Il calcio di un'altra categoria
RISULTATI
NEWS
mercoledì 21 Gennaio 2026
RISULTATI
NEWS
HomeFemminileSupercoppa Women: la sfida Juventus-Roma apre il 2026

Supercoppa Women: la sfida Juventus-Roma apre il 2026

La Supercoppa Women non è soltanto una partita. È un rito di passaggio, un confine sottile tra ciò che è stato e ciò che sarà, una promessa scritta sul prato prima ancora che il pallone rotoli. E quest’anno, per aprire il 2026, il calcio femminile italiano ha scelto una cornice che profuma di mare e di calcio vero: Pescara, stadio Adriatico “Giovanni Cornacchia”. Qui, a metà pomeriggio, andrà in scena Juventus-Roma, il “Clasico” che da anni scandisce il ritmo dei trofei e delle rivalità, il confronto che più di ogni altro racconta l’evoluzione della Serie A Women.

C’è una parola che torna sempre quando si parla di questa sfida: inevitabile. Perché Juventus e Roma sono diventate le due grandi potenze del movimento, i due poli che negli ultimi anni hanno polarizzato scudetti, Coppe Italia, Supercoppe e perfino il primo trofeo della nuova Women’s Cup. La Supercoppa Women è quindi la sintesi perfetta di questo dominio, ma anche la misura del coraggio di chi vuole ribaltare l’inerzia della storia: la Roma cerca rivincita e conferme, la Juventus difende il proprio status e vuole inaugurare l’anno come si addice a una squadra abituata a vincere.

Un 2026 che comincia con un trofeo: la Supercoppa Women come spartiacque

La bellezza della Supercoppa Women sta nel suo peso specifico: è un trofeo secco, una finale, un “o tutto o niente” che non concede alibi. Chi vince non porta a casa soltanto una coppa, ma un messaggio: sono pronta, sono pronta adesso, e il 2026 può cominciare sotto il mio segno. È una partita che accende l’immaginario perché arriva dopo la pausa, dopo le vacanze, dopo la ricarica mentale, quando le energie e le ambizioni non sono ancora state erose dalla fatica. Si torna in campo e si torna subito a giocarsi qualcosa che conta.

A Pescara, domenica alle 15, l’Italia del calcio femminile avrà gli occhi puntati su due squadre che insieme hanno dominato l’ultimo ciclo: “Juventus e Roma, complessivamente, hanno vinto gli ultimi otto scudetti, le ultime sei Coppe Italia, le ultime sei Supercoppe” e, nel settembre scorso, la Juventus ha alzato anche la prima edizione della Serie A Women’s Cup. È un dato che sembra quasi esagerato, e invece racconta una verità precisa: negli ultimi anni il potere ha avuto due colori, bianconero e giallorosso.

E allora la Supercoppa Women diventa più di un evento: diventa lo specchio di un’epoca, ma anche il punto esatto in cui quell’epoca può cambiare direzione. Perché una finale, per definizione, non segue la logica dei pronostici: la sfida secca ribalta le gerarchie, obbliga a gestire la pressione e a restare lucidi quando il fiato si accorcia. In una finale, la storia pesa, ma pesa anche il presente. E il presente, oggi, è una Juventus che arriva da un 2025 chiuso bene e una Roma che non ha dimenticato l’amaro di una sconfitta arrivata all’ultimo minuto.

Pescara, lo stadio Adriatico e il valore di portare il grande calcio al Centro Italia

La scelta di Pescara non è solo logistica, è culturale. Portare la Supercoppa Women all’Adriatico “Giovanni Cornacchia” significa accendere un riflettore su un territorio che può diventare cassa di risonanza per il movimento. Il pubblico ha risposto con entusiasmo: oltre 4.500 biglietti emessi già alla vigilia, con la possibilità di acquisto online e ai botteghini della Curva Nord nel giorno gara. È un segnale che va oltre la singola partita: vuol dire che la curiosità si sta trasformando in abitudine, che le famiglie scelgono lo stadio, che il calcio femminile sta diventando una proposta reale di intrattenimento sportivo.

C’è poi un dettaglio che vale più di tante analisi: in tribuna saranno presenti molte società e scuole calcio del territorio, grazie al lavoro del Settore Giovanile e Scolastico FIGC e della LND Abruzzo. È un passaggio fondamentale. Perché il futuro di un movimento non lo costruisci soltanto con le finali in TV, ma con i ragazzini e le ragazzine che vedono dal vivo le campionesse, che respirano lo stadio, che associano la parola “calcio” a un’esperienza condivisa, non a un semplice contenuto da scrollare.

E la cornice televisiva amplifica tutto: diretta su Rai 2 e Sky Sport Uno, streaming su RaiPlay e NOW, e una distribuzione internazionale che porta la partita anche fuori dai confini. Quando una finale del calcio femminile italiano viaggia così lontano, smette di essere un evento locale e diventa un prodotto globale, una vetrina per le giocatrici e per l’intero sistema.

Juventus-Roma, la trentesima volta: quando una rivalità diventa storia

Non è un caso se questa partita viene definita “Clasico”. Juventus-Roma è arrivata alla trentesima sfida complessiva: un numero che racconta continuità, ma anche evoluzione. Ogni incrocio ha aggiunto un capitolo, una firma diversa. E come tutte le grandi rivalità, non vive soltanto di chi vince, ma di come si vince, di quali protagoniste emergono, di quali dettagli restano impressi.

Negli ultimi anni, questo confronto è diventato la prova definitiva per misurare ambizioni e maturità. Per la Juventus è stata spesso la conferma di un dominio costruito con programmazione e mentalità. Per la Roma è stato il banco di prova della propria crescita, la linea che separa l’essere competitivi dal diventare vincenti. E oggi, con la Supercoppa Women a inizio 2026, la partita si carica di un significato ancora più netto: è l’apertura di stagione emotiva, la prima grande scena, la prima volta in cui i nuovi equilibri possono manifestarsi.

“Arriviamo da una buona chiusura di 2025”: la Juventus di Canzi e la fame di chi non si accontenta

La Juventus si presenta a Pescara con un’identità forte e con una guida tecnica che ha lasciato subito il segno. Le parole di Massimiliano Canzi raccontano una squadra che non vive di inerzia, ma di metodo e motivazione: “Arriviamo da una buona chiusura di 2025… Abbiamo ripreso con grande entusiasmo, con all’orizzonte una partita importantissima e con tanta voglia di stare insieme”. È la frase tipica di chi sa che il talento non basta: serve la compattezza, serve la quotidianità, serve la capacità di arrivare alla finale con la testa pulita.

Canzi lo dice chiaramente: “È una finale, ce la siamo guadagnata con il nostro campionato 2024-25… dobbiamo fare una grande prestazione e sono convinto che se ci riusciremo porteremo a casa il risultato”. La Juventus non parla di calcoli, parla di prestazione. E in una partita secca, questa è spesso la chiave: se riesci a imporre il tuo standard, costringi l’avversario a inseguire.

Ma se c’è una testimonianza che colpisce, è quella di Martina Rosucci, perché porta la finale su un piano umano, quasi intimo: “Dopo le vacanze siamo tornate cariche, e iniziare il nuovo anno giocandoci una finale è qualcosa di speciale… Non servono calcoli, serve solo la voglia di vincere”. Rosucci racconta l’esperienza e il peso di una storia vissuta in prima persona: “È la dodicesima finale che giochiamo con la Juve, e ogni volta l’emozione aumenta”. È un dettaglio potentissimo, perché ribalta un luogo comune: l’abitudine non anestetizza, semmai amplifica la consapevolezza. Più conosci il valore di certe giornate, più ti tremano le mani prima di scendere in campo.

E poi c’è una frase che vale come manifesto: “È bello giocare nel Centro Italia: serve a crescere, coinvolgere sempre più famiglie e portare il nostro sport ovunque”. Anche qui, la Juventus mostra di sapere che il calcio femminile, per crescere, ha bisogno di uscire dai circuiti soliti e di riempire nuovi stadi, nuove città, nuove domeniche.

Roma, la rivincita come carburante: “ci deve essere voglia di rivincita”

Se la Juventus parla la lingua della continuità, la Roma parla quella della ferita. E le ferite, nello sport, possono diventare veleno o benzina. Luca Rossettini sceglie la seconda: “Ci deve essere voglia di rivincita, perché è rimasto l’amaro in bocca dopo una finale… persa all’ultimo minuto”. Non è un dettaglio: perdere così significa rivivere la scena per giorni, immaginare cosa sarebbe successo se un pallone fosse rimbalzato in modo diverso. Ma Rossettini dice che quella delusione si è trasformata nella voglia di fare di più in campionato. La Roma arriva quindi alla Supercoppa Women con una motivazione doppia: vincere un trofeo e chiudere i conti con un passato recente che brucia ancora.

Il tecnico giallorosso usa un’altra espressione significativa: “un po’ di sano timore è necessario”. È un concetto spesso sottovalutato. Nelle finali, la paura può paralizzare, ma anche tenerti sveglio. Se la trasformi in tensione positiva, in attenzione ai dettagli, allora diventa un alleato. Rossettini lo lega a una filosofia precisa: cercare “energie nascoste” e tirarle fuori nel momento che conta.

Accanto a lui, Manuela Giugliano, capitana e simbolo, parla con la lucidità di chi sa che certe partite definiscono una squadra: “È l’ennesimo confronto contro la Juve, ma è un confronto che cerco: sfidare una squadra forte mi rende felice”. Dentro questa frase c’è l’essenza di una mentalità vincente: non evitare l’ostacolo, ma desiderarlo. Giugliano non nega il rammarico, anzi lo rivendica: “C’è ancora rammarico per la finale scorsa persa e non vedo l’ora di entrare in campo”. La Roma, nelle sue parole, non vuole solo partecipare: vuole “portare a casa altri trofei”, perché “quando indossi questa maglia devi dare sempre il massimo”.

E poi arriva la frase più netta, quella che dovrebbe essere scritta nello spogliatoio prima di ogni finale: “Se aspetti o hai paura non vai da nessuna parte. Dobbiamo partire forte, con la consapevolezza di chi siamo”. È il cuore della Supercoppa Women: non puoi aspettare che il destino decida per te, devi aggredire la partita, devi imporre la tua identità.

Le stelle in campo: Girelli, Giugliano e la qualità che accende la finale

C’è un motivo se Juventus-Roma è diventata la partita più attesa del calcio femminile italiano: perché in campo ci sono giocatrici che non sono solo protagoniste della Serie A Women, ma riferimenti anche in ottica Nazionale. La Supercoppa Women di Pescara mette in vetrina volti che hanno segnato il “cammino della Nazionale all’ultimo Europeo”, e questo aggiunge un elemento emotivo ulteriore: chi ama l’azzurro riconoscerà movimenti, personalità, leadership.

Nell’articolo FIGC vengono citate Cristiana Girelli e Manuela Giugliano come candidate al Pallone d’Oro nelle ultime due edizioni. È un passaggio che racconta quanto il livello individuale sia ormai riconosciuto anche su palcoscenici più ampi. Una finale con queste protagoniste non è solo una finale italiana: è una partita capace di parlare anche a chi guarda il calcio femminile in chiave internazionale, a chi cerca qualità tecnica e personalità, non un’etichetta.

Una finale-evento: musica, spettacolo e un pubblico sempre più protagonista

La Supercoppa Women a Pescara è stata costruita come evento a tutto tondo, con un’attenzione evidente allo spettacolo prima del calcio d’inizio. Sul prato dell’Adriatico si esibirà Trigno, vincitore della categoria Canto di Amici 24, con due brani annunciati: “Maledetta Milano” e “Ragazzina”. È un elemento che avvicina pubblico e intrattenimento, che rende la giornata più ampia della singola partita, e che prova a intercettare anche chi non è ancora un tifoso “militante”, ma può diventarlo attraverso l’esperienza.

Questi dettagli contano perché il calcio moderno, e il calcio femminile in particolare, cresce anche attraverso la capacità di trasformare una finale in un appuntamento popolare, familiare, riconoscibile. La risposta dei biglietti, le riduzioni a 1 euro per determinate categorie, l’apertura dei cancelli e la presenza sul territorio sono segnali di una strategia: far entrare le persone allo stadio, renderle parte del racconto, farle uscire con la sensazione di aver vissuto qualcosa di importante.

Arbitro, regolamento e dettagli che possono cambiare tutto

In una finale, anche i dettagli regolamentari pesano come macigni, perché spostano la gestione mentale della partita. La Supercoppa Women prevede, in caso di parità al termine dei 90 minuti, due tempi supplementari da 15 minuti ciascuno e, se persiste l’equilibrio, i calci di rigore. È la struttura classica delle finali, quella che porta spesso le squadre a scegliere quanto rischiare nei minuti finali del tempo regolamentare.

C’è poi un passaggio tecnico interessante: non è previsto il Football Video Support, perché l’autorizzazione FIFA per l’utilizzo in via sperimentale riguarda esclusivamente il campionato di Serie A. Questo significa che la partita tornerà a una dimensione più “nuda”, più affidata alla lettura arbitrale e alla gestione sul campo. In una finale, può diventare un fattore emotivo: ogni episodio sarà vissuto con intensità doppia, perché non c’è la rete di sicurezza del supporto video.

La direzione di gara è affidata a Deborah Bianchi della sezione di Prato, con assistenti Veronica Martinelli e Laura Gasparini e quarto ufficiale Edoardo Manedo Mazzoni. Anche questi elementi, per chi vive il calcio con attenzione, fanno parte del quadro complessivo: la Supercoppa Women è un evento che richiede precisione, gestione e autorevolezza.

Il peso della storia e la pressione del presente: come si vince la Supercoppa Women

Arriviamo al punto centrale: cosa serve per vincere la Supercoppa Women? Non basta avere il possesso palla, non basta avere le stelle, non basta avere la storia. Serve una cosa che spesso decide le finali più delle altre: l’interpretazione emotiva. La Juventus ha l’abitudine alle finali, e Rosucci lo dice con chiarezza: l’emozione non diminuisce, cresce. La Roma ha la fame di chi sente di dover dimostrare qualcosa, di dover trasformare un rammarico in un gesto concreto.

Nel mezzo, c’è la partita. E la partita, di solito, la decide chi riesce a restare fedele a se stesso quando il contesto ti spinge a cambiare. La Juventus proverà a imporre il proprio standard, a “fare una grande prestazione”, come chiede Canzi. La Roma proverà a partire forte, come pretende Giugliano, senza aspettare e senza paura.

Per questo Juventus-Roma in Supercoppa Women è così attesa: perché non promette solo calcio, promette carattere. È una sfida tra mentalità, oltre che tra moduli. È un confronto tra chi vuole inaugurare l’anno con un trofeo e chi vuole interrompere un ciclo, o almeno scrivere una pagina diversa dentro lo stesso libro.

Perché questa Supercoppa Women può essere una svolta per il calcio femminile

Il calcio femminile italiano sta vivendo una fase in cui ogni grande evento ha un valore doppio: sportivo e simbolico. La Supercoppa Women a Pescara, con la diretta in chiaro su Rai 2 e la copertura internazionale, diventa una finestra sul movimento. E la presenza in tribuna del presidente federale Gravina e del CT Soncin aggiunge ulteriore significato: è un appuntamento che coinvolge l’intero sistema, non solo due club.

Se lo stadio risponderà come sta già rispondendo, se l’atmosfera sarà da grande evento, se la partita sarà all’altezza della rivalità, allora Pescara potrebbe essere ricordata come una tappa importante. Non perché sia la prima Supercoppa, ma perché si inserisce in un percorso di crescita che sta cercando nuovi luoghi, nuove persone, nuovi rituali.

E alla fine, come sempre, resterà una sola certezza: qualcuno alzerà un trofeo. La Juventus, abituata a vincere e a scrivere continuità. La Roma, pronta a cercare la rivincita e a dimostrare che il futuro non è già scritto. La Supercoppa Women non sarà soltanto la prima coppa del 2026: sarà la prima grande storia dell’anno. E per chi ama il calcio, le grandi storie cominciano sempre così: con una finale che sembra già leggenda prima ancora di essere giocata.

Articoli correlati

Serie B Femminile punta sul futuro, il progetto Facciamo la Formazione

La Serie B Femminile, in collaborazione con l’Associazione Italiana Calciatori (AIC), rilancia il progetto “Facciamo la Formazione”, pensato per lo sviluppo delle competenze delle...

Calcio femminile: l’idea Coppa del Mondo per Club in Qatar

Il calcio femminile è un fenomeno in rapida ascesa, capace di trascendere emozioni, confini e categorie sociali, diventando uno degli sport più seguiti e...

Centro Sedia: straordinaria prima assoluta nel calcio a 11

Il nome Centro Sedia risuona oggi con una risonanza tutta nuova nel panorama del calcio dilettantistico italiano: quella che fino ad ora era una...
spot_img

Ultimi Articoli