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Battipagliese – La vita è un Carnejal… con la zizzona di Battipaglia

Ci sono province dove il calcio è una tradizione, una storia che va avanti da anni, a volte addirittura secoli. A Battipaglia – comune in provincia di Salerno che conta circa 50.000 abitanti – si respira la Battipagliese, squadra nata nel 1929 che rappresenta la sua città dai colori bianconeri, il simbolo della “Zebra”, con un amore viscerale e vissuto quasi come una religione.

Nella sua storia conta diversi campionati di Serie C (tra la Serie C e la “veccia” Serie C1 sono 7 totali, più diverse apparizioni in Serie C2) e una storica salvezza nella stagione 1997/98 contro il Palermo in un Play Out che ha visto i Campani trionfare nel doppio confronto riuscendo a tenere la categoria della Serie C1; ma, purtroppo, anche tante fasi difficili e buie tra fallimenti, cambi di società, denominazioni e progetti sportivi non all’altezza della piazza, che invece è sempre rimasta vicina al nome della città e ai propri colori.

Oggi la Battipagliese milita in Eccellenza Campana, nel Girone B, terza in classifica: insegue gli storici rivali di Eboli – che sono al primo posto – e fanno i conti con la bella stagione dell’Apice – squadra nel Beneventano che occupa il secondo posto in classifica – così ho deciso di viaggiare insieme al mio sponsor Golix, per una nuova tappa de La vita è un Carnejal, verso Battipaglia per conoscere in prima persona questa realtà a 360 gradi.

Il simbolo del Castelluccio e Capitale della Mozzarella

Battipaglia, intesa come città, è riconosciuta e ricordata per essere una delle ‘Capitali della mozzarella’. Famosissima la sua ‘Zizzona’ e i caseifici che sono un vero e proprio culto della città, sicuramente un punto di forza importante: dovevo assolutamente provarne uno.

Prima, però, essendomi informato in toto sulla storia della città, sapevo di dover assolutamente visitare il Castello di Battipaglia, anche detto “Castelluccio”.

Simbolo vero e proprio di Battipaglia, addirittura di epoca medievale e quindi più vecchio della città moderna: dal Castello si vede tutto, è il punto più alto sia fisicamente che simbolicamente, addirittura ripreso anche nello stemma della squadra. Magari non ci si passa tutti i giorni, ma chi è di Battipaglia si sente sicuramente rappresentato dal Castelluccio.

Dopo aver visto il panorama con i miei occhi ed avendo concluso la mia prima “tappa nella tappa”, arriva il momento che più aspetto data la sua fama: la ‘Zizzona’ di Battipaglia, per caricarmi in vista di Battipagliese-Apice. Scelgo uno dei caseifici più rinomati -sotto consiglio- e devo ammettere che sono rimasto più che soddisfatto: gustosa e non invadente, non mi è rimasta per nulla sullo stomaco (avevo un po’ il timore che potesse appesantirmi in vista del bordocampo), la definirei anch’essa un’esperienza, ovviamente più che positiva.

Adesso si, pronto per la partita.

La Zebra in campo, i Battipagliesi al seguito

Ahimè, la Battipagliese non gioca le sue partite nello storico Stadio ‘Pastena’, per problemi di autorizzazioni e inagibilità del terreno di gioco: perciò ci si sposta a Macchia, Stadio ‘Provenza, con una capienza poco sotto il migliaio di persone. Nonostante la distanza da Battipaglia e la capienza ridotta, il tifo più caldo della ‘Zebra’ -soprannome storico della Battipagliese al quale i tifosi sono molto legati, come si vede da sciarpe, bandiere e cori- è accorso numeroso e ricco di entusiasmo: certo, la partita (terza contro seconda) aiutava, ma non era comunque scontato.

Lo Stadio si è riempito a ridosso dell’inizio del match, non lasciando spazio a posti vuoti: la Battipagliese è storia, viene venerata, tifata e raccontata di generazione in generazione a prescindere dai momenti difficili e le categorie in cui milita.

Ecco cosa mi fa innamorare ed appassionare al calcio di provincia: l’amore e l’appartenenza che si prova tra squadra e città, penso sia un aspetto romantico che porti avanti l’entusiasmo e la passione del mondo del calcio ed io, nel mio piccolo, certo di raccontarlo. Insieme al mio sponsor Golix che mi supporta portandomi ovunque.

La partita: un pareggio che non serve, una città che non perde mai

Alla Battipagliese serviva necessariamente una vittoria, dovendo inseguire gli acerrimi rivali dell’Ebolitana saliti a nove lunghezze di distanza ed in cima alla classifica. Non da meno le ambizioni dell’Apice, secondo in classifica che segue la capolista a sei lunghezze.

Insomma, un pareggio non sarebbe servito a nessuno, eppure dopo una partita che ha visto la Battipagliese andare più volte vicina al vantaggio credendoci sicuramente di più rispetto agli ospiti, al triplice fischio del direttore di gara il tabellino resta invariato rispetto ad inizio partita: 0-0 e un punto a testa che non fa felice nessuno, lascia l’amaro in bocca i padroni di casa che però vengono incitati ed applauditi dai propri tifosi che apprezzano l’impegno e la ‘maglia sudata’, un mantra per chi sostiene la squadra della propria città.

Un’altra esperienza che arricchisce il bagaglio personale

É vero, la Battipagliese non ha mai giocato in Serie A, non è mai stata a livelli internazionali o Europei; ma quello che insegna va oltre l’aspetto tecnico e calcistico.

Una città che ha una sua storia, prima distrutta e poi ricostruita (con la guerra di mezzo), riuscendo però sempre a tenere una forte identità e tradizione personale, dal punto di vista della struttura della città in sé ma anche per quanto riguarda l’aspetto gastronomico, conosciuto in tutto il mondo soprattutto per la sua qualità.

Un popolo orgogliosamente fiero delle proprie origini e di quello che ha costruito nel tempo, portandolo avanti ogni giorno con fierezza e modo di essere reagendo alle difficoltà che per quanto possano averlo buttato giù nel tempo, alla fine l’hanno visto sempre rialzarsi e restare in piedi.

Complimenti Battipagliese, complimenti Battipagliesi!

Gaetano Carnevale

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