Il futsal non è soltanto un gioco veloce, tecnico e spietato nei dettagli. È una cultura sportiva che vive di palazzetti, di viaggi in pullman, di presidenti che fanno i conti con le spese e con i sogni, di allenatori che insegnano la cura del particolare e di ragazzi che imparano a pensare il campo come una scacchiera. Ed è proprio quando questa comunità si ritrova, si guarda in faccia e decide di parlare apertamente del presente e del futuro, che si capisce se un movimento è davvero pronto a fare un salto di qualità.
È in questa cornice che va letta la riunione con le società campane, uno degli appuntamenti più significativi dell’avvio del 2026 per la Divisione Calcio a 5. Un incontro che non nasce come semplice passaggio istituzionale, ma come atto di ascolto e di indirizzo: un momento in cui la governance nazionale è scesa sul territorio per dialogare con chi, ogni settimana, rende possibile il futsal italiano. Un gesto concreto, perché dietro le parole ci sono scelte, strategie e responsabilità. E, soprattutto, c’è la consapevolezza che la Campania rappresenta da sempre uno dei cuori pulsanti della disciplina.
Futsal e territorio: perché la Campania è un laboratorio naturale
La Campania nel futsal ha una storia che si racconta da sola: passione diffusa, palazzetti che sanno accendersi, una produzione continua di talenti, società capaci di crescere e di resistere anche nei periodi più complessi. È un territorio che vive il calcio a 5 con la naturalezza con cui altrove si vive il calcio a 11, e che da anni alimenta campionati nazionali e movimenti regionali con energia e competenza.
Quando la Divisione Calcio a 5 sceglie di ripartire “di slancio” nel 2026 proprio con la riunione con le società campane, non è una decisione casuale. È un messaggio: se vuoi spingere forte sull’identità e sullo sviluppo del futsal, devi partire dai luoghi dove la disciplina è già radicata e pronta a fare da traino. La Campania, in questo, non è una semplice regione: è un laboratorio naturale, un banco di prova per progetti, idee e obiettivi.
Battipaglia, Eboli e la cornice delle Supercoppe: un segnale che vale doppio
L’incontro si è svolto presso l’Hotel San Luca di Battipaglia, ma il suo significato si è amplificato grazie alla coincidenza con il primo grande evento del nuovo anno solare: le Supercoppe maschili di Eboli. Una scelta organizzativa che ha valore simbolico e pratico. Simbolico, perché lega la dimensione istituzionale a quella spettacolare e popolare del futsal. Pratico, perché permette di vivere sul posto l’energia del movimento, il battito reale dei tifosi, la risposta del pubblico quando il palazzetto si riempie e diventa un teatro di emozioni.
La Supercoppa, infatti, non è soltanto una partita: è uno “spot” vivente per la disciplina. E la Campania, con il PalaSele, sa come trasformare un evento in un’esperienza. In questo contesto, la riunione assume i tratti di una cabina di regia: mentre il futsal mostra il suo volto migliore in campo, la sua dirigenza si confronta su come rendere quel volto sempre più stabile, credibile e appetibile.
La governance in sala: una presenza che dà peso alle parole
Non tutte le riunioni fanno rumore. Ma alcune, già dalla lista dei presenti, si capisce che contano. A Battipaglia hanno partecipato il Presidente Stefano Castiglia e un’ampia rappresentanza della governance della Divisione Calcio a 5: il Segretario Fabrizio Di Felice, il Vicepresidente Andrea Farabini, i Consiglieri Ugo Colombo, Umberto Ferrini, Francesco Novello, Stefano Salviati e Antonio Scocca. Accanto a loro, la componente regionale con il Presidente del CR Campania Carmine Zigarelli, il Vicepresidente Vicario Giuliana Tambaro e il Responsabile Regionale del calcio a 5 Vincenzo Boccarusso.
E poi un nome che sposta l’orizzonte: il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Salvo Samperi, presente come ospite d’onore. Quando il CT siede al tavolo del confronto, il messaggio è chiaro: il futsal è una filiera, non un insieme di compartimenti stagni. I club, la Divisione, i Comitati Regionali e la Nazionale fanno parte dello stesso ecosistema. E se cresce una parte, cresce tutto.
Le parole di Castiglia: “Lavoriamo per far crescere il futsal”
In un contesto così denso, le dichiarazioni assumono un peso specifico diverso. Stefano Castiglia, nel passaggio centrale, mette insieme riconoscenza e visione, riconoscendo il lavoro e l’ospitalità del territorio ma soprattutto delineando il senso del percorso. Dice: “Ringrazio il Presidente Zigarelli e tutto il CR Campania per la calorosa ospitalità e per la proficua collaborazione istituzionale che ha vissuto un altro momento fondamentale con questo appuntamento – sottolinea il Presidente Castiglia -.”
E poi entra nel cuore dell’argomento: l’incontro non è una formalità, ma un confronto “cordiale e costruttivo” con un territorio “centrale nel panorama del calcio a 5 italiano”, capace di mostrare una passione enorme per la disciplina, confermata anche sugli spalti del PalaSele durante la Supercoppa. È un passaggio che racconta una verità spesso sottovalutata: il futsal non vive soltanto di risultati, ma di comunità. E la comunità, se si sente considerata, risponde.
La frase chiave è quella che fa da titolo e da promessa: “La Divisione continuerà a lavorare al fianco delle società per raggiungere obiettivi ancora più ambiziosi”.
Futsal come sistema: dall’ascolto alla strategia
Che cosa significa davvero “lavorare al fianco delle società”? Nel futsal, questa espressione non può essere retorica. Perché le società, soprattutto a certi livelli, sono la struttura portante del movimento: si occupano di impianti, di tesseramenti, di staff, di settore giovanile, di logistica. Gestiscono quotidianamente complessità che un tifoso vede solo in parte.
Quando la Divisione promuove un percorso di incontri territoriali in tutta Italia, sta comunicando una scelta precisa: governare il futsal attraverso il dialogo, non dall’alto. E la ripartenza nel 2026, sottolineata con orgoglio, racconta la volontà di dare continuità a un metodo. È un punto cruciale: nel calcio a 5 la crescita non si misura soltanto con un evento riuscito, ma con la capacità di creare processi ripetibili e condivisi.
La “straordinaria partecipazione” dei club: il termometro del movimento
Castiglia parla di “straordinaria partecipazione delle società campane” e la definisce un “ulteriore attestato di stima” rispetto al lavoro svolto dalla governance, oltre che uno stimolo a dare sempre di più per portare il futsal verso “traguardi sempre più prestigiosi”. È un passaggio che merita attenzione: nel linguaggio istituzionale, quando si insiste sulla partecipazione, si sta dicendo che c’è risposta, che c’è fiducia, che c’è voglia di sentirsi dentro un progetto.
E in un momento storico in cui molte società sportive, in generale, soffrono di costi crescenti e difficoltà organizzative, vedere sale piene e confronti partecipati significa una cosa semplice: il futsal ha ancora fame. Ha bisogno di strumenti, di programmazione, di supporto, ma ha anche la spinta emotiva che permette di immaginare traguardi più grandi di quelli già raggiunti.
Il futsal, in questo senso, vive di entusiasmo ma cresce solo se quell’entusiasmo viene trasformato in struttura.
Il ruolo del Comitato Regionale: collaborazione, non sovrapposizione
Uno degli aspetti più delicati nel sistema sportivo italiano è l’equilibrio tra livelli: nazionale e regionale, Divisione e Comitati, eventi centrali e attività locale. La presenza di Carmine Zigarelli e dei vertici del CR Campania alla riunione non è soltanto un gesto di rappresentanza: è la conferma che il futuro del futsal passa da una collaborazione reale, dove i ruoli siano chiari e le competenze valorizzate.
Perché il futsal non cresce se si crea una competizione interna tra strutture. Cresce se la governance nazionale ascolta, propone e coordina; e se il territorio, attraverso il Comitato Regionale, traduce quella visione in attività diffusa, in sostegno ai club, in iniziative per impianti, giovani e formazione.
Il messaggio che arriva da Battipaglia è precisamente questo: il futsal deve viaggiare su binari paralleli che non si scontrano, ma si rafforzano a vicenda.
La Nazionale in sala: Salvo Samperi e il ponte tra base e vertice
La presenza del CT Salvo Samperi va letta oltre la formalità. Quando un allenatore della Nazionale partecipa a un incontro con i club, sta dicendo ai territori che il vertice osserva, ascolta e riconosce. È un modo per ricordare che la Nazionale non nasce dal nulla: nasce dai club che formano giocatori, li educano, li allenano e li mettono in condizione di emergere.
Il futsal italiano ha bisogno di rafforzare questo ponte. In molti sport, la distanza tra base e vertice crea fratture, incomprensioni e sprechi di potenziale. Qui, invece, l’idea è quella di un sistema unico: dai campionati regionali alla Serie A, fino alla maglia azzurra. E più questo percorso è lineare, più il futsal diventa credibile anche fuori dal suo mondo, agli occhi di sponsor, media e nuovi appassionati.
Eboli e il PalaSele: quando il pubblico diventa protagonista del futsal
Un altro elemento citato esplicitamente da Castiglia è la passione dimostrata “sugli spalti del PalaSele durante la Supercoppa”. Qui entra in scena un tema che spesso il futsal fatica a trasformare in patrimonio costante: il pubblico. Perché il calcio a 5 ha un potenziale enorme di coinvolgimento dal vivo. È rapido, è vicino, è rumoroso, è emotivo. Ma serve una strategia per rendere quell’energia non episodica.
La Campania, con eventi come quelli ospitati a Eboli, mostra che esiste una via italiana per riempire i palazzetti e creare spettacolo. E se una governance vuole davvero far crescere il futsal, deve investire su questo: sull’esperienza del tifoso, sulla narrazione degli eventi, sulla qualità organizzativa che rende ogni grande appuntamento un simbolo, non una parentesi.
Il futsal, quando si veste da evento, può conquistare anche chi non lo segue abitualmente. E in un’epoca in cui l’attenzione è una moneta rarissima, questa è una risorsa decisiva.
Il messaggio ai presidenti: rispetto per chi regge il peso quotidiano
Uno dei passaggi più umani delle parole di Castiglia è il ringraziamento ai presidenti e ai club “per l’impegno quotidiano nella gestione delle loro società”. In un articolo istituzionale, non è un dettaglio. È la consapevolezza che senza la base tutto crolla.
Chi conosce il futsal sa bene quanto sia faticoso tenere in piedi un progetto sportivo. Non basta la passione: servono competenze, gestione, capacità di fare rete, e spesso la forza di non mollare di fronte alle difficoltà. Mettere questo al centro significa voler costruire una relazione diversa tra governance e club: una relazione non solo normativa, ma di supporto.
E quando i club percepiscono questa attenzione, sono più disponibili a sposare un progetto, a partecipare a iniziative, a credere nella crescita collettiva del futsal.
Obiettivi ambiziosi: cosa può cambiare davvero per il futsal italiano
La parola “ambiziosi” non può restare appesa. Se il futsal vuole raggiungere traguardi più prestigiosi, deve lavorare su tre piani: organizzativo, mediatico e culturale. Organizzativo, perché servono campionati sempre più credibili e sostenibili. Mediatico, perché il futsal ha bisogno di essere raccontato meglio, con linguaggi moderni e continuità, non soltanto con la cronaca. Culturale, perché bisogna portare la disciplina fuori dalla nicchia, nelle scuole, nei quartieri, nei centri sportivi, rendendola una scelta naturale per chi ama giocare e tifare.
Questi obiettivi non nascono in un giorno, ma i segnali contano. E un incontro come quello con le società campane, nel cuore di un grande evento come le Supercoppe, indica una direzione: il futsal vuole crescere con metodo, con ascolto e con una narrazione più ampia.
Futsal e identità: il valore di sentirsi parte di un progetto comune
C’è un aspetto invisibile che, nel futsal, fa spesso la differenza: l’identità. Molte società vivono la stagione come una corsa contro il tempo, tra partite, trasferte, infortuni e scadenze. Ma quando si inseriscono dentro un progetto più grande, quando sentono che esiste un percorso nazionale condiviso, cambia la prospettiva.
La riunione in Campania è anche questo: un momento in cui la “famiglia” del futsal si riconosce, si confronta e si dà obiettivi. E l’identità diventa carburante. Perché una disciplina cresce quando chi la vive non si sente solo.
Il futuro immediato: continuità, presenza e prossimi passi
Il percorso di incontri territoriali non è una notizia isolata: è una linea di lavoro che si rinnova. La ripartenza del 2026 “di slancio” indica volontà di continuità, e la Campania diventa un punto di partenza che può fare scuola anche per altre regioni.
Il futsal italiano, se vuole essere davvero protagonista nel panorama sportivo nazionale, dovrà saper replicare questa formula: eventi forti, territori coinvolti, governance presente, confronto reale. E soprattutto dovrà trasformare ogni riunione in un passo concreto, misurabile, capace di incidere sui problemi pratici delle società.
Perché il futsal è un gioco meraviglioso, ma è anche un sistema complesso. E i sistemi complessi crescono solo se la visione diventa processo, e il processo diventa abitudine.
Conclusione: il futsal in Campania come promessa per tutta l’Italia
Ci sono notizie che non fanno clamore, ma che segnano un punto di svolta. La riunione con le società campane racconta un futsal che non si accontenta, che vuole strutturarsi, che vuole ascoltare e poi decidere, che vuole portare il proprio entusiasmo dentro obiettivi ambiziosi e concreti.
Stefano Castiglia ha parlato di passione, di stima, di collaborazione, di traguardi prestigiosi. E lo ha fatto in un luogo che per il futsal ha un significato preciso: la Campania, dove la disciplina non è mai stata un contorno, ma spesso un motore.
Ora la sfida è trasformare questa energia in continuità. Far sì che il futsal, da emozione del weekend, diventi progetto stabile di crescita. E se davvero la Divisione continuerà a “lavorare al fianco delle società”, allora non sarà soltanto una promessa istituzionale: sarà l’inizio di una stagione nuova, in cui il futsal italiano potrà guardare più lontano, con la forza di chi sa da dove parte e dove vuole arrivare.



