L’Italfutsal entra nell’ultima giornata del Gruppo D con un’idea chiara: non perdere con l’Ungheria e prendersi i quarti. Ma il futsal, quando si accende, non concede scorciatoie. Alla Tivoli Arena il 2-2 diventa una storia di nervi, letture e resilienza: un pareggio che si scrive X, ma si legge qualificazione.
E c’è un dato che fotografa l’assedio e insieme la fatica di trasformarlo in gioia: gli azzurri costruiscono tantissimo, creano più dell’avversario, eppure devono inseguire due volte. È la notte in cui l’Italia spinge forte, ma deve anche imparare a respirare, restare lucida e non scivolare nella frenesia.
L’avvio di Italfutsal: ritmo alto, ma serve lucidità
La partita parte con un’intensità che non lascia spazio ai pensieri lunghi. L’Italfutsal prova subito a imporre il proprio ritmo, alternando pressione e manovra, cercando il pivot e il gioco tra le linee. L’Ungheria però è compatta, ruvida, pronta a sporcare passaggi e a spezzare la continuità.
Le occasioni arrivano, e arrivano in serie: l’Italfutsal ha qualità per aprire la difesa avversaria, ma serve precisione nel momento decisivo. Quando la porta sembra stregata, il rischio è sempre lo stesso: pagare alla prima vera fiammata dall’altra parte.
Primo tempo: l’Italia va sotto e reagisce
L’Ungheria colpisce e trova l’1-0: una giocata che gela l’ambiente e costringe l’Italfutsal a cambiare faccia in pochi secondi. È uno di quei momenti che mettono alla prova la maturità di una squadra: restare dentro la partita senza farsi trascinare dall’ansia.
La risposta, però, cresce azione dopo azione. L’Italfutsal alza il volume, spinge sulle corsie, cerca la conclusione rapida, insiste sulle seconde palle. E il gol arriva nel modo che spesso premia chi non smette di crederci: palla che viaggia, taglio sul secondo palo e zampata che rimette tutto in equilibrio. L’1-1 non è solo un risultato: è un messaggio. L’Italia c’è, e vuole comandare la serata.
Secondo tempo: rigore, nuovo svantaggio e scossa azzurra
La ripresa è un altro film. Gli azzurri ripartono più ordinati, più pazienti, con la sensazione di avere il controllo del campo. Le chance si moltiplicano: tiri, deviazioni, parate, palloni che non vogliono entrare. È il classico scenario in cui il futsal può diventare crudele, perché basta un episodio per ribaltare tutto.
E l’episodio arriva: rigore per l’Ungheria, realizzato. L’Italia si ritrova di nuovo sotto, 2-1, proprio quando sembrava aver preso definitivamente le misure. Qui si vede la differenza tra una squadra che si spegne e una squadra che sa restare viva.
La reazione è da gruppo vero: niente isteria, niente palloni buttati, niente fughe individuali. L’Italfutsal continua a costruire, a muovere la difesa ungherese, a cercare la giocata giusta. E la giocata arriva, splendida e pesantissima: un guizzo che vale il 2-2 e riapre la porta dei quarti.
Finale rovente: l’Italfutsal resiste al portiere di movimento
Gli ultimi minuti sono un concentrato di tensione. Con il pareggio, l’Italfutsal è qualificata, e l’Ungheria capisce di dover rischiare tutto. Arriva il portiere di movimento, arriva l’assalto, arrivano le rotazioni rapide per cercare il varco.
L’Italia si compatta, difende con ordine, legge i tempi, sporca linee e conclusioni. Il brivido finale, a pochi secondi dalla sirena, è quello che fa trattenere il fiato: una situazione che poteva cambiare la storia e invece si spegne sul più bello. Quando arriva il fischio, il 2-2 ha il sapore pieno della liberazione.
Il tabellino del match
ITALIA: Bellobuono, De Oliveira, Motta, Calderolli, Musumeci, Podda, Rossetti, Pulvirenti, Fortini, Liberti, Merlim, Turmena, Barichello, Dalcin. All. Samperi
UNGHERIA: Alasztics, Fekete, Rafinha, Rábl, Kajtár, Vatamaniuc-Bartha, Bencsik, Szalmás, Pál, Rutai, Suscsák, Büki, Szabó, Gémesi. All. Mullor
MARCATORI: 7’41” p.t. Rutai (U), 11’22” De Oliveira (I), 13’02” s.t. rig. Rutai (U), 14’13” Calderolli (I)
AMMONITI: Rossetti (I), De Oliveira (I), Szalmás (U), Pál (U), Rutai (U), Rafinha (U), Alasztics (U), Merlim (I)
ARBITRI: Ondřej Černý (CZE), Nikola Jelić (CRO), Damian Grabowski (POL), Dominykas Norkus (LTU) CRONO: Kaloyan Kirilov (BUL)
Samperi e la chiave mentale: l’Italia non si scompone
Nel dopo gara, il punto centrale è uno: l’Italfutsal non perde la testa neanche quando deve inseguire. È una qualità che nei tornei brevi pesa quanto un gol, perché ti evita di buttare via la partita nel momento peggiore. Il primo tempo è più nervoso, la ripresa più lucida, e il risultato racconta un percorso: soffrire senza smarrire identità.
Questa qualificazione non nasce da un episodio fortunato, ma da una convinzione: Italfutsal insiste, crea, ricuce, e alla fine si prende ciò che cerca.
Ora la Spagna: quarti di finale che valgono un Europeo
Adesso il livello si alza: ai quarti c’è la Spagna, una sfida che accende il torneo e misura ambizioni e crescita. Per l’Italia non è solo un incrocio prestigioso: è un test di personalità, perché arrivare fin qui rimontando due volte ti lascia addosso una forza particolare.
Gli azzurri hanno già dimostrato di saper stare nel rumore: quando la partita diventa sporca, quando la porta sembra chiusa, quando vai sotto e il tempo stringe. E se vuoi fare strada in un Europeo, è proprio lì che devi restare in piedi.
Perché questo 2-2 conta: identità, profondità, fiducia
Dentro quel 2-2 c’è molto più di un risultato. C’è la capacità di produrre gioco, di non spegnersi dopo gli errori, di ripartire con lucidità. C’è la sensazione che Italfutsal stia costruendo una mentalità da squadra “da torneo”: una squadra che non si piange addosso e non rinuncia alla propria idea.
I quarti sono conquistati. Adesso viene il bello: perché quando l’Italfutsal entra nella fase a eliminazione diretta, ogni dettaglio diventa decisivo. E dopo una notte così, la parola più giusta è una sola: crederci.



