C’è un girone, in Serie D, che somiglia a una linea di confine. Non solo per la geografia, che mette insieme coste e isole, piazze calde e trasferte che cambiano umore e gambe, ma per il modo in cui il campionato si accende. Nel girone G, spesso, la partita non la decide soltanto un episodio tecnico. La decide l’ambiente, la pressione, la sensazione di dover essere sempre all’altezza di una settimana che non perdona. Qui la domenica arriva come una sentenza soltanto se lo spogliatoio è già fragile. E quando la fragilità si intravede, le società tendono a intervenire nel punto più sensibile: la guida tecnica.
La stagione 2025/26, in questo senso, sta raccontando un girone G dove le panchine non sono semplici sedie a bordo campo, ma autentici interruttori emotivi. Ogni cambio allenatore diventa una dichiarazione d’intenti, un modo per dire “adesso basta”, oppure “da qui ripartiamo”, oppure ancora “non aspettiamo che sia troppo tardi”. La lista dei cambi registrati mostra una dinamica chiara: alcune società hanno scelto di intervenire subito, già tra agosto e settembre, altre hanno ribaltato la guida tra ottobre e novembre, mentre dicembre ha portato un ulteriore segnale forte.
Ecco perché raccontare i cambi in panchina del girone G non è solo fare cronaca. È leggere il campionato attraverso le sue scelte più nette. È capire quali piazze stanno cercando stabilità, quali stanno inseguendo una svolta e quali stanno provando a proteggere la stagione con una mossa che valga più di mille discorsi. In Serie D, infatti, la panchina è spesso la prima risposta al caos. Ma la vera domanda resta sempre la stessa: quella risposta diventerà un percorso o resterà soltanto una scossa?
Olbia, la scelta prima ancora di partire: quando l’estate cambia il destino
Nel girone G, uno dei segnali più significativi arriva addirittura prima della prima giornata. L’Olbia registra un cambio “pre-campionato”: Lucas Gatti viene sostituito da Giancarlo Favarin il 6 agosto 2025. In Serie D, cambiare in piena estate non è un dettaglio. È una rottura di programmazione. È come riscrivere la sceneggiatura mentre il film non è ancora iniziato.
Un cambio così anticipato racconta che la società ha percepito qualcosa di incompatibile con il progetto: un’idea di calcio che non convince, un percorso che non dà garanzie, oppure la necessità di trovare un profilo più adatto alla categoria e alle aspettative. Nel dilettantismo di alto livello, la compatibilità tra allenatore e ambiente è fondamentale. Le risorse sono diverse dal professionismo, i tempi sono più stretti, la costruzione della squadra è spesso un equilibrio di incastri. Se quella compatibilità manca, la società preferisce tagliare subito, perché affrontare un intero autunno con un dubbio può trasformarsi in un errore irreversibile.
Favarin arriva quindi come scelta di stabilità e gestione. Il suo compito, in una realtà come Olbia, non è soltanto tecnico. È organizzativo ed emotivo: dare un metodo, una routine, una disciplina che permetta alla squadra di attraversare il campionato senza sbandare. E nel girone G, dove le partite possono diventare “calde” anche senza grandi annunci, la gestione è un valore quanto un attaccante che segna.
Ischia, settembre e la necessità di cambiare rotta in corsa
Quando il campionato parte e la squadra non risponde, la Serie D non concede lunghe attese. Nel girone G, l’Ischia cambia presto: Alessio Martino viene sostituito da Simone Corino il 15 settembre 2025. È un cambio che arriva quasi subito, e proprio per questo racconta un’urgenza netta.
Cambiare a metà settembre significa che la società non vuole nemmeno rischiare che i problemi diventino abitudine. Nel calcio dilettantistico, se una squadra entra in un loop negativo nei primi mesi, spesso si porta dietro quella fragilità per tutta la stagione. Perché la fiducia si costruisce lentamente e si perde in fretta. Un cambio così rapido è un tentativo di proteggere la stagione e, soprattutto, di proteggere lo spogliatoio: evitare che i giocatori smettano di credere nel progetto prima ancora che il progetto prenda forma.
Corino, in questo quadro, entra con un compito delicato: intervenire senza distruggere. In Serie D è sempre un equilibrio sottile. Se cambi troppo, disorienti. Se cambi poco, non incidi. L’allenatore subentrante deve leggere in fretta chi sono i leader, quali sono le vulnerabilità, quali sono i dettagli su cui lavorare subito. Perché la Serie D, e il girone G in particolare, puniscono chi è lento a reagire.
Atletico Lodigiani, settembre e l’idea di dare un’identità più chiara
Sempre nel cuore di settembre, un altro cambio importante: l’Atletico Lodigiani sostituisce Stefano Campolo con Marco Mariotti il 22 settembre 2025. Qui il tema è quello dell’identità. Perché in un girone dove tante squadre si equivalgono, l’identità è spesso ciò che ti fa guadagnare punti anche quando la prestazione non è perfetta.
Mariotti arriva con la responsabilità di costruire una squadra più riconoscibile. E in Serie D, essere riconoscibili significa avere principi chiari: come difendi, come attacchi, come gestisci i momenti in cui l’avversario spinge, come reagisci dopo un gol subito. La categoria è piena di partite “sporche”, di gare in cui il campo e la tensione cambiano il copione. Se non hai un’identità, rischi di essere trascinato via dall’onda.
Per la Lodigiani, il cambio di settembre è quindi un atto di indirizzo: non vogliamo navigare, vogliamo guidare. È una scelta che mette pressione immediata, ma che può diventare vantaggio se la squadra assorbe in fretta le idee e trova una continuità che il campionato premia sempre.
Nocerina, fine settembre e il ribaltone che alza il volume
Il 25 settembre 2025 la Nocerina cambia guida: Salvatore Campilongo viene sostituito da Francesco Fabiano. Qui il cambio assume un peso specifico particolare, perché la Nocerina è una piazza che vive la Serie D con intensità altissima. E quando una piazza così cambia allenatore, l’eco non resta confinata alla cronaca: diventa un segnale per tutto il girone.
Cambiare a fine settembre significa intervenire quando il campionato è ancora giovane ma ha già dato segnali. In molte piazze, settembre è il mese delle speranze e delle prove. Ma in quelle più esigenti, settembre è già un mese di giudizio. La società, scegliendo Fabiano, dichiara che la stagione non può permettersi incertezze. E in Serie D, la gestione delle aspettative è un campo minato: se la piazza percepisce fragilità, la pressione raddoppia. Se invece percepisce direzione, anche le difficoltà diventano più gestibili.
Fabiano entra quindi con un compito che è insieme tecnico e psicologico. Deve proteggere lo spogliatoio dalla tempesta esterna e, allo stesso tempo, pretendere una reazione. Deve trasformare la pressione in energia, non in ansia. Nel girone G, questa capacità può cambiare una stagione.
Cassino e Real Monterotondo, ottobre e il peso dei dettagli
Tra ottobre e fine ottobre arrivano due cambi ravvicinati che raccontano bene la durezza del girone G. Il Cassino sostituisce Corrado Urbano con Davide Mancone il 20 ottobre 2025. Il giorno dopo, il 21 ottobre 2025, il Real Monterotondo cambia: Rinaldo Stillo lascia e arriva Fabrizio Ferazzoli.
Due piazze, due scelte, una stessa necessità: evitare che l’autunno trasformi i problemi in condanna. Ottobre è un mese in cui la Serie D entra in una fase più “reale”. Le squadre iniziano a conoscersi, i meccanismi si consolidano, le classifiche diventano più credibili. Se in ottobre sei in difficoltà, non puoi più dire che è solo un inizio. E allora la panchina diventa il luogo in cui si tenta la correzione più rapida.
Mancone, al Cassino, entra con un obiettivo chiaro: dare immediatezza e ordine. Nel dilettantismo, spesso, ciò che cambia davvero non è il modulo, ma la gestione dei momenti: la capacità di restare compatti, di non concedere transizioni, di proteggere la squadra quando la partita diventa emotiva. E il Cassino, con questo cambio, sembra voler puntare proprio su quella dimensione: ridurre la fragilità e aumentare la coerenza.
Ferazzoli, al Real Monterotondo, porta invece un profilo chiamato a ricostruire fiducia e struttura. Il Monterotondo è una realtà che deve spesso combattere contro la percezione: quella di essere sempre a rischio, sempre sull’orlo. Un allenatore nuovo può cambiare questa percezione, ma deve farlo con fatti immediati. Perché la Serie D non premia i progetti che promettono: premia i progetti che stabilizzano.
In entrambi i casi, il girone G ci mostra una verità semplice: in ottobre, chi cambia lo fa per non perdere tempo. E in Serie D, il tempo è il bene più caro.
Palmese, novembre e il doppio cambio che racconta inquietudine e ricerca
Se ottobre è il mese delle correzioni, novembre è spesso il mese delle rese dei conti. Nel girone G, la Palmese vive una dinamica intensa e ravvicinata. Il 3 novembre 2025 Nello Di Costanzo viene sostituito da Antonio Rogazzo. Appena otto giorni dopo, l’11 novembre 2025, Rogazzo viene sostituito da Teore Grimaldi.
Due cambi in otto giorni, in Serie D, sono un segnale chiarissimo: la società non sta solo cercando un allenatore, sta cercando un equilibrio. E quando un equilibrio manca, significa che lo spogliatoio è in una fase delicata, o che la situazione di campo è diventata troppo fragile per aspettare.
Questo tipo di dinamica porta con sé un rischio enorme: l’instabilità può diventare contagiosa. Ogni settimana, la squadra vive l’ansia di dover dimostrare qualcosa a qualcuno, e questa ansia può togliere lucidità. Ma porta anche un’opportunità: se la società trova finalmente la guida giusta, la squadra può trasformare quel caos iniziale in una ripartenza vera, quasi liberatoria. Perché dopo due cambi ravvicinati, quando finalmente arriva una direzione chiara, spesso lo spogliatoio si aggrappa a quella direzione con forza.
Grimaldi, nel contesto Palmese, diventa quindi il punto di svolta possibile: non solo un tecnico, ma un ricostruttore. Deve dare priorità, semplificare, costruire fiducia senza alimentare confusione. Nel girone G, dove tante partite si decidono su episodi, la lucidità è una moneta preziosa. E la lucidità, in un ambiente che cambia spesso, è la prima cosa a saltare.
Scafatese, dicembre e una riga che pesa: quando il cambio arriva con l’inverno
Nel cuore di dicembre arriva un altro passaggio che merita attenzione. La Scafatese registra l’uscita di Gianluca Esposito con data 1° dicembre 2025, con la tabella l’arrivo in panchina di mister Giovanni Ferraro che ha portato la squadra a +11 sulla seconda in classifica. Anche questo dettaglio racconta un aspetto tipico della Serie D: la velocità con cui alcune transizioni avvengono e il fatto che, talvolta, la cronaca dei cambi si aggiorni mentre la narrazione pubblica deve ancora completarsi.
Ciò che conta, però, è la collocazione temporale. Dicembre è il mese in cui la Serie D entra in una fase durissima: campi pesanti, tensione alta, pressioni amplificate. Se una società cambia in quel periodo, spesso lo fa perché ritiene che la squadra non sia pronta ad affrontare l’inverno con la guida attuale. È una scelta che parla di responsabilità: meglio intervenire e tentare una ripartenza prima del giro di boa, piuttosto che arrivare a gennaio già compromessi.
Nel girone G, la Scafatese è una realtà che vive di ambizione e di aspettative. E in queste realtà, un cambio di dicembre diventa un messaggio forte: la stagione non è un contenitore da riempire, è un obiettivo da difendere.
Cosa raccontano questi cambi: la Serie D come campionato di gestione, non solo di gioco
Se si osserva l’insieme, il girone G mette in luce una caratteristica centrale della Serie D. Questo campionato non si gioca soltanto sulla qualità tecnica. Si gioca sulla gestione. Gestione del gruppo, gestione della pressione, gestione delle settimane complicate. E la panchina è il luogo in cui questa gestione prende forma.
Olbia cambia prima ancora di iniziare, segno che la programmazione può essere riscritta quando la società avverte che la rotta non è quella giusta. Ischia interviene in settembre, in modo rapidissimo, per non perdere fiducia. Lodigiani sceglie di cambiare nel cuore dell’autunno per costruire identità. Nocerina alza il volume a fine settembre, perché alcune piazze vivono la Serie D senza alibi. Cassino e Real Monterotondo correggono in ottobre per non farsi intrappolare dalla classifica. Palmese vive un doppio scossone in pochi giorni, mostrando quanto la ricerca di equilibrio possa diventare frenetica. Scafatese porta dicembre come mese di decisioni pesanti, quando l’inverno impone chiarezza.
Tutto questo, letto insieme, racconta una Serie D che è sempre più reattiva. Le società non aspettano più che le crisi diventino irreversibili. Tentano di anticiparle. Il problema è che anticipare una crisi non significa automaticamente risolverla. Perché la soluzione vera non è il cambio in sé, ma ciò che il cambio riesce a costruire.
Il punto chiave: quando finisce l’effetto scossa e resta la sostanza
Ogni cambio allenatore, in Serie D, produce quasi sempre un effetto immediato. La squadra si scuote, alcuni giocatori cambiano atteggiamento, lo spogliatoio sente che la stagione è entrata in una fase diversa. Ma quell’effetto è breve. Due, tre partite, e poi resta la sostanza. E la sostanza, nel dilettantismo, è il lavoro settimanale.
Nel girone G, questa sarà la vera prova per tutte le nuove guide. Perché le squadre non devono solo “reagire”. Devono costruire continuità. E la continuità è la cosa più difficile in Serie D: richiede una squadra che sappia stare dentro la partita anche quando non è brillante, che sappia soffrire senza perdere identità, che sappia vincere le partite sporche, che sappia pareggiare quando il pareggio è oro.
Per arrivare a questo, l’allenatore deve fare tre cose che in Serie D valgono più di molte teorie. Deve semplificare, perché il tempo è poco e le energie sono limitate. Deve dare responsabilità, perché una squadra dilettantistica vive di uomini, di ruoli, di gerarchie chiare. Deve proteggere il gruppo, perché la pressione esterna, in certe piazze del girone G, è una variabile pesante quanto un infortunio.
Ecco perché i cambi di questa stagione non sono solo una fotografia. Sono un test continuo: chi ha cambiato riuscirà a trasformare la scossa in un sistema? Chi è intervenuto presto raccoglierà i frutti della scelta, oppure pagherà l’instabilità? Nel girone G, la risposta arriverà come sempre: sul campo. Ma prima ancora arriverà nel modo in cui le squadre vivranno la settimana, perché è nella settimana che la Serie D costruisce la domenica.
Nel girone G la panchina racconta la parte più vera della Serie D
Il girone G 2025/26 sta raccontando una Serie D senza maschere. Un campionato che ti obbliga a scegliere, a reagire, a intervenire quando percepisci che la stagione può scivolare via. I cambi allenatore sono diventati la lingua con cui le società parlano al campionato: parlano di ambizione, di paura, di lucidità, di urgenza. Parlano anche di coraggio, perché cambiare significa ammettere che qualcosa non stava funzionando e scommettere su una strada diversa.
Da qui in avanti, però, conterà meno il clamore del cambio e più la capacità di costruire. La Serie D premia chi diventa continuo, non chi fa rumore. E nel girone G, dove la pressione è alta e i margini sono sottili, la continuità sarà la vera moneta.



