Il Savoia torna al centro del dibattito calcistico italiano, non solo per le ambizioni sportive ma anche per una visione chiara e articolata sul futuro del sistema calcio. Attraverso un lungo e sentito comunicato, Emanuele Filiberto di Savoia ha voluto condividere riflessioni profonde che partono proprio dal progetto legato al club campano e si allargano fino a coinvolgere l’intero movimento nazionale.
Un messaggio che si inserisce in un momento delicato per il calcio italiano e che mette il Savoia al centro di un’idea di cambiamento strutturale, basata su valori concreti e su una visione che guarda al futuro partendo dalle fondamenta.
Savoia e il progetto per tornare tra i professionisti
Il Savoia rappresenta oggi molto più di una semplice realtà dilettantistica. È il simbolo di un progetto ambizioso che punta a riportare il club tra i professionisti attraverso una strategia chiara e sostenibile.
Come sottolineato da Emanuele Filiberto di Savoia, dal dicembre 2022 è iniziato un percorso condiviso con i soci, tra cui il Dott. Nazario Matachione, con l’obiettivo di costruire un modello calcistico moderno. Un modello che mette al centro i giovani italiani e che è stato presentato anche in contesti internazionali come Doha.
Il Savoia diventa così un laboratorio di idee, una realtà che non si limita a inseguire risultati immediati ma che lavora per costruire un sistema solido e duraturo.
Un’analisi lucida sul calcio italiano
Nel suo intervento, Emanuele Filiberto di Savoia affronta con chiarezza uno dei temi più discussi degli ultimi anni: la crisi del calcio italiano.
“Approfitto di questi auguri pasquali per poter dare il mio umile contributo a ciò che sta accadendo da anni nel calcio italiano. Non voglio assolutamente prendere le parti o le difese di nessuno, anche perché non conosco personalmente il Dott. Gravina, ma per quello che si legge ha dato le dimissioni dimostrando coerenza e correttezza. Se l’Italia avesse vinto, probabilmente tutta questa polemica non sarebbe nemmeno esistita.
È facile puntare il dito, ma oggi la vera responsabilità è capire come risolvere i problemi. Dal dicembre 2022, insieme ai miei soci e in particolare con il mio amico Dott. Nazario Matachione, stiamo lavorando per cercare di portare il Savoia calcio nei professionisti e per proporre un modello calcistico strutturato che punta sui giovani italiani e che ho avuto modo di presentare anche a Doha.
Il calcio italiano ha bisogno di una riforma vera. Non una revisione superficiale, non interventi dall’alto scollegati dalla realtà, ma un cambiamento strutturale che parta dalle fondamenta. Oggi ci troviamo davanti a un dato che non può più essere ignorato, per il terzo mondiale consecutivo l’Italia non partecipa. Questo non è un episodio, ma il sintomo evidente di un sistema che non funziona come dovrebbe. La verità è semplice, il calcio non si ricostruisce dalla cima, ma dalla base. Dai campionati dilettantistici, dai territori, da quelle categorie che ogni giorno tengono in piedi il movimento con sacrifici concreti. È lì che si formano le società, i dirigenti, i giocatori e la cultura sportiva”.
Parole forti, che pongono il Savoia all’interno di un discorso più ampio, legato alla necessità di rinnovare profondamente il sistema.
Serie D e la contraddizione dei playoff
Uno dei passaggi più significativi del comunicato riguarda il funzionamento della Serie D, categoria in cui il Savoia si muove attualmente.
“Continua poi: ‘La Serie D, in particolare, rappresenta il punto più alto del dilettantismo e dovrebbe essere il vero ponte verso il professionismo. Ma proprio qui emerge una contraddizione evidente che va chiarita. Nei campionati professionistici, i playoff hanno un valore reale, permettono di conquistare la promozione. Lo stesso accade nei campionati inferiori come l’Eccellenza, dove i playoff portano concretamente alla categoria superiore. Solo in Serie D questo non accade. È l’unico livello in cui i playoff non danno accesso diretto alla promozione. Sale soltanto la prima classificata, mentre tutte le altre, pur disputando i playoff, non hanno un obiettivo sportivo diretto ma solo eventuali possibilità legate ai ripescaggi.
Questo crea una frattura logica evidente, sopra i playoff valgono, sotto i playoff valgono, ma nel campionato più importante dei dilettanti no. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, dal secondo posto in poi si perde inevitabilmente parte della tensione agonistica, si abbassa la competitività e si indebolisce il senso stesso del campionato. Non è una critica al mondo dilettantistico, ma a una regola che non ha coerenza con il resto del sistema. Ed è proprio per questo che serve un cambio di visione anche nella governance'”.
Un’analisi che evidenzia una criticità concreta e che rafforza l’idea di un Savoia impegnato non solo sul campo, ma anche nella riflessione sul sistema.
Savoia e la centralità dei dilettanti
Il cuore della visione proposta da Emanuele Filiberto di Savoia ruota attorno a un concetto chiave: ripartire dai dilettanti.
Il Savoia diventa così simbolo di un calcio che vuole tornare alle origini, valorizzando territori, competenze e passione. In un sistema spesso dominato da logiche lontane dalla realtà quotidiana, il richiamo alla base rappresenta un cambio di prospettiva significativo.
Secondo questa visione, è proprio nei campionati minori che si costruisce il futuro del calcio italiano. È lì che nascono i talenti, che si formano dirigenti e che si sviluppa una cultura sportiva autentica.
La governance e il ruolo delle competenze
Nel finale del comunicato, il discorso si sposta sulla necessità di un cambiamento nella governance del calcio italiano.
“Oggi, se si vuole davvero riformare il calcio italiano, bisognerebbe avere il coraggio di fare una scelta chiara, affidare la guida dei livelli più alti a chi conosce davvero le basi. A chi ogni giorno gestisce i dilettanti, affronta problemi reali, costruisce società con risorse limitate e tiene vivo il sistema. So quanto lavoro difficile e complesso svolgono ogni giorno e da anni figure come il Dott. Giancarlo Abete e l’Avvocato Luigi Barbiero, ma anche di tutti i presidenti dei dipartimenti regionali. È da competenze come le loro, radicate nella conoscenza concreta del sistema, che si dovrebbe partire. Perché se si continua a scegliere dall’alto, senza partire da chi conosce davvero le fondamenta, tutto si blocca nuovamente”.
Il Savoia, in questo contesto, diventa il punto di partenza di una riflessione più ampia sulla necessità di affidare il futuro del calcio a chi ne conosce davvero le dinamiche.
Il sogno azzurro e il futuro da ricostruire
Il comunicato si chiude con un richiamo forte alla Nazionale e alla storia del calcio italiano.
“Sono il primo tifoso dell’Italia, e non per fare richiami storici o celebrazioni, ma perché sulle maglie dei primi due Mondiali vinti c’era lo stemma della mia famiglia sul petto. Vorrei tornare a vederla protagonista nel calcio mondiale, capace di competere, di imporsi, di dire la sua. Abbiamo vinto quattro Mondiali, costruendo una storia che appartiene a tutti noi. Poi sono arrivate altre vittorie, altri momenti importanti, e infine un vuoto che oggi non possiamo più ignorare.
Adesso bisogna ripartire. Non per guardarsi indietro, ma per capire fino in fondo le basi del problema e ricostruire da lì. Non è più il tempo delle analisi superficiali. È il tempo delle scelte. Con l’augurio che questo momento di riflessione possa rappresentare davvero un nuovo inizio per il nostro calcio e per il nostro Paese, rivolgo a tutti i migliori auguri di una serena Pasqua”.
Savoia simbolo di una possibile rinascita
Il Savoia emerge da questo intervento come molto più di una squadra. Diventa un simbolo, un punto di riferimento per chi crede che il calcio italiano abbia ancora margini di crescita e di miglioramento.
La visione proposta non è semplice né immediata, ma ha il merito di riportare al centro temi fondamentali: i giovani, i dilettanti, la competenza e la sostenibilità.
In un momento storico complesso, il Savoia rappresenta una possibile via, un esempio di come si possa lavorare per costruire qualcosa di diverso. Un progetto che guarda avanti senza dimenticare le radici, con l’obiettivo di restituire al calcio italiano quella credibilità e quella competitività che lo hanno reso grande nel mondo.



