

Tra i provvedimenti più significativi del giudice sportivo dopo l’ultima giornata di Serie D spicca l’ammenda al Paternò Calcio, punito per l’introduzione e il lancio di materiale pirotecnico: 13 fumogeni, con alcuni finiti sul terreno di gioco. Un episodio che viene trattato con severità perché tocca un punto delicatissimo: la sicurezza e la regolarità della gara.

Attenzione alta anche per quanto accaduto in casa Vigor Lamezia: a fine partita viene lanciata una bottiglietta di plastica semipiena verso un componente, senza colpirlo. Ma non basta “non fare danni” per evitare la sanzione: conta la condotta, e la condotta resta grave.

I casi più particolari: spintoni e tensione fuori dal gioco

Ci sono episodi che colpiscono perché descritti in modo quasi “cinematografico”, come se il giudice sportivo volesse fissare un confine netto. L’Afragolese, nel Girone H di Serie D, viene multata per lo spintone ai danni di un tesserato ospite da parte di una persona non identificata, ma riconducibile alla società, dentro la porta avversaria.

Sanzione anche per l’Heraclea, coinvolta in un episodio di spintoni tra soggetti riconducibili alle parti. Sono scene che spesso esplodono nei minuti in cui la tensione dovrebbe calare, e invece si trasforma in nervosismo incontrollato.

Le ammende “logistiche”: quando i dettagli pesano

Non ci sono solo episodi di campo. Arrivano ammende anche per questioni organizzative, che nei regolamenti non sono affatto secondarie. CastrumFavara e Flegrea Puteolana vengono multate per la mancanza di acqua calda nello spogliatoio della terna arbitrale: una di quelle note che sembrano marginali, ma che certificano una responsabilità precisa.

Provvedimento anche per il Sambiase, che milita nel Girone I di Serie D, punito per l’omessa diffusione del comunicato antiviolenza prima dell’inizio gara. Qui non si parla di agonismo, ma di identità e rispetto: un messaggio che il calcio dilettantistico vuole ribadire con forza.

Serie D: le squalifiche più pesanti e le motivazioni

La sanzione più impattante del giudice sportivo, dopo l’ultima giornata di Serie D, riguarda la panchina della Palmese: Ciro Zampella viene squalificato 4 giornate per espressioni irriguardose rivolte al direttore di gara. Un’assenza che pesa come un macigno, perché priva la squadra della guida tecnica in un momento cruciale.

Sul fronte giocatori, stop di 4 giornate per Ciro Cipolletta della Fidelis Andria e 4 giornate per Lapo Milli della Luparense, entrambi puniti per espressioni offensive nei confronti dell’arbitro. In questi casi la linea è durissima: certe parole non sono “sfoghi”, sono violazioni che incidono sul rispetto delle regole.

Schiaffi, manate e condotte violente

Quando l’agonismo si trasforma in gesto, la punizione diventa inevitabile. Francesco Tiozzo Fasiolo del Cjarlins Muzane prende 3 giornate per uno schiaffo al volto a un avversario. Mattia Poletto dell’Este viene fermato 3 turni per una manata al volto a gioco fermo: un episodio che il giudice sportivo considera con particolare severità.

Due giornate invece per Marco Simonelli del Real Monterotondo, punito per un calcio a un avversario in azione, senza possibilità di contendere il pallone. Anche qui il concetto è chiaro: non è calcio, non è sport, non è accettabile.

Dirigenti squalificati: proteste oltre il limite

Non solo calciatori e tecnici. Dopo l’ultima giornata di Serie D, vengono squalificati per 2 giornate anche un dirigente dell’Acireale e un dirigente dell’Olbia per proteste con eccessiva veemenza. Un provvedimento che punta a raffreddare il clima e proteggere la regolarità del confronto.

Il messaggio è semplice: chi rappresenta una società deve essere il primo a dare esempio, soprattutto quando la tensione sale e la partita si decide nei dettagli.

L’effetto sul campionato: turni che possono pesare mesi

Un turno di stop può essere gestito. Quattro giornate no: diventano un pezzo di stagione. E quando a fermarsi sono figure centrali come Ciro Zampella, o giocatori che possono cambiare la partita con una giocata, l’impatto si vede subito.

Questo bollettino racconta una cosa sola: nel calcio dilettantistico la passione è tutto, ma la disciplina è la base. E chi perde la testa, spesso perde anche punti.

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