La Supercoppa Under 19 di futsal non è soltanto una partita da mettere in archivio con un risultato e un tabellino. È un racconto che parla di continuità e fame, di un’egemonia che si rinnova senza mai sembrare scontata, e di un’avversaria che sceglie il modo più nobile per perdere: giocando, mordendo, restando viva fino all’ultimo respiro. Al PalaSele di Eboli, nel cuore di una serata che ha portato il futsal in vetrina nazionale, la Roma 1927 si prende tutto: vince 5-3 contro l’Orange Futsal Asti e diventa la prima squadra capace di restare detentrice del titolo nella storia della competizione. Ma se qualcuno pensa a un trionfo senza ombre e senza battaglia, allora non ha visto la finale.
Perché questa Supercoppa Under 19 di futsal è stata un viaggio: un’onda che si alza e si abbassa, un’altalena di fiammate e resistenza, una sfida che si è fatta sempre più intensa minuto dopo minuto. E dentro quel viaggio c’è un protagonista che esce dal campo con la coppa e il premio di MVP: Marcelo. Un nome che, in questa finale, diventa un marchio. Tripletta e firma su un successo che non è mai stato una formalità. Di fronte, l’Orange Asti non si è arresa mai, trascinata da un Cesari enorme tra i pali e da un’identità fatta di coraggio e letture tattiche, capace di mettere la Roma davanti a problemi veri, non teorici.
Supercoppa Under 19 di futsal: una finale che vale più di un trofeo
Nel futsal giovanile, a volte, le finali rischiano di essere etichettate con troppa fretta. Come se bastassero i titoli precedenti, i pronostici, il peso della maglia. Ma la Supercoppa Under 19 di futsal racconta l’esatto opposto: una gara secca è sempre un terreno minato, e vince solo chi sa interpretare i momenti, soffrire, rialzarsi, cambiare pelle. Roma 1927 e Orange Futsal Asti arrivavano a Eboli con una rivalità che negli ultimi anni ha acceso il panorama nazionale Under 19, e lo sapevano tutti: quel confronto non avrebbe concesso tregua.
Lo conferma anche il contesto. La sfida si gioca sotto gli occhi di chi osserva da vicino il talento azzurro, con figure di riferimento del movimento presenti sugli spalti. Un dettaglio che pesa, perché significa che ogni scelta, ogni giocata, ogni reazione emotiva finisce dentro un osservatorio d’élite. E in un palazzetto come il PalaSele, con la pressione addosso, il talento non basta: serve testa. Serve carattere. Serve capacità di gestire il rumore. E la Roma 1927, allenata da Simone Zaccardi, ha dimostrato di possedere tutte queste qualità, pur attraversando momenti in cui l’Orange ha provato a capovolgere la storia.
Quando una squadra riesce a vincere due volte di fila una competizione così breve e spietata, significa che ha costruito qualcosa che va oltre la giornata: una mentalità. Ecco perché la Supercoppa Under 19 di futsal conquistata a Eboli non è soltanto un altro trofeo: è un sigillo su un percorso, è la conferma che il lavoro quotidiano può diventare forza nei momenti che contano.
Eboli, la cornice perfetta della Supercoppa Under 19 di futsal
La sensazione, guardando l’evento di Eboli, dove si è tenuta anche la Supercoppa di Serie A che ha visto la vittoria dei padroni di casa, è che il futsal stia costruendo un linguaggio nuovo: più visibilità, più accessibilità, più attenzione. La Supercoppa Under 19 di futsal, inserita nel programma di una giornata densa di appuntamenti e raccontata con copertura televisiva e streaming, è un segnale chiaro: non è più un evento “di contorno”, è un appuntamento che merita luce propria. E questa finale ha ripagato la scelta con uno spettacolo vero, fatto di ritmo, occasioni, giocate individuali e una tensione che non è mai scesa.
Eboli, poi, è un luogo che amplifica tutto. Il PalaSele ha quella dimensione da grande evento: i rumori rimbalzano, le accelerazioni sembrano più violente, gli errori si sentono addosso. In un contesto così, anche chi è giovane è costretto a maturare in fretta. E questa maturità, tra Roma e Asti, si è vista in tante piccole cose: una diagonale difensiva fatta bene, un rientro al limite della disperazione, un portiere che non trema in uscita, la scelta di alzare il pressing nel momento giusto. La Supercoppa Under 19 di futsal si è decisa anche lì: nei dettagli, nell’energia spesa per fare la cosa corretta quando il fiato manca.
C’è anche un altro elemento che rende Eboli una tappa simbolica: la capacità di trasformare il futsal giovanile in un prodotto emotivo, televisivo, “da evento”. Perché quando una finale viene raccontata nel modo giusto, i ragazzi in campo non sono più soltanto promesse: diventano protagonisti, e il pubblico impara a riconoscerli, a seguirli, a ricordarli.
Primo tempo: Marcelo colpisce, Asti risponde e si prende rispetto
Se vuoi capire il senso di una finale, spesso devi guardare i primi minuti. E qui la partita si accende subito. La Roma 1927 trova il vantaggio con una giocata che sembra disegnata: Ceccarelli serve Marcelo, che da posizione defilata lascia partire una conclusione potente e precisa sul palo lungo. È l’1-0 che sposta inerzia e pensieri, ma non spezza la gara. Perché l’Orange Futsal Asti resta dentro, non si scompone, assorbe la fiammata e comincia a misurare le distanze.
Asti non ha l’atteggiamento di chi si limita a reggere. Ha l’atteggiamento di chi vuole fare male. Quando la Roma abbassa i ritmi, l’Orange lo percepisce immediatamente: si affaccia dalle parti di Rinaldi, costringe i giallorossi a difendere con attenzione, prepara il colpo con pazienza. È un futsal ragionato ma non timido, costruito su letture rapide e su una fiducia evidente nei propri uomini chiave.
Il pareggio arriva con Federico Caracciolo, con un tiro che trova spazio sotto la traversa: 1-1. E non è un pareggio casuale, è la conseguenza di una squadra che ha scelto di non fare la comparsa. Anzi, l’Orange sfiora persino il sorpasso poco dopo, ancora con Federico Caracciolo, che centra un palo clamoroso. È il momento in cui la Roma capisce che la Supercoppa Under 19 di futsal non sarà una passerella: servirà una ripresa vera, cattiva, piena.
Il primo tempo si chiude con un 1-1 che racconta equilibrio e una tensione che cresce. Non è un pareggio “tranquillo”: è un pareggio che promette tempesta. E in una finale, quando il primo tempo finisce così, significa che la partita non è ancora entrata nel suo nucleo duro. Sta solo prendendo la rincorsa.
Secondo tempo: la Roma alza il volume e Marcelo diventa destino
La ripresa cambia volto. Si capisce subito che la Roma rientra in campo con un’altra mentalità, quasi con la necessità di rimettere ordine nel proprio copione. E lo fa ancora con Marcelo, che sulla banda sfida Alves, si accentra e scarica un destro da manuale: 2-1. Un gol che potrebbe essere la spallata definitiva, ma la partita non concede sceneggiature comode.
Perché l’Orange risponde subito: Alessandro Caracciolo fa 2-2 e rimette tutto in discussione. È il segnale più forte possibile: Asti non è venuta a Eboli per fare la bella figura. È venuta per provare a portarsi via la coppa. E per alcuni minuti, questa ambizione contagia tutta la gara: le due squadre si allungano, si pressano, cercano la verticalità con più coraggio. La Supercoppa Under 19 di futsal diventa un duello di nervi e di scelte.
È qui che la Roma trova il terzo vantaggio grazie all’asse Marcelo-Cutruneo: una combinazione che sa di lavoro e intesa, non solo di istinto. Non è un gol casuale, è un gol “costruito”, figlio di movimenti e tempi provati. Poi arriva il 4-2 firmato Pietrasanta, e sembra il punto di rottura. Sembra il momento in cui la Roma può finalmente respirare, gestire, mettere la gara sui binari della propria superiorità tecnica.
Ma Asti non ci sta. Merlo pesca l’assist giusto per Ferrara, che segna il 4-3 e riapre tutto a sette minuti dalla fine. È un gol che cambia l’aria nel palazzetto, perché restituisce alla finale la sua dimensione più brutale: nulla è deciso, e ogni errore può essere fatale.
A quel punto, la partita diventa un’ossessione. Ogni possesso pesa. Ogni controllo può trasformarsi in una chance. Patané decide di giocarsi la carta del portiere di movimento, e la sfida resta aperta fino a quando Marcelo, a 1’22” dal termine, piazza il colpo che chiude i conti: 5-3. Tripletta, premio MVP, coppa alzata. La Supercoppa Under 19 di futsal diventa un romanzo con un protagonista inevitabile.
Marcelo, MVP e uomo copertina della Supercoppa Under 19 di futsal
Nel futsal, ci sono giocatori che interpretano le partite e giocatori che le dominano. Marcelo, in questa finale, appartiene alla seconda categoria. Non solo per i tre gol, ma per come li segna: con tempi diversi, in momenti diversi, con una varietà di soluzioni che raccontano un ragazzo già abituato a leggere il campo. Il primo è una sassata chirurgica. Il secondo è una giocata di uno contro uno, banda e rientro, potenza e precisione. Il terzo è una sentenza nel finale, quando le gambe tremano e la responsabilità pesa.
È per questo che la Supercoppa Under 19 di futsal porta la sua firma. E allo stesso tempo, il fatto che si sottolinei anche la prestazione di Cesari dice un’altra cosa fondamentale: Asti ha perso, ma non ha mai mollato, e il suo portiere ha tenuto la partita viva con interventi che hanno impedito alla Roma di scappare via. In una finale, spesso, la differenza tra un 5-3 e un punteggio più largo è proprio lì: in un portiere che resiste e in un attaccante che non smette di crederci.
Marcelo, però, non è soltanto un finalizzatore. In questa partita ha dato anche un messaggio tecnico: la capacità di decidere una finale non nasce solo dai colpi, ma dall’ossessione con cui cerchi il colpo giusto. La sua prestazione è stata costante, non episodica. E questo è ciò che rende un MVP davvero tale.
Orange Futsal Asti: sconfitti, sì, ma “a testa altissima”
Ci sono sconfitte che ti lasciano addosso soltanto amarezza. E poi ci sono sconfitte che diventano patrimonio, perché raccontano un’identità. L’Orange Futsal Asti è uscita dalla finale “a testa altissima” e non è una formula di rito. È una descrizione precisa di ciò che si è visto al PalaSele. Asti ha affrontato la Roma 1927 senza paura, ha risposto colpo su colpo, ha trovato il modo di colpire nei momenti in cui la partita sembrava sfuggirle, ha scelto il portiere di movimento per provare a ribaltare la storia.
Il coraggio, nel futsal, è una moneta pesante. Perché ti costringe a esporsi, a lasciare metri, a vivere sul filo. Ma è anche ciò che rende memorabili le partite. E l’Orange, in questa Supercoppa Under 19 di futsal, ha scelto di essere protagonista fino all’ultimo, rendendo più grande la vittoria dei giallorossi e più credibile la propria crescita.
C’è un valore particolare nel modo in cui Asti ha attraversato i momenti difficili. Dopo il 4-2, molte squadre si sarebbero spente. L’Orange invece ha cercato il gol, lo ha trovato, e poi ha avuto la lucidità di cambiare assetto, aumentando i rischi. Questo atteggiamento, anche quando non porta un trofeo, costruisce futuro. E nel settore giovanile, costruire futuro è la forma più pura di vittoria.
Simone Zaccardi e la cultura di futsal che si trasforma in risultati
Un altro elemento che rende speciale questa finale è la continuità del lavoro. Simone Zaccardi non è nuovo a queste serate: nella sua storia c’è già una Supercoppa vinta ai tempi dell’History Roma 3Z. Questo significa cultura di futsal, struttura, capacità di costruire gruppi e identità. E significa anche che la Supercoppa Under 19 di futsal conquistata a Eboli non nasce dal caso o da un picco improvviso: è il frutto di un percorso, di un sistema che sa valorizzare i giovani e portarli a competere per trofei veri.
In un panorama in cui tante realtà vivono cicli brevi, la capacità di restare in cima è un’arte. Vincere è difficile, rivincere è ancora più complesso, perché gli avversari ti studiano, ti aspettano, ti preparano trappole. E la Roma 1927, in questa finale, ha saputo vincere anche contro quella pressione invisibile: la pressione del “bis”, del dover dimostrare che l’anno precedente non era stato un episodio.
Il risultato più importante, oltre al trofeo, è proprio questo: la Roma 1927 non ha giocato una partita “da campione uscente” nel senso negativo del termine. Ha giocato una partita da squadra che vuole restare campione. È una differenza enorme, e spesso è la differenza tra una vittoria e un ciclo vincente.
L’egemonia capitolina: la Supercoppa Under 19 di futsal diventa tradizione
Cinque edizioni della Supercoppa Under 19, cinque successi di squadre capitoline. È una frase che sembra solo un dato, ma in realtà è un messaggio: Roma, nel futsal giovanile, è un laboratorio che produce, cresce e vince. E la Roma 1927 diventa la prima squadra a restare detentrice del titolo, un passaggio che trasforma la semplice vittoria in un capitolo storico.
Dentro questa cornice, la Supercoppa Under 19 di futsal del 5 gennaio 2026 assume un significato ulteriore: è la conferma che il dominio non è solo un momento, ma una traiettoria. E ogni traiettoria, prima o poi, diventa tradizione. Il futsal, come ogni sport, vive anche di geografie: ci sono territori che, per cultura, investimenti e passione, riescono a produrre più eccellenza. Roma oggi è uno di quei territori, e questa finale lo ha ribadito.
Ma attenzione: la tradizione non è una garanzia, è un impegno. Se Roma continua a vincere, è perché continua a lavorare. E se Asti è arrivata a giocarsi una finale così, è perché anche altrove il livello sta crescendo. E questa è la notizia migliore per tutto il movimento.
Il tabellino che racconta la partita: ritmo, scambi e nervi
A volte, per capire davvero una partita, basta guardare la sequenza dei gol. E qui la sequenza è un racconto in sé: Marcelo segna presto, Federico Caracciolo pareggia, Marcelo riporta avanti la Roma, Alessandro Caracciolo risponde subito, Cutruneo firma un altro vantaggio, Pietrasanta allunga, Ferrara riapre, Marcelo chiude. Otto gol, otto momenti che cambiano la percezione del match. È futsal nella sua forma più pura: accelerazioni, reazioni, parziali lampo, e una tensione che non ti lascia mai seduto comodo.
La Supercoppa Under 19 di futsal è stata anche fisicità, con ammonizioni distribuite su entrambi i lati. Non cattiveria gratuita, ma intensità. La finale non si è giocata a metà. Si è giocata tutta. E quando una partita è così, resta più a lungo nella memoria.
Anche la gestione dei minuti finali merita una sottolineatura. La Roma, quando Asti ha alzato il rischio col portiere di movimento, non ha perso la testa. Ha difeso con attenzione, ha accettato di soffrire, e poi ha colpito nel momento in cui la partita si è aperta. È una lezione tattica che vale per tutte le categorie: nei finali, più che la tecnica, conta la lucidità.
Supercoppa Under 19 di futsal: un manifesto del movimento
Se c’è un messaggio che esce da Eboli, è che il futsal Under 19 non è un “anticipo” del futuro: è già presente. È già qualità. È già spettacolo. Roma 1927 e Orange Futsal Asti hanno messo in campo principi tattici, gestione emotiva e personalità che spesso si vede anche in categorie superiori. Il pubblico ha potuto assistere a una partita vera, in cui nessuno si è risparmiato.
La Roma 1927 ha vinto con merito, ma ha dovuto guadagnarsela. Asti ha perso, ma ha lasciato un segno. Marcelo è stato l’uomo copertina, ma la squadra ha funzionato come un organismo: Rinaldi tra i pali, Cutruneo determinante, Pietrasanta con un gol pesante, Ceccarelli con l’assist iniziale. E dall’altra parte, Cesari è stato un muro, i Caracciolo hanno tenuto viva la speranza, Ferrara ha acceso l’ultima scintilla.
Questa Supercoppa Under 19 di futsal è un manifesto perché dimostra che quando dai spazio a un evento, quando lo racconti e lo trasmetti, il prodotto risponde. E risponde con una finale che non ha avuto nulla di “minore”. Il futsal giovanile, quando viene messo al centro, sa parlare a tutti: a chi lo segue da anni e a chi lo scopre per la prima volta.
Roma e Asti dopo la Supercoppa Under 19 di futsal
Alla Roma 1927 resta un trofeo che pesa, e un messaggio al movimento: non basta essere campioni, bisogna saperlo ridimostrare. Lo storico bis è un traguardo, ma anche un punto di partenza, perché vincere ti costringe ad alzare continuamente l’asticella. La stagione Under 19, dopo una notte del genere, cambia volto: gli avversari ti guardano con un’attenzione diversa, e ogni partita diventa una prova.
All’Orange Futsal Asti resta qualcosa che spesso non si vede nei titoli: la credibilità. Resta l’idea di poter stare lì, di poter giocare alla pari con chi ha appena scritto un pezzo di storia. Resta la sensazione che il gruppo abbia un’identità precisa, e che certe sconfitte, quelle “a testa altissima”, siano il carburante migliore per tornare ancora più forti.
E poi resta, per tutti, un ricordo: la Supercoppa Under 19 di futsal del 5 gennaio 2026 come una partita che ha reso onore al futsal italiano. Un 5-3 che non è un semplice punteggio, ma un racconto di passione, talento e coraggio. Roma indomabile, Asti orgogliosa, Marcelo decisivo: una finale che non si guarda soltanto, si vive.



