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Eccellenza siciliana: aggressioni in Modica-Avola

Nel weekend del campionato di Eccellenza Siciliana – Girone B, un episodio che va ben oltre il semplice risultato sportivo ha attirato l’attenzione dell’intero movimento dilettantistico regionale: la denuncia aggressioni in Modica-Avola.

Quanto accaduto sabato 17 gennaio allo stadio “Pietro Scollo”, al termine dell’incontro tra Calcio Avola 1949 e Modica Calcio 1932, ha infatti spinto il club aretuseo a diramare un comunicato ufficiale molto duro e schietto, puntando il dito non solo verso i singoli responsabili ma anche – secondo la società – verso una mancanza di presa di posizione chiara da parte della controparte.

Eccellenza siciliana: una partita che doveva essere sportività e confronto

La gara in sé si era conclusa con il successo di misura del Modica, che si è imposto per 1‑0 sugli avversari, ma quello che è accaduto prima, durante e al termine del primo tempo ha superato i limiti dell’agonismo e ha attraversato il confine della semplice competizione. Secondo la ricostruzione fatta dall’Avola, i tesserati biancoblù Antonio Butera e Giuseppe Alfò sarebbero stati vittime di aggressioni fisiche: il primo prima dell’inizio della gara e il secondo colpito con una gomitata mentre rientrava negli spogliatoi. Tali fatti, documentati da immagini e video ritenuti chiari e inequivocabili, sono stati definiti “gravissimi e inqualificabili” dalla società ospite, che ha deciso di non restare in silenzio.

La nota ufficiale diffusa dall’Avola non lascia spazio a minimizzazioni: “Quanto accaduto non è calcio, non è agonismo e non può essere in alcun modo giustificato o ridimensionato”, recita il comunicato, ribadendo con fermezza come certi comportamenti non siano compatibili con i valori dello sport e della competizione leale.

Violenza, intimidazioni e provocazioni: la denuncia dell’Avola

Nel testo della denuncia, il club biancoblù ha sottolineato non solo gli episodi fisici, ma anche un clima generale di intimidazione che – a loro giudizio – ha caratterizzato l’intero svolgimento dell’incontro. Secondo la società ospite, non sono soltanto i singoli episodi a risultare gravi, ma anche quello che viene percepito come un atteggiamento provocatorio e irrispettoso nei confronti degli avversari.

Un ulteriore elemento di forte malcontento è stato l’episodio dell’esultanza provocatoria di un giocatore del Modica – Bonanno – rivolto verso il settore ospiti dopo il vantaggio. La società Avola ha infatti definito tale gesto “provocatorio” e “inaccettabile”, aggiungendo che una squadra tecnicamente forte e strutturata non ha alcun bisogno di ricorrere a intimidazioni o provocazioni per affermarsi.

Il silenzio che pesa e la richiesta di risposte

Non meno importante della descrizione degli episodi è stata la critica dell’Avola verso l’assenza, al momento della comunicazione, di una presa di posizione ufficiale da parte della società di casa, il Modica Calcio 1932. Secondo il club aretuseo, un intervento pubblico chiaro e fermo da parte della dirigenza modicense avrebbe potuto rappresentare un segnale di responsabilità e rispetto nei confronti della controparte, dei tesserati coinvolti e, in senso più ampio, dei valori stessi del calcio.

Questa richiesta di chiarezza nei comportamenti e nelle dichiarazioni assume un rilievo particolare in un momento storico in cui, sempre più spesso, episodi di violenza e tensione fuori dal campo rischiano di oscurare l’essenza più pura del gioco. E proprio per questo l’Avola si è riservata di tutelare i propri tesserati e la propria immagine “in tutte le sedi sportive competenti”.

Calcio come passione, rispetto e confronto

L’episodio di Modica-Avola non è isolato: è un monito, una presa di posizione forte che richiama alla mente i principi fondanti del calcio dilettantistico. In un contesto dove la passione popolare è intensa e dove la rivalità sportiva fa da motore agli incontri, le regole di rispetto reciproco, correttezza e dignità restano vincoli imprescindibili.

Il calcio dovrebbe essere un terreno di confronto leale, in cui la competizione si gioca sui meriti tecnici e tattici dei giocatori e delle squadre, non nelle tensioni extra‑campo o nelle aggressioni fisiche verso avversari e collaboratori. Per questo motivo, quando certi episodi accadono, è necessario che le società, i dirigenti, i giocatori e le istituzioni sportive facciano sentire la loro voce per condannarli con fermezza.

Le reazioni della comunità calcistica siciliana

L’eco di quanto accaduto ha superato i confini del singolo match e ha attirato l’attenzione di altre società e appassionati del calcio regionale. Già nelle ore successive alla partita, infatti, altre società avrebbero espresso solidarietà nei confronti dell’Avola, manifestando un sostegno che va oltre l’appartenenza territoriale e che riflette una comune volontà di condanna verso episodi di violenza e intimidazione.

Questo clima testimonia come, nel calcio dilettantistico siciliano, la comunità sportiva sia pronta a schierarsi apertamente contro comportamenti che rischiano di minare l’etica dello sport e la serenità delle competizioni. Il dialogo, la solidarietà e la condanna unanime di tali episodi diventano così strumenti per riaffermare valori condivisi e per promuovere una cultura calcistica fondata sul fair play.

Il futuro: responsabilità e rispetto

In un gioco dove l’agonismo è spesso intenso e le rivalità possono accendere gli animi, è fondamentale non perdere di vista la responsabilità di mostrare rispetto verso gli avversari, verso gli arbitri, verso il pubblico e verso l’essenza stessa del calcio. Perché chi sceglie la violenza – nello sport come nella vita – perde prima di entrare in campo.

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