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Serie D, Girone D: un girone d’andata dalle panchine traballanti

C’è un’immagine che torna spesso, quando si parla di Serie D e di certe domeniche del girone D: la pianura che sembra immobile e invece nasconde correnti fortissime. Perché questo girone, con la sua densità di piazze ambiziose, la presenza di squadre abituate a palcoscenici più alti e la durezza delle trasferte, ha un modo tutto suo di mettere pressione. Qui non basta “stare in partita”. Qui devi dare l’idea di avere un percorso, un’identità chiara, un progetto credibile. E quando quell’idea vacilla, la panchina diventa il primo luogo in cui le società intervengono.

Il girone D 2025/26 sta offrendo un racconto vivido di questa tensione. Non un singolo episodio isolato, ma una sequenza di scelte, ritorni, interim e ribaltoni che disegna il volto più spietato e affascinante della Serie D: quello in cui la domenica non giudica solo i giocatori, ma anche le strategie societarie. E soprattutto giudica la capacità di reggere la pressione, che in questa categoria pesa in modo particolare: non è la pressione del “professionismo”, ma quella della responsabilità verso una piazza che vive il calcio come una cosa seria, quotidiana, identitaria.

I cambi tecnici registrati nel girone D raccontano un campionato in cui nessuno vuole restare fermo a guardare. Tuttocuoio, Sangiuliano City, Trevigliese, Pro Palazzolo, Imolese, Sant’Angelo, Pistoiese e Correggese hanno vissuto svolte significative, alcune con rimbalzi sorprendenti, altre con interventi chirurgici nel cuore dell’inverno. È un mosaico che merita di essere letto non come semplice cronaca, ma come chiave per capire che cos’è davvero la Serie D: un campionato in cui ogni scelta pesa perché i margini sono sottili e il tempo non aspetta.

Tuttocuoio, il ritorno che racconta più di mille parole

Il caso Tuttocuoio è uno di quelli che, da soli, spiegano quanto sia particolare la gestione delle panchine in Serie D. Qui non si tratta soltanto di un cambio. Si tratta di un movimento a pendolo, di un ritorno che suona come una decisione forte, quasi simbolica. Il 14 ottobre 2025 Aldo Firicano lascia e viene sostituito da Riccardo Boschetto. Fin qui, potrebbe essere una storia “normale” di Serie D: qualcosa non funziona, la società interviene.

Ma poi arriva la svolta: il 17 novembre 2025, a distanza di poco più di un mese, Boschetto viene sostituito proprio da Aldo Firicano, che rientra. Questo tipo di dinamica è rarissima e, quando si verifica, racconta due cose insieme. Racconta che la società ha percepito un bisogno immediato di cambiare e che, dopo averlo fatto, ha capito che quel cambio non stava producendo l’effetto desiderato. Racconta anche che il legame tra l’allenatore e l’ambiente era rimasto forte, al punto da rendere possibile il ritorno.

In Serie D, il rapporto umano è determinante. Non è un dettaglio romantico: è un fattore competitivo. Perché le squadre sono comunità, non solo gruppi di lavoro. E quando un allenatore torna, spesso torna perché può riaccendere una fiducia che si era spenta, o perché può rimettere ordine in un ambiente che stava perdendo equilibrio. Il Tuttocuoio, con questo doppio passaggio, mostra quanto il girone D sia un campionato in cui le società cercano soluzioni immediate, ma anche quanto siano pronte a correggere la rotta se percepiscono che la scelta non porta stabilità.

Sangiuliano City, la scelta di fine ottobre per cambiare inerzia

Un altro snodo che racconta la velocità con cui la Serie D chiede risposte è quello del Sangiuliano City. Il 29 ottobre 2025 Francesco Parravicini viene sostituito da Marco Sesto. La fine di ottobre è un momento chiave in qualsiasi stagione: è la fase in cui la classifica inizia ad avere un peso specifico, non ancora definitivo ma già capace di condizionare l’umore e la percezione.

Cambiare allenatore in quel punto significa dire una cosa precisa: non vogliamo aspettare che il campionato ci trascini. Vogliamo guidare il nostro destino, o almeno provare a farlo. E nel girone D, dove le squadre sono spesso strutturate e aggressive, aspettare troppo può diventare un errore fatale. Sesto, in questo scenario, entra con l’obiettivo di dare una direzione più netta, un’identità più riconoscibile, perché in Serie D l’identità è spesso ciò che ti salva nei momenti in cui il gioco non gira.

Il cambio di fine ottobre è anche un messaggio allo spogliatoio: la società è presente, la società pretende, la società vuole reazione. E la reazione, quando arriva, può diventare carburante. Ma se non arriva, il rischio è che il cambio si trasformi in ulteriore instabilità. Qui sta la crudeltà della Serie D: ogni scelta porta con sé una promessa, e quella promessa deve diventare punti.

Trevigliese, novembre come spartiacque e il bisogno di una svolta

Il 4 novembre 2025 la Trevigliese cambia: Danilo Tricarico lascia e viene sostituito da Amedeo Mangone. Novembre, nel calcio dilettantistico, è spesso uno spartiacque sottovalutato. Non sei ancora “a metà”, ma inizi a sentire che il campionato è già entrato nella sua fase di selezione naturale: chi è pronto resta su, chi non è pronto inizia a soffrire.

Mangone arriva come scelta di sostanza, una figura che deve portare esperienza e solidità. Perché nel girone D, al di là del talento, serve una squadra che sappia stare dentro le partite anche quando il contesto si fa difficile. Serve organizzazione, attenzione sulle seconde palle, gestione dei momenti. La Serie D ti mette davanti a partite che si spezzano, che cambiano volto in pochi minuti, e in quel caos controllato l’allenatore deve essere un punto fermo.

Cambiare a novembre significa voler dare un nuovo assetto prima che l’inverno trasformi i problemi in abitudine. E l’abitudine alla difficoltà è la cosa più pericolosa: ti rassegna. Il cambio Trevigliese racconta una società che non vuole rassegnarsi.

Pro Palazzolo, l’interim come ponte e la scelta definitiva

Tra tutte le storie di questo girone, quella della Pro Palazzolo è una delle più illustrative su come funziona la Serie D quando una società decide di intervenire con gradualità. Il 17 dicembre 2025 Marco Didu viene sostituito da Gaetano Berardi come interim. E poi, il 26 dicembre 2025, Berardi lascia il posto a Stefano Bono.

Qui la sequenza racconta un approccio preciso. Prima si mette un argine. Si sceglie un profilo interno o comunque una soluzione temporanea per gestire l’emergenza, evitare che lo spogliatoio si svuoti, tenere la squadra “in carreggiata” durante un passaggio delicato. Poi si arriva alla scelta definitiva, che deve avere una prospettiva più ampia.

L’interim, in Serie D, non è un dettaglio burocratico. È un momento psicologico fondamentale. Perché durante l’interim si capisce se lo spogliatoio è ancora recuperabile, se la squadra risponde, se serve una scossa più radicale o un cambio di metodo. Berardi, in quei giorni, ha avuto la funzione di custodire un equilibrio minimo. Bono, invece, entra con la responsabilità di costruire un percorso vero nel girone di ritorno.

Questo passaggio mette a nudo un elemento chiave: in Serie D non sempre il cambio allenatore è una scelta “di pancia”. A volte è una scelta per fasi. E nel girone D, con la sua competitività, le fasi contano.

Imolese, la svolta di fine dicembre per riscrivere l’inverno

Il 23 dicembre 2025 l’Imolese cambia guida: Iván Potepán viene sostituito da Stefano Protti. Il Natale, in Serie D, è un momento carico di significati. Perché la stagione entra nel tratto in cui le energie iniziano a consumarsi e la classifica smette di essere una fotografia “parziale”. In quel periodo, molte società si chiedono se la squadra sia davvero in grado di reggere il girone di ritorno.

Protti entra con l’idea di dare ordine e concretezza. E la concretezza, nel girone D, è spesso la chiave per sopravvivere e per crescere. Le partite non si vincono sempre con la bellezza, ma con la capacità di restare compatti quando l’avversario spinge, con l’attenzione nelle transizioni, con la lucidità nei momenti decisivi. Un cambio a fine dicembre è una scommessa: la società crede che ci sia tempo per cambiare il destino. Ma sa anche che quel tempo è poco.

E in questo c’è una verità dura: la Serie D non concede lunghi apprendistati. Se cambi, devi ottenere risposta. E se ottieni risposta, il cambio diventa un atto di coraggio riuscito. Se non la ottieni, diventa un rimpianto.

Sant’Angelo, la vigilia di Natale e la ricerca di una nuova energia

Il 24 dicembre 2025 è una data particolare anche per il Sant’Angelo: Roberto Gatti viene sostituito da Matteo Vullo. Cambiare alla vigilia di Natale è una scelta che dice molto. È una scelta che non aspetta il “momento giusto” perché, evidentemente, il momento giusto è già passato. È una scelta che vuole inserire un elemento nuovo prima della ripartenza, per affrontare l’inverno con una mentalità differente.

Vullo è chiamato a portare energia e, soprattutto, a rimettere la squadra dentro una logica di lavoro chiara. In Serie D, quando una squadra è in difficoltà, non basta “motivarla”. Bisogna darle strumenti. Bisogna darle una struttura che la protegga quando la fiducia oscilla. E nel girone D, dove gli avversari spesso hanno intensità e organizzazione, se non sei strutturato vieni punito.

Questa è la parte più complessa del cambio allenatore: ricostruire un equilibrio mentale. Perché una squadra che subisce un cambio in panchina vive un piccolo trauma, anche quando lo accetta. Cambiano le abitudini, cambia il modo di vivere la settimana, cambia perfino il modo di percepire il campo. Se l’allenatore nuovo riesce a trasformare questo trauma in entusiasmo controllato, la squadra può rinascere. Se non ci riesce, rischia di restare sospesa.

Pistoiese, l’effetto che fa rumore: Lucarelli in Serie D

Tra tutti i cambi del girone D, quello della Pistoiese ha un’eco particolare per forza mediatica e per peso simbolico. Il 26 dicembre 2025 Antonio Andreucci viene sostituito da Cristiano Lucarelli. Basta il nome, per capire perché questa scelta diventi immediatamente un tema nazionale, non solo locale.

Quando un allenatore come Lucarelli arriva in Serie D, la categoria cambia percezione per un attimo. Perché la Serie D, che già è un campionato duro e serio, si trova a ospitare un profilo abituato a contesti di pressione altissima. E questo può portare due effetti opposti. Può portare un’onda di entusiasmo, un’energia nuova, una convinzione diversa. Ma può anche alzare il livello delle aspettative in modo quasi pericoloso, perché ogni partita diventa “quella partita” e ogni risultato viene interpretato in modo amplificato.

La scelta della Pistoiese è un messaggio chiaro: vogliamo cambiare marcia. E vogliamo farlo con una figura capace di imprimere personalità, ritmo e mentalità. Nel girone D, la mentalità è una moneta preziosa. Perché ci sono giornate in cui non giochi bene, ma puoi comunque vincere se hai mentalità. E ci sono giornate in cui giochi bene, ma perdi se ti manca la lucidità nelle aree.

Lucarelli porta una sfida ulteriore: rendere “professionale” l’approccio senza snaturare la dimensione dilettantistica, che ha tempi, logiche e abitudini diverse. È un equilibrio sottile. Ma se riesce, può diventare un vantaggio enorme.

Correggese, gennaio e la scelta che prova a cambiare la traiettoria

Il 7 gennaio 2026 la Correggese cambia: Maurizio Domizzi viene sostituito da Davide Marchini. Gennaio, in Serie D, è una terra di mezzo. Non sei più nel “forse” di ottobre, né nella “verità” del girone di ritorno inoltrato. Sei nel momento in cui devi decidere se credi ancora nella possibilità di ribaltare la stagione o se ti stai già preparando a un campionato di sofferenza.

Cambiare a inizio gennaio significa tentare di intercettare il momento prima che sia troppo tardi. Significa pensare che la squadra possa ancora riorganizzarsi, trovare punti, cambiare il modo di stare in campo. Marchini, in questo scenario, entra con un compito che è tipico della Serie D: ricostruire una settimana efficace. Perché in questa categoria, spesso, non hai tempo per grandi rivoluzioni tattiche. Hai bisogno di aggiustare, di rendere più funzionale ciò che c’è, di migliorare dettagli che possono generare punti.

Il cambio Correggese racconta una società che non vuole aspettare che l’inverno diventi sentenza. Vuole ancora scrivere.

Che cosa ci dice tutto questo: la Serie D come campionato della responsabilità

Mettendo insieme queste storie, il girone D ci consegna un messaggio netto: la Serie D è un campionato di responsabilità. Non esistono scelte leggere. Non esiste il cambio allenatore “tanto per cambiare”. Perché ogni scelta tocca equilibri umani, costi, credibilità. E nel dilettantismo, la credibilità è fondamentale: verso i tifosi, verso gli sponsor, verso gli stessi giocatori.

Il Tuttocuoio racconta la capacità, e la necessità, di tornare sui propri passi quando la scelta non convince. Il Sangiuliano City mostra quanto l’autunno sia già fase di giudizio. La Trevigliese evidenzia novembre come mese di svolta. La Pro Palazzolo spiega l’importanza dell’interim e della transizione ragionata. L’Imolese e il Sant’Angelo raccontano il Natale come punto di non ritorno per molte società. La Pistoiese, con Lucarelli, alza il volume della categoria e accende un riflettore potente. La Correggese dimostra che gennaio è ancora tempo di tentare.

Tutte queste scelte, insieme, rendono il girone D uno dei più narrativi della stagione: non solo per la classifica, ma per la tensione che si percepisce dietro ogni decisione.

Il girone di ritorno: la fase in cui la scossa deve diventare sistema

C’è un momento, dopo ogni cambio in panchina, in cui l’entusiasmo iniziale finisce. È il momento in cui la squadra smette di “reagire” e deve iniziare a “costruire”. In Serie D questo momento arriva presto. Due, tre settimane. Poi resta il lavoro. E il lavoro è la vera differenza tra una svolta riuscita e una svolta che resta un titolo.

Il girone D, da qui in avanti, diventa il banco di prova definitivo per tutte queste nuove guide tecniche. Perché la Serie D non premia la scossa in sé. Premia la continuità che la scossa riesce a generare. Chi saprà trasformare la novità in identità, chi riuscirà a dare ordine senza spegnere l’energia, chi saprà gestire la pressione delle piazze e il peso delle aspettative, avrà un vantaggio enorme.

E nel girone D, quel vantaggio può essere decisivo. Perché i margini sono sottili, le partite sono spesso tese, e la differenza tra una stagione tranquilla e una stagione complicata può stare in pochi dettagli. Dettagli che, come sempre, passano dalla panchina.

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