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martedì 5 Maggio 2026
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Serie D, Reggina: la delusione di mister Torrisi

La Reggina chiude il proprio campionato con una vittoria spettacolare per 4-2 contro il Sambiase, ma il successo finale non basta a cancellare il rammarico per un titolo sfumato quando sembrava possibile. Gli amaranto concludono al terzo posto nel girone I di Serie D, al termine di una stagione complessa, fatta di rincorse, speranze riaccese e occasioni non sempre sfruttate.

Al triplice fischio, oltre alla soddisfazione per la prestazione, resta la consapevolezza di aver sfiorato qualcosa di grande. A raccontarlo è stato direttamente il tecnico Alfio Torrisi, protagonista di una rimonta che ha riportato la Reggina a lottare per il vertice.

Una vittoria che chiude ma non cancella

La gara contro il Sambiase ha rappresentato l’ennesima dimostrazione del potenziale della Reggina. Quattro gol, gioco offensivo e capacità di reagire ai momenti della partita. Una squadra viva, intensa, capace di esprimere qualità quando riesce a sbloccare il risultato.

Eppure, nonostante la vittoria, il clima non è quello di una festa. Il terzo posto pesa, soprattutto per una piazza che per storia e ambizione punta sempre al massimo.

Reggina, il rammarico nelle parole di Torrisi

A fine gara, il tecnico amaranto non ha nascosto l’amarezza per il mancato successo finale:

“Penso che sia stato fatto un buon lavoro, ma quando non si raggiunge la vittoria del campionato è normale che tutti dobbiamo essere autocritici. Dovevamo inventarci qualcosa per fare di più e non l’abbiamo fatto. Alla fine è mancato davvero poco, dopo una grande rincorsa, dopo aver riaperto un campionato e rimesso in piedi una stagione che stava prendendo una direzione molto critica. Il rammarico è tanto, perché c’è la consapevolezza che questo campionato fosse alla portata.”

Parole che fotografano perfettamente il sentimento della Reggina: orgoglio per il percorso, ma anche consapevolezza di aver lasciato qualcosa per strada.

Una rincorsa straordinaria

Il campionato della Reggina non può essere analizzato senza considerare il punto di partenza. Dopo le prime giornate, la situazione era tutt’altro che semplice. La squadra sembrava lontana dalla lotta per il vertice e il campionato stava prendendo una direzione complicata.

Lo stesso Torrisi lo ha sottolineato con grande lucidità:

“La Reggina, per club, città, tifoseria, blasone e piazza, sulla carta in Serie D deve vincere. È normale che in estate tutti pensassero che dovesse essere protagonista e stravincere il campionato. Anche io, da casa, pensavo che la Reggina avrebbe vinto a mani basse, nonostante la Nissa avesse fatto investimenti importanti. Poi però bisogna contestualizzare il percorso dall’inizio del campionato e quello che la squadra ha fatto insieme a me. Dopo otto giornate era impensabile sperare di vincere il campionato.”

Da quel momento in poi, però, qualcosa è cambiato.

Reggina, la svolta e le dieci vittorie consecutive

La stagione della Reggina ha avuto un punto di svolta preciso. Un momento in cui squadra e ambiente si sono ricompattati, trovando nuova energia.

“La svolta della stagione è arrivata quando la tifoseria ha deciso di darci una mano.”

Un passaggio chiave, che ha dato il via a una serie di risultati straordinari. Dieci vittorie consecutive, un filotto che nessun’altra squadra del girone è riuscita a replicare.

Una rincorsa che ha riaperto completamente il campionato, riportando la Reggina a pochi passi dal primo posto.

Il peso degli errori

Nonostante il grande recupero, qualcosa è mancato. Alcuni passaggi a vuoto, qualche occasione sprecata e risultati non all’altezza nei momenti decisivi hanno impedito alla Reggina di completare la rimonta.

“Abbiamo riacceso speranze, era alla portata vincerlo, ma abbiamo sbagliato qualcosa. Non sono stato bravo io per primo, perché non ho fatto più del massimo. Ho fatto un buon lavoro, ma non un lavoro eccezionale, perché chi vince ha ragione e la seconda in classifica non ha vinto.”

Un’analisi lucida e severa, che dimostra la mentalità del tecnico.

Il riconoscimento agli avversari

Nel suo intervento, Torrisi ha anche voluto rendere merito a chi ha vinto il campionato:

“Il campionato l’ha vinto il Savoia: complimenti a loro, lo hanno meritato, lo hanno voluto vincere e hanno dimostrato forza.”

Un gesto di sportività che evidenzia il rispetto per un avversario che ha saputo essere più continuo nel momento decisivo.

Una squadra che crea ma non sempre concretizza

Uno dei temi ricorrenti della stagione amaranto è stata la difficoltà nel trasformare le occasioni create in risultati concreti.

“A questa squadra, come prestazioni, ho poco da rimproverare, escluso il secondo tempo di Lamezia. Anche nelle partite in cui non abbiamo raccolto i tre punti, come contro Messina e Acireale, abbiamo creato quattro, cinque, sei occasioni nitide. A Gela non abbiamo vinto, ma abbiamo prodotto tanto: calci d’angolo, tiri, salvataggi sulla linea. Devo ragionare su quello che la squadra produce.”

Una squadra capace di costruire gioco, ma non sempre di concretizzarlo. Un aspetto che ha inciso sul risultato finale.

Reggina, uno sguardo ai playoff

Ora per la Reggina si apre la fase dei playoff. Un’occasione per riscattare il campionato e provare a raggiungere comunque un obiettivo importante.

La squadra dovrà ripartire dalle certezze costruite durante la stagione, mantenendo alta la concentrazione e correggendo gli errori.

Tra orgoglio e voglia di riscatto

Il terzo posto lascia un mix di sensazioni. Da un lato l’orgoglio per una rincorsa straordinaria, dall’altro il rammarico per non aver completato l’opera.

La Reggina ha dimostrato di avere qualità, carattere e un’identità chiara. Ma nel calcio, spesso, sono i dettagli a fare la differenza.

E in questa stagione, quei dettagli hanno separato la Reggina dal sogno della promozione diretta.

Una base da cui ripartire

Nonostante tutto, il percorso compiuto rappresenta una base importante per il futuro. La squadra ha ritrovato entusiasmo, gioco e fiducia.

Il lavoro di Torrisi ha riportato la Reggina a essere competitiva, riaccendendo l’entusiasmo di una piazza che vive di calcio.

Adesso resta da trasformare questo percorso in un nuovo punto di partenza. Perché la Reggina, per storia e ambizione, non può fermarsi qui.

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