La Serie D 2026-2027 comincia a prendere forma, anche se il pallone non ha ancora iniziato a rotolare. Con la conclusione degli spareggi tra le seconde classificate dei campionati di Eccellenza, il quadro delle società aventi diritto è finalmente completo: al momento sono 161 le squadre che possono presentare domanda di iscrizione al massimo campionato dilettantistico nazionale.
È una fotografia importante, ma ancora provvisoria. La Serie D dovrà infatti scendere a quota 160 e, come spesso accade in estate, la burocrazia federale potrà ridisegnare il perimetro del torneo. Tra iscrizioni, verifiche, rinunce, fallimenti e possibili ripescaggi, il campionato è già entrato nella sua fase più delicata: quella dei tavoli, delle carte e delle attese.
Ripescaggi già al centro della scena
Il dato più interessante non riguarda soltanto il numero delle aventi diritto, ma il margine di movimento che si è già creato. L’assenza del Rimini, fallito in Serie C e destinato a ripartire dai dilettanti regionali, libera di fatto un posto. A questo si aggiunge la situazione legata alla Ternana, con un vuoto destinato a produrre effetti anche sulla composizione dei campionati superiori.
Tra le ipotesi circolate c’è quella del Foggia in Serie C, anche se il quadro dovrà essere formalizzato dagli organi competenti. La conseguenza pratica, però, è già chiara: la Serie D 2026-2027 si prepara ad accogliere almeno due ripescaggi. Un passaggio che potrebbe cambiare non solo l’elenco delle partecipanti, ma anche gli equilibri geografici dei futuri gironi.
La Lombardia guida la mappa nazionale
La nuova Serie D conferma ancora una volta la sua natura profondamente italiana, popolare e trasversale. Da nord a sud, il campionato mette insieme piazze storiche, club reduci da annate difficili, realtà emergenti e società pronte a misurarsi con un torneo lungo, duro e spesso imprevedibile.
La Lombardia è la regione più rappresentata, con 24 squadre aventi diritto. Un numero enorme, che certifica la forza del movimento regionale e che potrebbe incidere in maniera decisiva sulla costruzione dei gironi. Dietro troviamo il Veneto con 15 club, la Toscana con 14, la Sicilia con 13, la Campania con 12 e il Lazio con 11. Numeri pesanti anche per la Puglia, che conta 10 società, e per il Piemonte, presente con 9 formazioni.
Le regioni più calde del Sud
Nel Mezzogiorno la Serie D promette passione, rivalità e stadi capaci di trasformare ogni partita in un evento. La Campania presenta un blocco di grande fascino con Afragolese, Ebolitana, Gelbison, Gladiator, Ischia, Nocerina, Paganese, Palmese, Real Forio, Real Aversa Normanna, Sarnese e Turris. Dodici squadre, tanti derby e un potenziale emotivo altissimo.
La Calabria risponde con Digiesse PraiaTortora, Reggina, Sambiase, Vibonese e Vigor Lamezia: nomi che richiamano storia, appartenenza e rivalità territoriali. In Sicilia il gruppo è ancora più nutrito: Athletic Palermo, Avola, Castrumfavara, Enna, Gela, Igea Virtus, Licata, Milazzo, Modica, Nissa, Siracusa, Trapani e Ragusa compongono una pattuglia da tredici squadre. Una presenza massiccia, destinata ad accendere il campionato.
Serie D, piazze storiche e ritorni di peso
Il fascino della Serie D sta anche nella sua capacità di riportare al centro del racconto calcistico piazze che hanno conosciuto palcoscenici importanti. In Emilia Romagna spicca il Piacenza, inserito in un gruppo che comprende anche Cittadella Vis Modena, Correggese, Lentigione, Mezzolara, Nibbiano & Valtidone, Progresso e Sasso Marconi.
In Friuli Venezia Giulia l’attenzione sarà inevitabilmente sulla Triestina, affiancata da Brian Lignano, Cjarlins Muzane e Lavarian Mortean Esperia. In Toscana, invece, il peso dei nomi è evidente: Lucchese, Pistoiese, Prato e Siena sono piazze che portano con sé storia, pubblico e aspettative. Accanto a loro ci saranno Aquila Montevarchi, Follonica Gavorrano, Ghiviborgo, Pontedera, Rondinella Marzocco, San Donato Tavarnelle, Scandicci, Seravezza Pozzi, Tau Altopascio e Terranuova Traiana.
Puglia e Veneto tra ambizione e tradizione
La Puglia si presenta con dieci squadre: Bisceglie, Brindisi, Fasano, Fidelis Andria, Foggia, Gravina, Manfredonia, Martina, Nardò e Virtus Francavilla. È uno dei blocchi più ricchi di storia e partecipazione popolare. Il Foggia resta però una delle variabili principali: un eventuale salto in Serie C aprirebbe un ulteriore scenario di movimento.
Il Veneto, seconda regione per numero di aventi diritto, porta in dote Bassano Virtus, Caldiero Terme, Calvi Noale, Campodarsego, Chievo, Conegliano, Este, La Rocca Altavilla, Legnago Salus, Luparense, Mestre, Sandonà, Schio, Union Clodiense e Virtus Verona. Una presenza ampia, competitiva e qualitativamente rilevante, con club abituati a vivere stagioni ambiziose.
Serie D, ora decide la burocrazia federale
La palla passa adesso alle iscrizioni e alle verifiche federali. Solo dopo il completamento dell’iter amministrativo sarà possibile conoscere l’organico definitivo della Serie D 2026-2027 e, successivamente, la composizione dei gironi.
Per ora resta una certezza: la Serie D parte da 161 aventi diritto, ma il numero è destinato a cambiare. Almeno due ripescaggi appaiono già all’orizzonte, mentre altre situazioni potrebbero emergere nelle prossime settimane. Come ogni estate, il campionato comincia molto prima del fischio d’inizio. E anche questa volta, tra attese, speranze e incastri federali, la quarta serie italiana ha già acceso la sua stagione.



