Cittadella Women è oggi una delle realtà sportive più vincenti del panorama dilettantistico femminile italiano. Quattordici partite, quattordici vittorie, un percorso netto che racconta di un gruppo solido, organizzato e determinato. Eppure, dietro questa straordinaria cavalcata in Eccellenza Veneta, si nasconde una realtà fatta di incertezze, promesse non mantenute e un senso di precarietà che ha spinto squadra e staff a rompere il silenzio.
In un calcio che dovrebbe celebrare i risultati e valorizzare il merito, la voce del Cittadella Women si alza forte e chiara, portando alla luce una contraddizione profonda. Vincere sul campo non sempre significa essere tutelati fuori. Ed è proprio da questa frattura che nasce un comunicato destinato a far riflettere l’intero movimento del calcio femminile italiano.
Cittadella Women, un cammino perfetto che non garantisce certezze
Il percorso sportivo del Cittadella Women è, numeri alla mano, impeccabile. Una squadra capace di imporsi con continuità, dimostrando superiorità tecnica, mentale e organizzativa. Un dominio che dovrebbe aprire scenari di crescita, stabilità e progettualità. E invece, paradossalmente, proprio nel momento di massimo splendore sportivo emergono fragilità strutturali che mettono in discussione il futuro.
Le atlete raccontano di sacrifici quotidiani, di impegni che vanno ben oltre l’allenamento e la partita. Dietro ogni vittoria c’è tempo sottratto allo studio, al lavoro, alla vita privata. C’è la scelta consapevole di inseguire una passione in un sistema che troppo spesso chiede molto e restituisce poco.
Cittadella Women, il comunicato: una lettera che va oltre lo sport
Il comunicato diffuso dalla Prima Squadra del Cittadella Women non è un atto di ribellione fine a sé stesso. È un racconto collettivo, scritto con lucidità ma anche con amarezza, che parla di dignità prima ancora che di calcio. Le parole utilizzate sono dirette, prive di retorica, e proprio per questo colpiscono nel segno.
“Siamo stanche di essere prese in giro” non è solo uno sfogo, ma la sintesi di un disagio che si trascina nel tempo. Le atlete chiedono rispetto, chiedono chiarezza, chiedono che il loro lavoro venga riconosciuto per ciò che è: un impegno serio, continuativo, professionale, anche se inserito in un contesto formalmente dilettantistico.
Promesse disattese e fiducia incrinata
Uno dei temi centrali del messaggio del Cittadella Women riguarda le promesse non mantenute. Nel calcio, la fiducia è un elemento fondamentale. Quando viene meno, il rischio è quello di compromettere non solo il rendimento sportivo, ma anche il senso di appartenenza e la motivazione di chi scende in campo.
Le giocatrici raccontano di aspettative create e poi disattese, di impegni presi e mai concretizzati. Una situazione che, nel lungo periodo, diventa insostenibile, soprattutto per chi vive il calcio come parte integrante della propria identità. Il comunicato non punta il dito in modo generico, ma chiede responsabilità e trasparenza.
Il valore umano dietro la maglia
Uno degli aspetti più forti della presa di posizione del Cittadella Women è il richiamo alla dimensione umana dello sport. Essere parte di una squadra non significa soltanto indossare una maglia e vincere partite. Significa condividere fatiche, sogni, delusioni. Significa creare legami che vanno oltre il risultato del campo.
La lettera mette in luce storie personali, percorsi individuali che si intrecciano in un progetto collettivo. Ignorare questa dimensione significa ridurre le atlete a semplici strumenti, a numeri funzionali a obiettivi che spesso non tengono conto delle persone. È proprio contro questa logica che il Cittadella Women decide di esporsi.
Un messaggio che parla a tutto il calcio femminile
Il caso del Cittadella Women non è isolato. Al contrario, rappresenta una fotografia fedele di molte realtà del calcio femminile italiano. Un movimento in crescita dal punto di vista mediatico e istituzionale, ma ancora fragile sotto il profilo strutturale e della tutela delle atlete.
Il comunicato diventa così un appello che va oltre i confini del club. È un richiamo rivolto a dirigenti, istituzioni, federazioni. Il calcio femminile non ha bisogno di slogan o operazioni di facciata, ma di scelte concrete, di investimenti reali e di una visione a lungo termine.
Le istituzioni e il nodo della sostenibilità
Negli ultimi anni, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha avviato un processo di riforma e valorizzazione del calcio femminile, introducendo il professionismo nei massimi campionati e promuovendo iniziative di sviluppo. Le categorie dilettantistiche, come l’Eccellenza, continuano a rappresentare un terreno complesso, dove la sostenibilità economica e organizzativa è spesso affidata alla buona volontà dei singoli club. È qui che emergono le contraddizioni più forti.
Il lavoro invisibile delle atlete
Le giocatrici del Cittadella Women parlano anche di un lavoro invisibile, che raramente trova spazio nei racconti sportivi. Allenamenti serali, trasferte lunghe, recuperi fisici gestiti in autonomia, spese spesso sostenute di tasca propria. Tutto questo fa parte della quotidianità di molte calciatrici, soprattutto nei campionati non professionistici.
Il rischio di disperdere un patrimonio sportivo
Il Cittadella Women rappresenta un patrimonio sportivo e umano. Una squadra che vince, che cresce, che coinvolge il territorio. Mettere a rischio un progetto di questo tipo significa disperdere competenze, entusiasmo e credibilità. È un rischio che il calcio femminile italiano non può permettersi, soprattutto in una fase storica in cui l’attenzione mediatica è in aumento.
Il comunicato lancia un allarme chiaro: senza tutele, senza rispetto, senza progettualità, anche le realtà più virtuose possono crollare. E con esse, la fiducia di chi crede davvero nello sport come strumento di crescita.
Dignità e rispetto come basi del futuro
Il cuore del messaggio del Cittadella Women ruota attorno a due parole chiave: dignità e rispetto. Non richieste straordinarie, ma condizioni minime per poter continuare a fare calcio con serenità. Le atlete non chiedono privilegi, ma coerenza tra ciò che viene promesso e ciò che viene realizzato.
Questo approccio rende il loro appello ancora più potente. Non c’è rabbia fine a sé stessa, ma la volontà di costruire qualcosa di migliore, non solo per il presente, ma per le generazioni future di calciatrici.
Un grido che può diventare svolta
La domanda che ora si pone l’ambiente è se questo grido di dolore riuscirà a produrre un cambiamento reale. Il Cittadella Women ha avuto il coraggio di esporsi, assumendosi il rischio di parlare apertamente in un sistema che spesso premia il silenzio.
Ogni progresso nel calcio femminile è passato anche da prese di posizione scomode. Questo comunicato potrebbe rappresentare un punto di svolta, se accolto con serietà e responsabilità. La speranza è che non resti una voce isolata, ma l’inizio di un dialogo più ampio e costruttivo.
Il valore dell’esempio del Cittadella Women
Al di là dell’esito immediato, il gesto del Cittadella Women ha già un valore enorme. Dimostra che le atlete non sono più disposte ad accettare passivamente situazioni poco chiare. Dimostra che il calcio femminile è cresciuto anche nella consapevolezza dei propri diritti.
In questo senso, il Cittadella Women diventa un esempio, non solo per ciò che fa in campo, ma per il modo in cui sceglie di affrontare le difficoltà fuori dal campo. Un esempio di coraggio, lucidità e amore autentico per lo sport.
Un futuro ancora da scrivere
La strada verso un calcio femminile davvero equo e sostenibile è ancora lunga. Ma ogni passo, ogni voce che si alza, contribuisce a rendere il percorso meno accidentato. Il Cittadella Women ha acceso un faro su una realtà che non può più essere ignorata.
Ora spetta alle istituzioni, ai club e all’intero sistema rispondere con fatti concreti. Perché il calcio femminile non ha bisogno di essere celebrato solo quando vince, ma sostenuto ogni giorno, con rispetto, serietà e visione.



