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martedì 24 Febbraio 2026
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Serie D, Chievo Verona: altra sconfitta e contestazione

Il Chievo Verona sprofonda ancora nel Girone B di Serie D. E questa volta non contro corazzate dal nome pesante, non contro squadre costruite per dominare il campionato, ma contro un Oltrepò giovane, sfrontato, affamato. Un altro tonfo che fa rumore, che scoperchia fragilità evidenti e certifica un momento complicatissimo. Perché quando il Chievo Verona perde così, senza mordente e senza identità, non è solo una sconfitta: è un campanello d’allarme che suona forte.

La distanza dai playout si assottiglia pericolosamente. Sì, dai playout. Un termine che fino a poche settimane fa sembrava fuori dal vocabolario di una piazza abituata a ben altri orizzonti. Oggi invece è una realtà con cui fare i conti.

Chievo fragile fin dai primi minuti

La prima frazione è lo specchio perfetto del momento che sta vivendo il Chievo Verona. L’Oltrepò si presenta con una formazione giovanissima: il portiere è l’unico nato lo scorso secolo, poi fioccano 2006, 2007 e persino 2008. Eppure in campo non si vede inesperienza, ma fame. Una qualità che nel calcio, soprattutto in Serie D, diventa indispensabile: la garra.

Quella garra che l’allenatore Pablo Granoche, ex attaccante uruguaiano amatissimo all’ombra della Diga, ha saputo trasmettere ai suoi ragazzi. L’Oltrepò aggredisce a tutto campo, pressa con intensità, gioca con la bava alla bocca. Il Chievo Verona, invece, appare scolastico, prevedibile, privo di mordente.

Il destro di Franceschinis apre la prima crepa. La difesa del Chievo Verona resta imbambolata, lenta nella lettura dell’azione, incapace di reagire con prontezza. È il segnale di una squadra che fatica a trovare equilibrio e sicurezza.

Rigori e confusione: il Chievo non reagisce

Il secondo colpo arriva poco dopo. Il tackle di Siega su Gandolfi manda Hrom dal dischetto. Il rigore viene trasformato e scava un doppio solco difficile da colmare. Il Chievo Verona prova timidamente a replicare, ma lo fa con iniziative estemporanee, senza un filo logico.

Il samba dei brasiliani Douglas Costa e Batata Zampier accende qualche speranza, ma qui non bastano le giocate individuali. Serve sostanza, concretezza, cattiveria agonistica. Il Chievo Verona sembra invece prigioniero delle proprie incertezze.

Baselli sa giocare a calcio, la qualità non si discute. Ma in mezzo al campo gli avversari, pur con i “denti da latte”, corrono il doppio. E nel calcio moderno la corsa è una componente imprescindibile. Senza intensità, senza ritmo, anche il talento rischia di diventare sterile.

Ripresa senza svolta per il Chievo Verona

Nel secondo tempo il copione non cambia. Il Chievo Verona rientra in campo con l’obbligo di reagire, ma non riesce a cambiare marcia. L’Oltrepò continua a giocare con entusiasmo e determinazione, approfittando delle incertezze clivensi.

Un rigore, definito generoso, permette ai padroni di casa di realizzare il tris. È il colpo che chiude virtualmente la partita. Il Chievo Verona non ha la forza mentale né quella tattica per rientrare in gara. La fase offensiva è praticamente assente, le idee latitano, i movimenti sono lenti e prevedibili.

Solo a cinque minuti dalla fine un sinistro dalla distanza di Douglas Costa scalda le mani dell’estremo difensore di casa. Troppo poco, davvero troppo poco per una squadra che dovrebbe ambire a ben altre posizioni di classifica.

Contestazione e playout: un incubo per il Chievo Verona

Al triplice fischio arriva la contestazione della tifoseria. Indiscutibile, inevitabile. Il Chievo Verona non perde solo punti, perde fiducia, perde credibilità. E quando una piazza storica inizia a percepire il pericolo, il clima si fa pesante.

I sogni di gloria si trasformano in incubi. La classifica parla chiaro: la distanza dai playout si fa sottile. Il Chievo Verona deve ora guardarsi alle spalle, un pensiero impensabile a inizio stagione. La fragilità difensiva, la confusione tattica, l’assenza di una fase offensiva strutturata sono problemi concreti, non più rinviabili.

L’Oltrepò ha messo a nudo tutti i limiti attuali del Chievo Verona. Non servono alibi, non basta appellarsi agli episodi. Due rigori subiti e una difesa distratta sono il sintomo di una squadra che fatica a trovare equilibrio e identità.

Serve una svolta immediata per il Chievo Verona

Il momento è delicato e richiede risposte forti. Il Chievo Verona deve ritrovare solidità, compattezza e spirito di sacrificio. Senza questi elementi, qualsiasi progetto tecnico rischia di sgretolarsi. La Serie D è un campionato duro, fatto di campi difficili, squadre giovani e allenatori capaci di trasmettere intensità.

Il Chievo Verona non può permettersi di affrontarlo con superficialità o con un atteggiamento rinunciatario. Servono leadership in campo, chiarezza tattica e un’identità riconoscibile. Perché il tempo stringe e la classifica non aspetta.

Questa sconfitta contro l’Oltrepò non è soltanto un passo falso. È uno spartiacque. O il Chievo Verona trova dentro di sé le risorse per reagire, oppure il rischio di scivolare in una lotta salvezza sempre più complicata diventerà concreto.

Il Chievo Verona è chiamato a una prova di orgoglio. Non bastano i nomi, non basta la storia. Servono fatti, punti, prestazioni convincenti. La stagione è ancora lunga, ma il margine d’errore si è assottigliato pericolosamente. E adesso, davvero, non si può più sbagliare.

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