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martedì 19 Maggio 2026
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Serie D, Savoia: Filiberto vuole la Serie B in due anni

Il Savoia non è soltanto una squadra di calcio. È identità, appartenenza, storia e orgoglio di un territorio che sogna di tornare protagonista nel panorama calcistico italiano. Le parole di Emanuele Filiberto, presidente onorario del club fresco di promozione in Serie C, raccontano perfettamente il significato profondo di un progetto che negli ultimi anni ha saputo trasformarsi da sogno ambizioso a realtà concreta.

Intervistato da Il Mattino, Emanuele Filiberto ha ripercorso il cammino che ha riportato il Savoia tra i professionisti, parlando non soltanto di calcio ma anche di valori, legalità, territorio e futuro. Un racconto intenso, passionale e carico di emozione, che fotografa la crescita di una società partita dall’Eccellenza e arrivata fino alla Serie C in appena tre anni.

Dietro questa cavalcata c’è un’idea precisa di calcio, ma soprattutto la volontà di costruire qualcosa che vada oltre il semplice risultato sportivo. Perché il Savoia, nelle parole del presidente onorario, rappresenta molto più di una squadra di provincia.

Savoia, una storia unica nel calcio italiano

Il legame tra il Savoia e Torre Annunziata è il primo elemento che emerge con forza dalle parole di Emanuele Filiberto. Un rapporto profondo, radicato nella storia e nell’identità della città.

“Credo che il Savoia Calcio abbia qualcosa di davvero speciale, qualcosa che gli dà unicità. Il Savoia è Torre Annunziata: è nato qui, e questo per me è magnifico”.

Il presidente onorario ha voluto ricordare anche le origini storiche del club, sottolineando il fascino di una società nata nel 1908 grazie all’iniziativa di tre proprietari di pastifici che decisero di chiamare la squadra “Savoia Calcio” per richiamare il celebre grido “Avanti Savoia”.

Un dettaglio che racconta quanto il club sia profondamente intrecciato alla storia del territorio. Ancora più significativo, secondo Emanuele Filiberto, è il fatto che Torre Annunziata abbia mantenuto il nome Savoia anche dopo il 1946, conservando intatta un’identità unica nel panorama calcistico italiano.

La rinascita del Savoia dalla crisi alla Serie C

Uno dei passaggi più emozionanti dell’intervista riguarda il momento in cui il progetto Savoia è realmente iniziato. Emanuele Filiberto ha ricordato il primo incontro con Nazario Matachione e con quei tifosi che cercavano disperatamente di salvare una società vicina al fallimento.

“Eravamo davanti a un piccolo ristorante di Torre Annunziata con tre tifosi che avevano ripreso il Savoia Calcio, una società che stava per fallire. Li guardammo e dicemmo: ‘Abbiate fiducia in noi. Riprenderemo questa squadra e la riporteremo dove merita’”.

Una promessa che sembrava quasi impossibile da mantenere e che invece è diventata realtà. In pochi anni il Savoia è riuscito a risalire dall’Eccellenza alla Serie D, fino ad arrivare alla promozione in Serie C.

Un percorso costruito attraverso sacrifici enormi, investimenti personali e una visione chiara del futuro. Oggi il club campano si affaccia nuovamente al calcio professionistico con entusiasmo ma anche con ambizioni molto importanti.

Il progetto va oltre Torre Annunziata

Per Emanuele Filiberto il Savoia non deve essere soltanto il simbolo di Torre Annunziata, ma un progetto capace di coinvolgere tutta l’Italia.

“Il nome Savoia, che ha unificato l’Italia, rappresenta qualcosa che va dal nord al sud e da est a ovest del nostro Paese. Oggi, entrando nel professionismo, il Savoia non è solo un progetto di Torre Annunziata: parte da Torre, ma voglio che diventi un progetto italiano”.

Parole che raccontano l’ambizione di una proprietà intenzionata a dare al club una dimensione nazionale. Il marchio Savoia, secondo il presidente onorario, possiede un potenziale enorme e può diventare un punto di riferimento ben oltre i confini campani.

L’obiettivo è trasformare il club in una realtà moderna, riconoscibile e competitiva, capace di attrarre tifosi, aziende e investitori da tutta Italia.

Savoia e legalità, un messaggio forte

Tra i temi affrontati nell’intervista c’è anche quello della legalità, particolarmente sentito in un territorio complesso come Torre Annunziata.

“Per me il progetto della legalità è fondamentale, soprattutto oggi, dopo i recenti fatti accaduti a Torre Annunziata. Il nostro slogan era: ‘Diamo un calcio alla camorra’”.

Emanuele Filiberto ha voluto ribadire con forza l’importanza del calcio come strumento sociale ed educativo, sottolineando come il Savoia abbia sempre cercato di trasmettere valori positivi attraverso il proprio progetto.

Allo stesso tempo il presidente onorario ha affrontato il tema con grande sensibilità, spiegando che il club non può emarginare una persona soltanto per il contesto familiare da cui proviene.

“Io non posso prendere il figlio di un camorrista e metterlo da parte solo perché è figlio di un camorrista”.

Parole forti, che evidenziano una visione inclusiva e sociale del calcio, inteso come opportunità di crescita e cambiamento.

Nazario Matachione, il motore

Nel racconto di Emanuele Filiberto emerge continuamente la figura di Nazario Matachione, descritto come elemento fondamentale nella rinascita del club.

“La figura di Nazario Matachione è stata fondamentale”.

Il presidente onorario ha raccontato il rapporto umano e professionale nato negli ultimi tre anni, fino a definire Matachione parte della propria famiglia.

Dietro la promozione del Savoia ci sono infatti sacrifici enormi compiuti quotidianamente dalla dirigenza. Emanuele Filiberto ha spiegato come Matachione abbia dedicato praticamente ogni energia al progetto, lavorando senza sosta per riportare il club ai livelli che merita.

Un legame costruito sulla fiducia reciproca e sulla condivisione di un sogno che sembrava irraggiungibile e che oggi invece è diventato realtà.

La promozione vissuta dagli Stati Uniti

Molto toccante anche il ricordo della notte della promozione in Serie C. Emanuele Filiberto ha raccontato di aver seguito la partita dagli Stati Uniti, vivendo ogni minuto con enorme tensione.

“Erano le cinque del mattino, non avevo dormito e guardavo la partita nervosissimo. Al primo gol mi è scesa una lacrima dall’occhio destro, al secondo da quello sinistro, e al terzo ho pianto lacrime di gioia”.

Un racconto autentico, che mostra quanto il progetto Savoia sia diventato qualcosa di personale e profondo anche per lui.

Ma dopo la gioia arriva subito l’ambizione. Perché il presidente onorario non vuole fermarsi alla Serie C.

“Avevo detto che in tre anni volevo portare il Savoia in Serie B; oggi dico due. Forse anche meno”.

Il nodo stadio preoccupa

Tra i temi più delicati affrontati nell’intervista c’è quello legato allo stadio. I lavori per l’omologazione dell’impianto sono iniziati, ma i tempi rischiano di costringere il Savoia a disputare le prime gare lontano da Torre Annunziata.

“Credo che entro 120 giorni potremo avere un impianto omologato per la Serie C. Questo però significa che probabilmente le prime partite non le giocheremo in casa”.

Una situazione che Emanuele Filiberto ha definito “vergognosa”, puntando il dito contro ritardi politici e burocratici.

Il club sta valutando diverse soluzioni temporanee, anche fuori dalla Campania, con l’idea di trasformare questa difficoltà in un’opportunità per far conoscere il marchio Savoia in tutta Italia.

Futuro con ambizione

Il progetto Savoia vive oggi un momento storico. La promozione in Serie C rappresenta un traguardo straordinario, ma anche l’inizio di una nuova fase.

La società vuole crescere ancora, consolidarsi nel professionismo e continuare a inseguire obiettivi sempre più ambiziosi. Per riuscirci servirà però il sostegno del territorio, delle aziende e di tutta la comunità.

“Quest’anno io, Nazario ed Emanuele abbiamo sostenuto il Savoia praticamente da soli, con enormi sacrifici personali”.

Le parole di Emanuele Filiberto raccontano bene quanto lavoro ci sia stato dietro questa cavalcata. Adesso però il sogno deve diventare ancora più grande.

Perché il Savoia non vuole essere soltanto una favola calcistica. Vuole diventare un modello, un simbolo e un progetto capace di rappresentare molto più di una semplice squadra di calcio.

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